2019.06.30 – “Minibot: facite ammuina” di Marchetto Morrone Mozzi

Pubblicato il 30 giugno 2019 da admin

Marchetto Morrone Mozzi

Marchetto Morrone Mozzi

Il dibattito dei giorni scorsi è stato quasi interamente occupato dalla questione dei cosiddetti minibot.

E come al solito ci sono stati i favorevoli e i contrari.

Dalla lettura della più informata stampa, non mi è sembrato di intravedere ancora una proposta articolata, ma nella sostanza, dovrebbero essere passività commerciali dello Stato rappresentate da una sorta di banconote di piccolo o piccolissimo taglio (10, 50 o 100 euro) emesse senza tasso di interesse e senza scadenza.

Quindi, se non capisco male, sarebbero una sottospecie di banconota emessa da un Governo nazionale e non più da una banca centrale.

E la memoria non può non correre ai miniassegni che caratterizzarono i primi anni ottanta.

Già ma che ci si potrà fare con i minibot?

Una prima ipotesi è che i minibot siano emessi dallo Stato con la possibilità per imprese e famiglie di usarli per pagare le tasse. Provo a fare un esempio. Supponiamo che il Signor Rossi abbia minibot in tasca per un valore di 100 e debba pagare 100 euro di tasse. In quel caso Rossi salda il suo debito utilizzando i suoi 100 minibot e quindi risparmia 100 euro da spendere, magari, al ristorante.

Da canto suo però, lo Stato, non incassando più quei 100 euro di tasse, deve di conseguenza finanziare il deficit di entrate in qualche modo: o riducendo la spesa pubblica, oppure con maggior debito.  Non ci vuole molto a capire che, in questo caso, i minibot risolvono un problema ma ne creano un altro.

Come dicono gli esperti, sarebbero a somma zero: non risolvono un bel niente.

Una seconda ipotesi è che i minibot possano essere utilizzati dalle imprese e dai privati per riscuotere i crediti che ancora vantano con la pubblica amministrazione. Anche qui forse possiamo aiutarci con un esempio. Se un’impresa, fornitrice della Pubblica Amministrazione, venisse pagata in minibot, potrebbe scontare il proprio credito solo più tardi al momento di pagare le tasse dovute. In questo caso è come se l’impresa venisse chiamata a finanziare forzosamente lo Stato, per giunta senza percepire gli interessi.

Se così fosse, ciò si tramuterebbe in una tassa implicita per l’impresa e un guadagno indebito per lo Stato. Mi sembra cioè un ragionamento che induce a guardare ai minibot, almeno, con sospetto.

E’ assolutamente vero che i debiti commerciali dello Stato sono un problema enorme e tutto italiano, ma è chiaro che non può essere risolto con trucchetti di tipo monetario che finirebbero fatalmente per lasciare ancor di più inevasi i debiti dello Stato.

Infine: questi minibot possono essere considerati una moneta parallela? Cioè, l’impresa fornitrice dello Stato dell’esempio precedente, anziché riscuotere i minibot dallo Stato, potrebbe darli a sua volta in pagamento verso privati?

In realtà, a mio modo di vedere, i minibot, una volta emessi, potrebbero avere alcune caratteristiche fondamentali di una moneta: rappresentano il debito dello Stato, non avrebbero una scadenza, non fruttano interessi.

Ma dubito che soddisfino la condizione più importante: cioè la fiducia. Per essere moneta, i minibot devono essere accettati nelle transazioni. Se il signor Rossi riceve 100 minibot dallo Stato e vuole utilizzarli per fare la spesa dal signor Bianchi, questo li accetterà in pagamento solo se ha fiducia che li potrà poi utilizzare per pagare il signor Verdi, e così via.

Niente garantisce che questo mastice di fiducia si verrebbe a realizzare. Anzi, c’è da dubitarne fortemente. Fuori dall’ipotesi fantascientifica e demenziale di una legge per cui in Italia avrebbe corso legale il minibot e non più l’Euro, immagino che i Signori Verdi, Bianchi e Rossi cercheranno di disfarsi dei minibot come delle patate bollenti cercando di mollarli a qualcuno pur di incassare euro.

Già ma quel qualcuno, ammesso che esista, finirà per scambiare i minibot per quantitativi sempre minori di euro e il minibot farebbe in breve tempo la fine che facilmente gli si poteva assegnare sin dall’inizio: diverrebbe fatalmente spazzatura.

Ve l’immaginate poi la faccia dell’ignaro turista tedesco, che vede uscire dal bancomat, non una banconota da 50 euro, ma un minibot da 50?

In conclusione, è evidente che i minibot sono un espediente inutile, ma più verosimilmente dannoso.

Posso sbagliare. Ma non credo che l’espediente dei minibot nasconda furtivamente possibili scenari di realizzazione pratica dell’uscita dell’Italia dall’euro.

Tradisce piuttosto una pratica tutta nostrana di non voler guardare con serietà ai problemi per risolverli con strumenti e modalità ortodosse, ma immaginando improbabili soluzioni tanto fantasiose quanto sciocche.

Insomma il solito polverone.

Ma si, dai. Con spensierata allegria, come a Napoli, facimm’ammuina.

Marchetto Morrone Mozzi

 

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