Categoria | Mary Leoni, RUBRICHE

2016.05.06 – “MITI” DELL’ITIS: DALLA SCIENZA, ALLA TECNICA, ALL’ARTE di Mary Leoni

Pubblicato il 06 maggio 2016 da admin

Mary Leoni

Mary Leoni

Una finestra di luce sul mondo, un varco verso il futuro che illumini, con il respiro della conoscenza, scompartimenti bui, una conquista che solo una cooperazione d’intenti può realizzare al meglio ed una realtà che più occhi partecipi possono scrutare in modo nuovo ed arricchire di senso: con quest’immagine in chiaroscuro, polisemica e resa più espressiva proprio dall’uso del bianco e nero, si apre la mostra fotografica, esposta al Museo del MITI dell’I.T.I.S G. Montani (purtroppo solo per un periodo limitato di tempo che va dal 3 all’8 maggio): “Entrare a scuola attraverso lo sguardo”, un’iniziativa realizzata dagli studenti dell’Istituto, con i professori di lettere “Giacomo Maroni e Sergio Tranquilli” come curatori ed il finanziamento del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (facente capo all’Ufficio scolastico della regione Marche), che porta, ancora una volta, il Montani agli onori della cronaca come promotore di proposte didattiche creative ed innovative.

Non solo scienza e tecnica dunque, non solo prototipi sorprendenti dal punto di vista scientifico, come, in un passato non troppo lontano, è avvenuto con la realizzazione, da parte del Dipartimento di Chimica, del naso elettronico, ma anche, novità assoluta per un Istituto Tecnico, ricca produzione artistica, realizzata con il mezzo innovativo dell’obiettivo fotografico.

Sebbene il percorso visivo, che permette di entrare nelle mille sfaccettature della realtà scolastica, attraverso gli occhi degli alunni che quotidianamente la esperiscono, non sia nato con alte pretese di valore estetico, il risultato s’è rivelato sorprendente e gli scatti, che alternano immagini in bianco e nero a foto a colori, si impongono all’attenzione del visitatore in tutto il loro valore artistico, con squarci che sono veri e propri quadri, ricchi di echi e citazioni che rimandano alle opere degli artisti del Novecento.

Dall’arte futurista di Giacomo Balla ed Anton Giulio Bragallia, atta a riprodurre in un’immagine il movimento di un soggetto, visibile in due significativi scatti a colori realizzati nella mostra, agli influssi della pop art di Hopper, in diverse istantanee nelle quali gli spazi ritratti sono reali, ma contengono insieme una forte carica metafisica, che comunica solitudine ed inquietudine insieme, la mostra si rivela una mirabile sintesi di mille spunti interessanti.

Si pensi per esempio alle scene ritratte nell’ultima parte del percorso: un’aula vuota o lunghi corridoi squadrati, che suggeriscono simbolicamente la strada, a volte tortuosa, della scoperta e della conoscenza, corridoi nei quali compaiono sporadiche figure colte di spalle (motivo, tra l’altro ripreso e modulato in due istantanee volutamente a contrasto: una a colori e l’altra sfumata in mille tonalità di grigio), o ancora spazi neutri e silenziosi, popolati da individui solitari alle prese con gli stimoli dei mille mondi cui un libro dà accesso, per continuare con foto in cui è la luce a guidare lo sguardo attraverso prospettive geometriche che ritraggono alcuni degli scorci più significativi dell’Itis, spazi nei quali un gioco, apparentemente casuale, ma in realtà estremamente sofisticato, di luci e colori freddi lascia libero campo alla riflessione.

Come non ricordare, infine, la citazione per certi versi più diretta di Hopper nell’immagine dei ragazzi seduti al tavolino del bar della scuola, che, oltre a contenere, nel rosso intenso ed acceso del distributore delle bibite della Coca Cola (che catalizza l’attenzione dello spettatore), uno degli emblemi tipici del suddetto autore, mirabile interprete dei miti dell’America degli anni ’50, richiama per contrasto  il celebre quadro: “I nottambuli”.

Là, la desolata scena di un bar notturno in cui si ritrovano solitari avventori, isolati nell’inespugnabile realtà dei loro personali microcosmi, qui, di contro, una scena diurna, tutta giocata sui toni caldi di una luce che accarezza morbida e insieme definisce gli oggetti ed individui intenti a portare avanti una vivace conversazione, simbolo per eccellenza di cooperazione ed interscambio culturale, elementi caratteristici della costruzione stessa della conoscenza cui l’I.T.I.S G. Montani dedica, da sempre, particolare attenzione.

Il senso universale della mostra, al di là dei richiami artistici sopra citati, del suo essere insieme realistica e fortemente simbolica e della capacità di unire in un tempo ciclico di Nietzschiana memoria, passato e presente, tramite una fitta eco di richiami, si coniuga alla volontà di attribuire il giusto tributo all’impegno di un Istituto che da più di 160 anni, ieri come oggi, costituisce un’eccellenza nella costruzione della conoscenza, il cui valore è riconosciuto ormai su tutto il territorio nazionale.

Significativa a tal proposito la foto che ritrae l’imponente facciata interna del Convitto, sulle cui architetture ben definite si erge una targa atta a celebrarne, da sempre, la funzione di accoglienza, preposta a facilitare una crescita non solo intellettiva, ma anche e soprattutto umana dei suoi ospiti. Impossibile, infine, non ricordare e non citare, le tante immagini corali presenti nella mostra, da quelle volutamente ossimoriche, che scelgono di ritrarre a contrasto i momenti più vivaci della vita degli studenti con la tecnica della pellicola in bianco e nero, a quelle più realistiche realizzate a colori, atte però, sempre, ad esaltare la cooperazione e l’integrazione tra gli studenti, che spesso al Montani si trovano a lavorare insieme, gomito a gomito, confrontandosi ed aiutandosi costantemente.

L’integrazione è, infatti, non a caso, un altro importante leitmotiv del lavoro realizzato, che, come si evince da quanto scritto, propone molteplici chiavi di lettura, un leitmotiv, in questo caso, volto a sottolineare un aspetto fondamentale di ogni scuola e specifico del Montani, quale quello di costruzione della conoscenza come processo corale di reciproco interscambio.

Non resta quindi che l’invito a visitare una mostra che si rivela essere un mirabile caleidoscopio di emozioni, capace di muovere le corde più nascoste dell’animo umano e di far risuonare in ciascuno le note più profonde del suo essere.

Mary Leoni

 

 

 

 

I commenti sono disabilitati.