2015.02.17 – “Significato delle feste carnevalesche” di Gennaro Natale

Pubblicato il 17 febbraio 2015 da admin

Gennaro Natale

Gennaro Natale

Torno dopo un po’ di tempo a condividere alcuni pensieri con gli amici Rotariani e voglio farlo nella giornata conclusiva del periodo del carnevale proprio per analizzare il significato delle “feste carnevalesche”.
Per fare questo mi avvalgo dell’opera dell’insigne scrittore, esoterista e intellettuale francese René Guenon che ha trattato magistralmente il tema.
Ma veniamo al dunque. Questo genere di feste ha sempre destato l’impressione del “disordine”, nel senso più ampio del termine. Viene quindi da chiedersi come mai si ha traccia della loro esistenza, non solo in epoca come la nostra in cui si potrebbe considerarle semplicemente come una delle tante manifestazioni dello squilibrio generale, ma anche, e persino con uno sviluppo molto maggiore, in civiltà tradizionali con le quali a prima vista esse sembrano incompatibili ?
E’ utile citare alcuni esempi precisi menzionando una festa che si celebrava nel Medioevo : la “festa dei folli” (citata anche da Victor Hugo in Notre-Dame de Paris), in cui il basso clero si abbandonava agli atti più sconvenienti, parodiando al tempo stesso la gerarchia ecclesiastica e “gli ultimi” della società, potevano sbeffeggiare i simboli del terrore e del potere, comunque facendo tutto ciò che era l’opposto della normalità.
Com’è possibile spiegare che cose simili, il cui carattere più evidente è incontestabilmente quello parodistico o addirittura sacrilego, abbiano potuto, in un’epoca come quella, non solo essere tollerate, ma addirittura ammesse più o meno ufficialmente ?
Andando indietro nel tempo è altrettanto utile ricordare anche i “saturnali” degli antichi Romani, da cui il carnevale moderno sembra trarre origine, per quanto non ne sia più che un ricordo assai pallido.
Durante queste feste, gli schiavi comandavano ai padroni e questi li servivano; si aveva allora l’immagine di un vero “mondo alla rovescia”, in cui tutto si faceva contrariamente all’ordine normale; non si trattava affatto di una specie di “uguaglianza”, come da alcuni ipotizzato. Si trattava di un rovesciamento dei rapporti gerarchici, il che è completamente diverso, e un tale rovesciamento costituisce, in modo generale, uno dei caratteri più evidenti del “satanismo”.
Da tali esempi emerge , chiaramente, che in tali feste vi è sempre un elemento “sinistro” e anche “satanico”, ed è da notare in modo del tutto particolare che proprio questo elemento piace al volgo ed eccita la sua allegria: è infatti qualcosa di molto adatto, anzi più adatto di ogni altra cosa, a dar soddisfazione alle tendenze dell’ “uomo decaduto” , in quanto queste tendenze lo spingono a sviluppare soprattutto le possibilità meno elevate del suo essere. Ed è proprio in questo aspetto che risiede la vera ragione delle feste in questione: si tratta insomma di “canalizzare”, in qualche maniera, tali tendenze e di renderle il più possibile inoffensive, dandogli l’occasione di manifestarsi, ma solo per periodi brevissimi e in circostanze ben determinate, assegnando così a questa manifestazione degli stretti limiti che non le è consentito oltrepassare. Se infatti queste tendenze non potessero ricevere quel minimo di soddisfazione richiesta dall’attuale stato dell’umanità, rischierebbero, per così dire, di esplodere (come del resto avvenne alla fine del Medioevo quando questo tipo di feste vennero soppresse e si produsse un’espansione della stregoneria) e di estendere i loro effetti negativi all’intera esistenza, sia dell’individuo che della collettività, provocando un disordine ben altrimenti grave di quello che si produce soltanto per qualche giorno riservato particolarmente a questo scopo.
Per quanto concerne in particolare le “mascherate”, che svolgono un’importante funzione del carnevale, queste non fanno altro che confermare quanto abbiamo appena detto. Infatti, le maschere di carnevale sono generalmente orride ed evocano il più delle volte forme animali o demoniache, tanto da essere quasi una sorta di “materializzazione” figurativa di quelle tendenze inferiori cui è permesso così di esteriorizzarsi. E’ bene notare, perché ne precisa ancor più il carattere, che vi è in questo quasi una parodia del “rovesciamento” che qui è un’ “esteriorizzazione” delle possibilità inferiori dell’essere.
Se le feste di questo genere vanno sempre più perdendo importanza e sembrano ormai suscitare a malapena l’interesse della folla, il fatto è che, in un’epoca come la nostra, hanno veramente perduto la loro ragione d’essere: come potrebbe, infatti, esserci ancora il problema di “circoscrivere” il disordine e di rinchiuderlo entro limiti rigorosamente definiti, quando esso è diffuso dappertutto e si manifesta costantemente in tutti gli ambiti in cui si esercita l’attività umana ? Così, la scomparsa quasi completa di queste feste, di cui, se ci si limitasse alle apparenze esteriori e da un punto di vista semplicemente “estetico”, ci si potrebbe rallegrare per via dell’aspetto “laido” che inevitabilmente assumono, questa scomparsa costituisce al contrario un sintomo assai poco rassicurante, poiché testimonia che il disordine ha fatto irruzione nell’intero corso dell’esistenza e si è a tal punto generalizzato da far sì che noi viviamo, in realtà, si potrebbe dire, in un sinistro “carnevale perpetuo”.
Gennaro Natale

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