2016.10.14 – “san Liberato da Loro (Loro Piceno ? – Sarnano 1234) – Il san Francesco delle Marche” di Giovanni Martinelli

Pubblicato il 15 ottobre 2016 da admin

Giovanni Martinelli

Giovanni Martinelli

Liberato un tempo fu conte di Loro, ma rinunziando al titolo, alle ricchezze ed alla nobiltà terrena, divenne frate minore e fu tanto chiaro per virtù e miracoli, che il detto luogo (…) cominciò a chiamarsi San Liberato.

È quanto scrisse nel ‘500 frà Mariano da Firenze nel suo Fasciculus Chronicarum Ordinis Fratrum Minorum; non molto per fare una biografia, ma importante per stabilire origini, conversione e vita di uno dei santi più popolari della nostra terra, da molti chiamato anche il San Francesco delle Marche.

Probabilmente fu della famiglia dei signori di Loro Piceno (Rinaldo?) e la conversione avvenne in occasione della predicazione dello stesso San Francesco che, pellegrinno per la quarta volta nelle Marche nel 1215, predicò sulla strada da Macerata ad Ascoli anche a Roccabruna, vicino Sarnano, dove – stando ai Fioretti – accolse nell’Ordine un ricco e gentile cavaliere. Non ci sono riscontri per poter affermare se si trattasse o no di lui. Per certo è testimoniata la sua presenza, insieme ad altri frati, nel piccolo eremo di Soffiano non lontano da Sarnano, dove, sempre secondo fra Mariano, morì intorno al 1234. Sorprendente, al contrario, la fama di santità della quale egli godette da sempre, e il forte culto che si propagò in tutta la zona, tuttavia il riconoscimento delle sue virtù e della sua santità ebbero percorsi contorti lungo i secoli.

Alla fine del ‘200, in tempo di riforma dell’Ordine, la comunità di Soffiano abbandonò il cenobio ponendosi, come citano ancora I Fioretti, sotto la protezione dei signori di Brunforte, su richiesta dei quali si trasferirono nell’eremo di Rocca di Colonnalto, loro possesso, fra san Ginesio e Sarnano. Lì trasferirono il corpo di Liberato (e di frà Umile) oggetto di venerazione da parte della gente, tanto che la Chiesa ne approvò il culto, e Pio II fece cambiare il luogo del sito da Brunforte in San Liberato.

La comunità aveva aderito alla riforma dei poveri eremiti di Celstino V, per ritornare soltanto nel 1568 nell’Ordine dei minori. In passato (fine del ‘200) un Pietro da Macerata, che si faceva chiamare Liberato, fu scomunicato per aver aderito al movimento degli spirituali: confondendosi con il frate lorese, ne ritardò la beatificazione, che ebbe un percorso lento e controverso (ci fu un periodo in cui furono rimosse tutte le immagini e ne fu probita la venerazione) fino al riconoscimento del culto ab immemorabili nel 1713 da parte di Clemente XI e solo nel 1868 Pio IX riconobbe in lui il santo anonimo dei Fioretti, riconoscendone le virtù eroiche.

Mentre la Chiesa, per secoli, ha dibattuto origini e meriti di Liberato, la gente ne ha custodito la memoria come quella di un santo, venerato come tale dagli umili, ancora oggetto di culto nel piccolo eremo ai piedi dei Sibillini, mèta costante di pellegrinaggi e visite.

Giovanni Martinelli

san Liberato da Loro

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