2016.03.15 – “Tecnologia è donna. Riflessione sul rapporto tra genere, tecnologia e scienza” di Teresa Cecchi, ITT Montani

Pubblicato il 15 marzo 2016 da admin

Teresa Cecchi

Teresa Cecchi

Questo contributo vuole essere una riflessione su come creare le condizioni per una maggiore partecipazione delle donne ai percorsi formativi e professionali di carattere tecnico-scientifico tradizionalmente maschili e a maggiore assorbimento occupazionale, agendo sulle condizioni che “a monte” determinano una presenza piramidale della donna nella filiera della produzione di tecnologia, condizioni riferibili alle scelte post-obbligo scolastico. L’ITT Montani, in questo contesto, svolge un ruolo cruciale, permettendo durante l’orientamento a ragazzi e ragazze di entrare nei laboratori per toccare con mano la produzione del sapere, unico mezzo per superare pregiudizi.

Uno sguardo veloce alla nostra società ci convince facilmente che lo stereotipo della donna diffidente, impacciata e intimorita nei confronti delle nuove tecnologie non corrisponde più alla realtà. Le donne e le giovani donne in particolare solo attente fruitrici di tecnologia che plasmano secondo le loro esigenze per conciliare lavoro e famiglia arrivando ad una flessibilità nella gestione del tempo e dello spazio e per soddisfare il bisogno di creatività nel lavoro e nel tempo libero.

Tuttavia, nonostante una presenza sempre più rilevante delle donne nel mercato del lavoro, il rapporto tra donne e produzione scientifica-tecnologica continua a presentare evidenti criticità.

Cominciamo con l’analizzare gli apprendimenti scolastici di ragazze e ragazzi attraverso i risultati dello studio PISA2000. Maschi e femmine adottano diverse strategie di apprendimento, ma a 15 anni le competenze e la predisposizione verso la tecnologia sono identiche tra ragazzi e ragazze. Le differenze emergono subito dopo, e sono tutte a sfavore delle ragazze, che diventano una minoranza all’interno delle facoltà universitarie e nelle carriere tecnologiche. Un divario che persiste anche nel mondo del lavoro. In generale le giovani donne continuano a scegliere prevalentemente percorsi scolastici e universitari umanistici realizzando una sorta di segregazione formativa che prosegue nelle Università. Benché le donne rappresentino il 58 % dei laureati ed il 45% dei ricercatori, le donne sono solo il 20% dei professori ordinari.

Analogamente, nel mondo del lavoro, in ambito scientifico-tecnologico, la presenza di donne è sempre “piramidale”, più si va in alto, meno donne si trovano (“Figlie di Minerva”, primo rapporto sulle carriere femminili negli enti pubblici di ricerca italiani, R.Palomba, F.Angeli ed ). Tale scenario implica una perdita di talenti, una minore competitività, e lo svantaggio della componente femminile nel campo lavorativo a livello di accesso (i percorsi non scientifici sono quelli a minore assorbimento occupazionale), reddito e carriera

Ma quali sono le cause di questa situazione?

Studiare le motivazioni della sotto-rappresentazione delle donne nei percorsi formativi e nelle professioni di carattere tecnico-scientifico, è il prerequisito per definire possibili strumenti ed approcci per attuare azioni correttive.

Il metodo scientifico ha smentito tutti i miti di superiorità del maschio. Le capacità sono assolutamente identiche, ma sono le opportunità offerte dalla società a non esserlo.

Esemplificherò tale concetto sottolineando alcuni contesti che sono incontrati, in ordine cronologico, da una donna.

