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2015.07.17 – Incontro con il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Fermo Dr. Domenico Seccia sulla legalità e sulla sicurezza nel Fermano di Angelica Malvatani

Pubblicato il 19 luglio 2015 da admin

Angelica Malvatani

Angelica Malvatani

Un incontro significativo, per capire, per cominciare a riflettere.

Il fermano è ancora terra felice ma con alcuni campanelli d’allarme da non sottovalutare. Lo ha detto il Procuratore generale Domenico Seccia nel corso di un incontro organizzato dal Rotary Club di Fermo, l’occasione per una riflessione attorno allo stato di salute del territorio visto dal punto di vista di un uomo dello Stato.

Seccia ha sottolineato che nel Fermano  “non c’è criminalità collettiva, che può portare a lungo andare alla criminalità organizzata, ci sono però dei fenomeni che procurano attenzione. Il delitto Sarchiè che c’è stato poco lontano da qui fa pensare. Significa che ci sono persone che sanno sparare e non hanno paura”.

In aumento le rapine negli ultimi anni,  più 33% secondo il procuratore, così come i furti in casa, più 42%, si tratta però di  una “criminalità predatoria autonoma in trasferta, che arriva qui per guadagnare, si fa per dire, la retribuzione. Bisogna tenere alzati gli argini, c’è un fenomeno che mi preoccupa più di altri ed è legato all’aumento di casi di usura, anche con tecniche di violenza e di istigazione ad un disagio che può sfociare anche in suicidio. Situazioni che minano alle fondamenta il nostro vivere civile, ma non si deve avere timore. Possiamo vincere con gli strumenti democratici del nostro Stato”.

A sollecitare il procuratore Seccia il neo presidente del club, Luca Romanelli, in sala anche il sindaco Paolo Calcinaro, la presidente dell’Ordine degli avvocati Francesca Palma, il consigliere comunale Gianluca Tulli.

Secondo Seccia la legalità è un principio astratto ma è anche la regola del sistema e fondamento della reciproca fiducia tra Stato e cittadini:  “Non ci può essere società civile con il continuo ricorso alla violenza come mancanza di rispetto verso gli altri. Oggi prevale una forma di individualismo per un’affermazione personale che lascia ai margini chi non ce la fa”.

Seccia ha ricordato i suoi 8 anni in Procura antimafia e oggi parla da profondo conoscitore del fenomeno mafioso: “Nel fermano ci sono  32 collaboratori di giustizia, la mia esperienza mi porta a dire che è gente che non dimentica il passato. Anime che non si recuperano al senso dello Stato. Una volta ci siamo riusciti e mi ha colpito quello che disse una donna, pensando ai suoi figli che non avrebbero più imparato a sparare. Allora io dico che non servono progetti sulla sicurezza faraonici che fagocitano risorse, magari può servire qualche telecamera in più e la massima attenzione al fenomeno dell’usura che porta le aziende alla bancarotta”.

Tante anche le domande per il procuratore, l’avvocato Fabrizio Emiliani gli ha chiesto di non rassegnarsi, di continuare a combattere, nel nome della legalità, per la sicurezza di tutti noi.

Angelica Malvatani

 

 

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