2014.12.17 “Ludovico Euffreducci – (Fermo, 1497 ca – Montegiorgio, 1520) – Guerrier caduto ne l’età del fiore” di Giovanni Martinelli

Pubblicato il 18 dicembre 2014 da admin

Giovanni Martinelli

Giovanni Martinelli

Guerrier caduto ne l’età del fiore, com’è dolce il tuo sonno!: sono versi d’un viaggiatore tedesco dell’800 dinanzi al monumento che nel tempio di san Francesco racchiude i resti di Ludovico Euffreducci.

Figlio di Tommaso, fratello del sanguinario Oliverotto, tiranno di Fermo la cui memoria, è resa immortale dal Machiavelli, e della perugina Celanzia degli Oddi, Ludovico nacque alla fine del ’400, forse nel 1497. Insieme alla madre scampò alla repressione del 1502 dopo la morte di Oliverotto, fatto giustiziare a Senigallia da Cesare Borgia.

Protetto dai Medici (visse i primi anni alla corte del card. Giovanni) il giovane Ludovico aveva lo stesso sangue dello zio, del quale seguì le orme come uomo d’armi, al servizio dei signori di Perugia poi del Papa, fino a covare il desiderio di vendetta e di riconquista della signoria di Fermo.

L’occasione gli si presentò nel 1513 quando Giovanni de’ Medici fu eletto papa (Leone X), ma la congiura da lui ordita fu scoperta. Solo l’anno successivo venne riammesso nella cittadinanza e gli fu revocata la confisca dei beni. Nel frattempo continuò a servire i Medici, seguendo Giuliano in Francia e il card. Giulio a Bologna, organizzando truppe per controllare i confini con il ducato di

Milano e combattendo nel 1516 le truppe del ducato di Urbino nello scontro che oppose i Della Rovere ai Medici per il dominio della città.

Con un occhio a Fermo, allontanò i fuoriusciti a lui contrari e quando questi, con a capo Brancadoro da Fermo, della famiglia con la quale da anni è in lotta, approfittando della sconfitta di Ludovico a Chiaravalle da parte di Federico Gonzaga, occuparono Fermo, il Baglioni e gli Orsini si interposero per arrivare a una pacificazione. L’esito fu negativo, nonostante Leone X avesse convocato a Roma gli esponenti delle due fazioni per imporre la tregua.

Per oltre un anno cercò il favore dei piccoli comuni per governare Fermo, convinto di poter contare sulle classi popolari contro la nobiltà locale. Arrivò però a mettersi contro l’autorità pontificia, che non vedeva di buon occhio la crescente anarchia contro il potere centrale: non solo non ubbidì al papa, ma arrivò con un tranello a far assassinare Bartolomeo Brancadoro.

Dichiarato ribelle alla Chiesa, gli mosse contro un esercito guidato dal Governatore della Marca, il sangiustese vescovo di Chiusi Niccolò Bonafede. Lo scontro avvenne nelle piane del Tenna, fra Grottazzolina e Montegiorgio. Ludovico rimase ferito e fu fatto prigioniero, morendo poco dopo assolto dai suoi peccati dallo stesso Bonafede che, stando alle cronache, gli mise in bocca alcuni granelli di terra. Era il 20 marzo 1520,

Ludovico aveva poco più di vent’anni e vedeva chiuso per sempre il sogno degli Euffreducci di governare Fermo.

Giovanni Martinelli

Ludivico Euffreducci

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