2017.09.08 – “L’arte spiegata” di Gennaro Natale – CENNI SULLA CAPPELLA SAN SEVERO. Parte II

Pubblicato il 09 settembre 2017 da admin

Gennaro Natale

Gennaro Natale

La puntualizzazione delle singole statue, vale a suggerire temi e allusioni dai quali si intuisce il complesso dominio tanto del repertorio massonico quanto di quello ermetico.
Il Tempio Massonico, che è l’immagine allegorica dell’universo, è un’ampia sala rettangolare i cui lati rappresentano i punti cardinali.
La parete di fondo simboleggia l’Oriente, dove su sette gradini si erge il trono del Maestro Venerabile, La parete di destra il Mezzodì, quella di sinistra il Settentrione, l’Occidente contrassegna la parete dove si trova la porta d’ingresso ai cui lati stanno due colonne, una portante sul fusto la lettera B (Boaz), simboleggia la Forza, l’altra portante sul fusto la lettera J (Jakin), che significa Stabilità, simboleggia anche la Fecondità e la proiezione.
Il Porciatti (in Simbologia Massonica) riferisce che “…le due colonne del Tempio Massonico, ricordano quelle del vestibolo del Tempio di Salomone; entrambe furono opera di Hiram, etireno, e noi sappiamo da Erodoto che nei più antichi templi di Tiro la divinità aveva per immagine due steli elevate dal fondatore della città, in onore del fuoco e del vento. Queste colonne assunsero così un carattere sacro presso i Fenici che eressero più tardi sulle due rive dello stretto di Gibilterra, dei monumenti conosciuti nell’antichità col nome di colonne di Melquart o di Ercole, quali limiti oltre i quali muore lo spirito umano: simbolo questo che ritroviamo nei due obelischi egizi posti all’ingresso dei templi e delle tombe e nelle torri della facciata delle cattedrali gotiche… Le proporzioni delle colonne di Salomone, quali ci sono tramandate dalla Bibbia, conferiscono loro un aspetto fallico, che le riavvicina a numerosi monumenti fenici consacrati al potere generatore maschile ed il capitello terminante in calotta emisferica circondato da un doppio ordine di melagrane, completa il simbolo della generazione…”.
In analogia al Tempio Massonico, quindi, Raimondo di Sangro colloca, alla porta d’ingresso della Cappella, due statue: a sinistra “ll Decoro” (Francesco Queirolo (?) seconda metà XVIII secolo), rappresentato da un giovinetto con i fianchi cinti da una pelle di leone, e a destra “L’Amor Divino” (Antonio Corradini 1751-1752), rappresentato da un giovane nell’atto di offrire un cuore fiammeggiante.
“Il Decoro” è in corrispondenza con la lettera B; l’analogia è chiaramente evidenziata dalla pelle di leone, simbolo di forza, che cinge i fianchi del giovinetto.
Nella statua dell'”Amor Divino” il particolare del cuore fiammeggiante simboleggia l’antropomorfizzazione del segno alchemico dello zolfo che è un componente della Grande Opera, componente che viene offerto, dunque proiettato. E’ quindi in corrispondenza della lettera J, il cui capitello è sormontato da tre melagrane che si schiudono, simbolo di fecondità e di proiezione. Nelle colonne è simbolo della vita, cioè delle antitesi; compendiano perciò i due essenziali principi dell’universo: il maschile e il femminile. Tale simbolismo si trova alla base di tutte le concezioni esoteriche; nella cultura orientale sono chiamati yin e yang i due principi che si compenetrano per dare origine alla vita; nel simbolismo alchemico è l’Ermafrodito, una della fasi della Grande Opera.

Gennaro Natale

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