2019.05.15 – “Gino Del Zozzo – (Fermo 1908– Forlì 1989) – Lo scultore dell’invisibile” di Giovanni Martinelli

Pubblicato il 15 maggio 2019 da admin

Giovanni Martinelli

Giovanni Martinelli

Se non avesse scelto di vivere in periferia forse avrebbe avuto più fortuna. Ma Gino Lucchi Del Zozzo volle restare per tutta la vita vicino a quel mondo piccolo fatto di quotidiana povertà, di contatto con la terra, con la gente povera, dal quale proveniva.

Nato a Fermo l’8 febbraio 1908, affascinato sin da bambino dalla scultura e dall’intarsio, aiutò la famiglia nel lavoro dei campi e con grandi sacrifici studiò alla Scuola d’arte e mestieri di Montalto (ancora studente vinse un premio alla Campionaria di Roma del 1926). Militare a Bologna nel 1928, frequentò non senza difficoltà corsi serali nella Scuola per le industrie artistiche e il corso di scultura all’Istituto d’arte di Modena, diplomandosi da privatista nel 1936.

Tornato a Fermo, dove aveva ottenuto il posto di istruttuore al “Montani”, promosse la nascita di una scuola serale d’arte a Montalto, avviandosi ai primi lavori fra Fermo e Porto San Giorgio, sempre dedicandosi all’insegnamento prima alla Scuola di avviamento professionale di Porto San Giorgio, poi ancora alla nascente Scuola d’arte al Montani.

Nel 1946 iniziò il suo sodalizio con giovani esponenti marchigiani del mondo artistico, fondando con Dania, Peschi, Tulli, Tomassetti il gruppo de I 5. In quegli anni partecipò a mostre d’arte contemporanea, e iniziò il suo interesse per la lavorazione adelle pietre. Di questo periodo restano alcune opere a Fermo.

Vinta una cattedra nella scuola media di Forlì, si trasferì definitivamente in questa città, dove il suo studio divenne convegno di altri giovani artisti emergenti. In quasi venti anni partecipò a esposizioni nelle maggiori città italiane, furono organizzate alcune “personali”. Di questo periodo le più famose sculture in sasso.

Fiaccato da una malattia che lo costrinse a lunghi ricoveri in ospedale, si dedicò a un’altra passione mai dimenticata, la poesia. Nel 1988 firmò con la dicitura ultima opera “Le trote”. Morì a Forlì l’8 ottobre successivo.

Del Zozzo fu un innamorato dell’arte. Sin dalla sua presenza giovanile a Bologna, si interogò sulla storia dell’arte, sulle figure, sulle grandi opere per arrivare a una sua collocazione nel mondo artistico. La trovò nell’umiltà delle pietre, rimanendo legato ai personaggi e ai panorami della sua infanzia, della povertà che lo circondò da bambino, fuggendo per questo il clamore della critica, della passerella, della notorietà. Il più marchigiano tra gli artisti marchigiani come fu definito, Gino Del Zozzo utilizzò per esprimersi la povertà delle ciocie di fiume, prendendo dalla natura per ridare alla natura l’espressione della sua intepretazione.

Non fosse vissuto fra Fermo e Forlì, la sua grande cultura e la sua grande voglia di apprendere, ne avrebbero fatto un artista ben più famoso. Per lui, che amò le sue origini, la sua gente, il dialogo con i suoi studenti, la ricerca della espressione artistica personale, questo sarebbe stato, forse, un arrivo non amato.

Giovanni Martinelli

Gino Del Zozzo

Gino Del Zozzo

 

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