2016.03.19 – “Meningite: vaccinarsi o no?” di Alessandra Pompei

Pubblicato il 19 marzo 2016 da admin

Alessandra Pompei

Alessandra Pompei

In Toscana si sono registrati finora 50 casi di meningite, dovute per l’80% al meningococco c.

Il prof. Paolo Bonanni, ordinario di Igiene all’Università di Firenze, raccomanda la vaccinazione messa a disposizione gratuitamente dalla regione, in particolare ai ragazzi nella fascia di età tra gli 11 e i 20 anni .

La meningite è un’ infezione delle meningi, le membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale, ed è provocata nella maggior parte dei casi da un batterio denominato Neisseria Meningitidis, detto anche meningococco. Può colpire a qualunque età, ma è più diffusa sotto i cinque anni e in particolare nei bambini con meno di un anno di età, e tra i 12 e i 21 anni.

In base ai dati, non è una malattia molto diffusa, tuttavia si tratta di un’infezione severa, con una rapida evoluzione, una mortalità del 10-15% (dovuta in genere a sepsi o setticemia), e un rischio dell’11-19% di complicanze serie, come ritardo mentale, malattie del sistema nervoso, sordità, disturbi della sfera psico-affettiva. È possibile una terapia con antibiotici, ma perché sia efficace è essenziale la tempestività della diagnosi, che non sempre si riesce a fare. E ci sono casi che vanno incontro a esiti negativi anche se la terapia viene iniziata prontamente.

Esistono vari gruppi o sierotipi di meningococchi, ma solo 5, cioè A, B, C, W135 e Y, sono responsabili della malattia meningococcica invasiva. I sierotipi che circolano più di frequente in Italia e in Europa sono B e C, mentre in Asia e Africa è più diffuso il tipo A e negli Stati Uniti si trovano anche W135 e Y.

Il vaccino rappresenta l’unica arma di prevenzione efficace per evitare la meningite. Attualmente sono disponibili tre tipi di vaccini: contro la meningite di tipo C, di tipo B e il vaccino tetravalente A, C, W135, Y. Il vaccino contro il Meningococco C (MenC), disponibile già da parecchi anni, è inserito tra le vaccinazioni raccomandate dal Piano nazionale per la prevenzione vaccinale. Poiché è stato introdotto nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) è gratuito in tutta Italia. Questo ha consentito di vaccinare sempre più bambini e di avere una significativa riduzione dei casi di meningite C, con il risultato che attualmente il sierotipo B è il più frequente in Italia.

Il Piano nazionale vaccini prevede la somministrazione del MenC a tutti i bambini di età compresa tra 13 e 15 mesi, in concomitanza con il vaccino MPR (Morbillo, Parotite, Rosolia) e agli adolescenti non precedentemente immunizzati. È anche possibile anticipare la vaccinazione, in soggetti a più alto rischio, con tre dosi a 3, 5 e 11 mesi. Sopra i 12 mesi, invece, è sufficiente una dose singola. Il vaccino tetravalente A ,C, W135 ,Y (Mcv4) è disponibile da poco tempo ed inserito nel calendario vaccinale 2016/2018, è stato finora raccomandato in Italia prevalentemente per i viaggiatori che si recano in Paesi dove sono presenti tali sierotipi di meningococco e a coloro che desiderano una protezione maggiore, tenendo presenti le frequenti opportunità di spostamento legate alla globalizzazione.

Si può fare a partire da 2 anni ai bambini che non hanno ancora effettuato il MenC o agli adolescenti di 12-16 anni già vaccinati con MenC, a completamento della copertura

Il vaccino contro il meningococco B (MenB), presente nel Piano nazionale vaccini 2016-2018, è al momento in alcune regioni è a pagamento, mentre in altre è offerto gratuitamente. Il vaccino protegge contro quasi il 90 per cento dei ceppi di meningococco B e si può fare a partire dai 2 mesi, anche in concomitanza con gli altri vaccini previsti nei primi anni di età. Il numero di dosi da somministrare varia a seconda dell’età in cui si comincia la somministrazione. Non si hanno ancora dati certi sulla durata della protezione, pertanto in futuro potrebbe essere necessario introdurre un’ulteriore dose