  1. La famiglia e l’ambiente socio-culturale, attraverso i modelli trasmessi dai media, comunicano una immagine di femminilità ancora lontana dalla donna di scienza e tecnologia. I giochi e i videogames a cui sono esposti i nostri figli fin dall’infanzia enfatizzano una chiara distinzione di genere. Essi hanno poi un importante ruolo nell’apprendimento dei ragazzi e nello sviluppo di atteggiamenti e orientamenti: strategie per risolvere problemi, modi di decidere, strumenti per analizzare le informazioni definire obiettivi e raggiungerli; il ruolo degli amici e dei pari rinforza tali modelli e porta alla persistenza di ben noti stereotipi.
  2. Durante l’adolescenza si sente ancora l’influenza dello stereotipo tramandato dalla letteratura romantica che la donna vicina al sapere logico-matematico sia poco femminile, troppo di testa e quindi poco di cuore, acida e sola.
  3. A livello scolastico si instaura una asimmetria di genere dovuta a pregiudizi orientativi e definitivamente ribadita dai modelli culturali di genere presenti all’interno del mondo del lavoro. Il fattore che demotiva le studentesse è la convinzione che l’ambito tecnologico sia “di per sé più adatto agli uomini”
  4. Si è consci poi che il sapere scientifico è nella storia della scienza espressione emblematica di un mondo maschile. Molte donne di scienza sono state cancellate dalla memoria storica della scienza stessa e relegate all’anonimato. Quelle insignite del premio nobel sono solo 17. Molti invece sono i nobel meritati ma negati a donne di scienza, a partire a quello che sarebbe dovuto andare a Rosalind Franklin, che trovò le prove sperimentali della struttura del DNA, servite poi a Crick e Watson per realizzare il modello per il quale ottennero il Nobel nel 1962. (crf. Sara Sesti, Liliana Moro, Scienziate nel tempo. 70 biografie, Edizioni LUD, Milano 2010, pag. 214)
  5. Tale spirale di emarginazione originata dalla scelta di percorsi scolastici ‘femminili’ e dal contesto culturale e sociale si perpetua più tardi nel mondo della ricerca e del lavoro anche a causa di
    1. autoesclusione dalla rigida organizzazione del lavoro a causa di una scarsa attitudine alla disputa e al modo di lavorare degli uomini. Il modello culturale della donna la porta a volte, inconsapevolmente, a mancare di decisione, di sicurezza, di voglia rientrare, esserci ed arrivare.
    2. discriminazione:
      1. le donne sono ancora penalizzate dal diverso carico nella divisione del lavoro familiare. Le donne sono penalizzate quando si richiede un impegno totalizzante di tempo ed energie, in modo lineare, senza interruzione
      2. i meccanismi di selezione interni alla ricerca nel nostro paese, nel misurare la bravura femminile e quella maschile, usano due pesi e due misure. Viene confermato un dato,  pubblicato nel 1997 sulla rivista Nature, secondo cui “per ottenere promozioni pari a quelle di un ricercatore, una ricercatrice deve essere 2,6 volte più brava”. Si documentano inoltre precariati più lunghi, e paghe più misere. La corsa delle donne per fare  carriera si ferma là dove inizia il principio di cooptazione maschile, ossia la tendenza degli uomini ad affiancarsi nei ruoli di potere ad altri uomini. (cfr. Rossella Palomba Figlie di Minerva, 2001)

 Si può parlare di genere della scienza? Quali sono le potenzialità offerte dalla presenza femminile in ambito tecnico scientifico?

Io so che c’è un modo specifico delle donne di stare in questo mondo. Qualità prettamente femminili sembrano acquisire oggi una maggiore importanza per l’innovazione.

L’approccio “femminile” alla scienza non vuol dire favorire l’omologazione al modello maschile ma implica:

  • valorizzare la visionarietà tipica della mente delle donne, certamente non estranee alla razionalità scientifica o al pensiero rigoroso, ma naturalmente dotate di quella passione e passionalità che viene riconosciuta come la vera molla per l’apprendimento e la risoluzione dei problemi;
  • valorizzare la curiosità e la competenza per rendere l’innovazione non soltanto la creazione di nuovi strumenti e prodotti, ma anche la capacità di concepire diversamente i problemi e identificare nuovi obiettivi;
  • dare importanza al linguaggio cioè alla parola, al modo di esprimere i contenuti delle ricerche. La capacità femminile di comunicazione sta diventando sempre più importante oggi che la tecnologia corre più veloce della comprensione di ciò che avviene nella ricerca;
  • riscoprire quelle soft skills tipicamente femminili (intuito, empatia, adattamento…) per dare vita a un universo tecnologico dialogante, il cui prerequisito è la capacità di includere in modo creativo punti di vista diversi per far emergere nuove domande e nuove soluzioni;
  • profondere pazienza, tenacia e operatività pratica nel condurre a termine le ricerche, da sempre tipiche qualità domestiche attribuite al femminile che in questo momento di competitività tornano utili

Cosa può fare il Montani?

Fra le mie finalità di insegnante di una materia tecnica sento forte quella di rendere le parole “tecnologia” e “donna” non più un ossimoro ma un binomio inscindibile.

Le mie classi sono ancora prevalentemente maschili, anche se negli ultimi anni si nota timido incremento della componente femminile

L’ITT Montani si pone come soggetto che favorisce l’avvicinamento delle donne alla tecnologia attraverso una serie di azioni concrete quali:

  • far entrare le ragazze di terza media nei nostri laboratori per permettere loro l’osservazione diretta dell’attività didattica, e la realizzazione di esperienze pratiche e creative presso i laboratori, evidenziando le peculiarità della nostra scuola che è scuola del sapere e saper fare.
  • dare l’occasione alle studentesse presenti di cimentarsi in lavori impegnativi e competitivi caratterizzati da alta competenza tecnico-scientifica e progettualità, in modo che la sicura soddisfazione che ne trarranno potrà funzionare da cassa di risonanza all’esterno della scuola ed agire da volano per la formazione dell’identità di genere in senso paritario
  • proporre giochi, gare, concorsi, istituire premi mirati a stimolare l’impegno in discipline che richiedano creatività tecnica
  • aiutare le studentesse in uscita a capire i propri orientamenti e potenzialità evitando atteggiamenti rinunciatari attraverso il rafforzamento della fiducia ed autostima nella propria adeguatezza a mansioni tradizionalmente maschili, mediante
  • incontri con figure femminili di successo, punti di riferimento rassicuranti che consentono loro di pensare: ”Se ce l’hanno fatta loro ce la posso fare anch’io
  • assemblee informative e formative o iniziative culturali in cui si possa smontare lo stereotipo tecnologia = maschio
  • creare una rete di docenti verticale che permetta la diffusione di competenze tecniche fra le alunne della scuola dell’obbligo per orientarle verso percorsi scolastici attualmente caratterizzati da una utenza prevalentemente maschile e per contribuire ad eliminare gli ostacoli sociali e familiari verso questo tipo di scelta scolastica (rete ISS).

Cosa può fare il mondo del lavoro in cui il Montani opera in maniera eccellente attraverso il Progetto Fenice?

 

Ci si auspica che il mondo del lavoro usi sempre più trasparenza e metodi obiettivi di valutazione del merito, dato che è stato il il genere maschile ad elaborare i criteri di valutazione. Finalmente di ciò si tiene conto nella valutazione dei progetti europei (“Promoting women does not mean treating them in the same way as men. Men’s characteristics, situations and needs are often taken as the norm, and – to have the same opportunities – women are expected to behave like them. Ensuring gender equality means giving equal consideration to the life patterns, needs and interests of both women and men”).

Vorrei concludere con una riflessione più personale.

Al Montani insegno chimica più a ragazzi che ragazze. Ho incontrato in questi anni sia allievi che allieve eccellenti, tanti e tante. Il tratto distintivo però era comune: la passione per ciò che realizzavano, dopo aver studiato, in laboratorio. Il laboratorio è il luogo dove in una scuola tecnica si ha il privilegio di poter non solo ripetere il sapere ma poterlo anche costruire insieme. E’ un luogo in cui si crea un feeling fra le persone che lo frequentano con curiosità e gli strumenti che lo rendono prezioso. Strumenti di cui si riconosce un rumore diverso che richiede attenzione, strumenti di cui avere cura, di cui studiare ogni dettaglio per tirar fuori da essi la musica più bella! Ecco credo che le qualità che rendono eccellente un tecnico non siano né maschili né femminili, credo che siano qualità umane stupende, capaci di ricomporre quella dicotomia occidentale fra arte e tecnica che non esiste nell’etimo delle parole: “techne (τέχνη)” per i greci era tradotta con “ars” dai latini e da noi che amiamo i laboratori con “arte”!

Teresa Cecchi

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