In Europa ci sono stati che raccomandano i vaccini e altri stati in cui i vaccini sono tutti obbligatori. La situazione attuale italiana causa confusione poiché sembra che ci siano differenze tra i gruppi di vaccini, quelli obbligatori e quelli raccomandati” dice Silvia Declich, direttore del Reparto di Epidemiologia delle malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità. “In realtà, tutti i vaccini inseriti nel calendario vaccinale sono importanti e andrebbero fatti sia per la protezione del vaccinato sia per la protezione di chi gli sta intorno, poiché più è alta la copertura vaccinale, minore è la circolazione della malattia. I vaccini più recenti sono raccomandati anziché obbligatori perché l’orientamento è stato quello di considerare il vaccino non più come obbligo formale, ma come importante opportunità di protezione per sé stessi e per gli altri. In altre parole, la tendenza è quella di superare l’obbligatorietà a favore di un’adesione consapevole alla vaccinazione .

Gli effetti indesiderati più comuni dei vaccini contro la meningite sono rossore, gonfiore, e dolore nel sito di iniezione, che durano 1-2 giorni. Le reazioni sistemiche sono più rare e comprendono febbre lieve, sonnolenza, mal di testa, nausea e malessere generale, che si risolvono in 2-3 giorni. Per il vaccino contro il meningococco B c’è un maggiore riscontro di febbre, che si verifica circa nel 70-80% dei casi, soprattutto se il vaccino viene fatto in concomitanza con altri.

Come per qualsiasi altra vaccinazione, anche i vaccini contro il meningococco possono causare reazioni allergiche di varia entità fino allo shock anafilattico, anche se sono situazioni estremamente rare. Dice Silvia Declich, direttore del Reparto di Epidemiologia delle malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità: “I vaccini sono farmaci straordinari, il cui uso ha permesso di ridurre la frequenza di gravissime malattie, se non addirittura l’eradicazione, come è avvenuto per il vaiolo. È vero che alcune malattie infettive, come la poliomielite o la difterite, sono molto rare o addirittura sono già state eliminate in Italia ed in Europa, grazie a efficaci programmi nazionali di immunizzazione. Tuttavia, queste ed altre malattie prevenibili da vaccino sono ancora presenti, soprattutto in alcune parti del mondo, e i viaggiatori quindi possono infettarsi e importare tali malattie in paesi in cui non sono presenti. Quando i livelli di copertura vaccinale scendono, si verificano focolai epidemici. È per questo che, ancora oggi, si verificano epidemie di morbillo, parotite, rosolia, in comunità di bambini non vaccinati perché appartenenti a popolazioni difficili da raggiungere o perché i genitori sono anti-vaccinatori”. E prosegue l’esperta: “Non bisogna dimenticare che con le vaccinazioni si ottengono due scopi: da un lato proteggiamo noi stessi da malattie potenzialmente gravi; dall’altro si contribuisce alla cosiddetta ‘immunità di gregge’, che si ottiene quando una percentuale molto elevata della popolazione è vaccinata e protegge la restante parte, grazie alla ridotta circolazione di un agente infettivo. Ciò vale per tutte le malattie prevenibili con i vaccini tranne il tetano, che non è trasmesso da persona a persona. Vaccinarsi è quindi in realtà una scelta importantissima per la protezione individuale ma che ha ricadute anche per l’intera collettività. Si deve continuare a vaccinare i nuovi nati anche se le malattie prevenibili da vaccino sono diventate più rare, perché l’accumulo di suscettibili (cioè persone non vaccinate) causerebbe di nuovo un aumento di casi delle stesse malattie divenute oggi rare o poco frequenti”. “Se certe malattie sono rare o assenti, non è perché il vaccino è stato usato in passato, ma perché il vaccino continua a essere somministrato”.

Alessandra Pompei

 

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