2014.10.26 – “Mario” di Angelica Malvatani

Pubblicato il 28 ottobre 2014 da admin

Angelica Malvatani

Angelica Malvatani

 

Mario Lubinski

Mario Lubinski

In principio fu la guerra, un’esplosione di esistenze e di disperazione, di possibilità e di casualità.

La guerra ha portato in Italia Wojciech Lubinski, era arrivato da soldato dell’esercito polacco, nelle Marche aveva trovato l’amore e poi, quando le armi si erano ormai fermate, anche il futuro.

Mario Lubinski, che guida oggi l’azienda che il padre ha fondato nel 1962, per il commercio di prodotti per fumatori e in particolare di pipe, parla di una storia, quella di Wojciech, degna di un romanzo.

La moglie marchigiana per un po’ l’ha portata in Polonia, ha cresciuto i due figli nella sua terra, per sette anni, in un momento storico in cui si mangiava un mandarino una volta l’anno, un lusso vero. Alla fine degli anni ’50 è riuscito ad avere un visto per due mesi per portare tutta la famiglia nelle Marche, a Loreto, al cimitero polacco, ha ritrovato alcuni compagni di armi, soldati come lui e come lui alla ricerca di un futuro in Italia.

Stanislao Kucuzkiewicz, in particolare, si era stabilito a Fermo e produceva a mano esche per la pesca, un genio nel suo settore ma senza talento commerciale. Wojciech invece di talento ne aveva in quantità, ha cominciato a girare il mondo per piazzare quelle esche e in Inghilterra si è imbattuto nelle prime pipe, oggetti d’arte.

È diventato un fumatore di pipa, un cultore del lento fumo, un testimonial incredibile e ha cominciato a vendere pipe e accessori per le pipe, in ogni angolo d’Italia, a partire da quella prima partita di 114 pipe comprate in Inghilterra.

Quando è arrivato Mario, subito dopo lo studio al liceo classico Annibal Caro, gli affari sono andati sempre meglio, il commercio si è aperto a tutto il mondo, il giovane Lubinski aveva la stessa eleganza innata del padre, lo stesso carattere riservato ma corretto e generoso, ha trovato la strada per portare l’azienda ad un nuovo salto di qualità, a conquistare una posizione da leader nel mercato delle pipe, in ogni angolo d’Italia e praticamente in tutto il mondo.

Negli anni ’90 è arrivato anche il commercio dei sigari e degli accessori, oggi le aziende sono due e  l’impegno di Mario Lubinski sempre lo stesso, con due certezze che pure Wojciech gli ha trasmesso, nello stesso sangue: “Ho pagato tutto, ho rispettato ogni stretta di mano, ho la coscienza a posto”.

Il sabato, l’immensa sede della Lubinski è immersa nel silenzio, solo il telefono ogni tanto e attorno il profumo del legno e di oggetti che sanno di storia e di vita vissuta.

Mario è qui come ogni giorno, carattere da leader, abituato a lunghe ore di lavoro, un piglio deciso e la volontà di tenere fermo il timone di un’azienda la cui storia, dal 1962 ad oggi, si è intrecciata con quella della sua vita.

Come è cominciato l’impegno professionale al fianco di papà Wojciech? “Devo dire che con mio padre non ho mai passato molto tempo, sono stato un giovane un po’ indisciplinato e semmai mi ricordo quando mi portava, per punizione, tre giorni a pesca e io lo trovavo molto noioso.

Dopo il liceo ha voluto che cominciassi a vendere le pipe, mi ricordo la fine dell’estate, tra gioco e divertimento, e il lunedì di settembre che mi vedeva in macchina verso Pescara, a cercare clienti.

La prima volta sono stato molto tempo fuori dalla vetrina, a immaginare le parole che avrei detto, ho venduto bombole di gas per 3 mila lire e tornando ho preso una multa di 12 mila lire, decisamente un inizio poco fortunato”.

Poi tutto cambia con i primi guadagni, con i primi successi e con la consapevolezza di avere qualcosa da dire.

Cosa c’è dentro una pipa che conquista? “La pipa è uno stile di vita, un oggetto di riflessione e ti fa diventare in un certo modo. Luciano Lama fumava solo pipe nostre, la pipa è uno strumento, per parlare, lo diceva sempre Lama. E’ un rituale, ha le sue necessità, la pipa va accudita. È un oggetto che ti conquista e che diventa prezioso, si diventa schiavi di una passione che ti porta ad accumularne centinaia per poi fumarne solo sei o sette”. Wojciech alla fine della sua vita ne aveva 400 di pipe, aveva cominciato col fedele Michele, ancora oggi collaboratore prezioso dei Lubinski, era il suo braccio destro e lo aiutava a portare le valige col campionario.

Mario ha poi realizzato i primi cataloghi e aggredito un mercato che intanto si ingrandiva sempre di più e oggi non c’è un angolo del mondo che non conosce l’azienda fermana, il cliente più importante è un grosso collezionista cinese, si lavora in un ambiente bello e importante, al profumo di legno e di antico.

“In ogni pipa c’è il piacere del possesso, diventa una relazione intima con un oggetto vivo, la radica e sempre diversa, naturale, il tessuto del legno è unico, anche in una pipa da poco prezzo.

Per me il lavoro è diventato anche piacevole, in Italia tutti i rivenditori di prodotti per il fumo lavorano con noi, ho cominciato a viaggiare negli anni ’80 e negli anni ’90 ho coltivato il boom americano, attorno al mondo dei sigari, abbiamo cominciato con le scatole di cuoio per custodirli”. Intanto la famiglia cresceva, una moglie di grande spessore che ha gestito con sicurezza sei figli splendidi, nel cuore di Mario il rammarico di non aver passato tutto il tempo che avrebbe voluto con i ragazzi, l’ultimo, Stefano, spera di portarlo alla Lubinski: “Studia ancora al liceo, lo porto con me ogni tanto, sta pensando di proseguire a ingegneria o a economia, ha manifestato un certo interesse, vedremo.

Quello che so è che sono molto fortunato di lavorare dentro una comunità, ci conosciamo tutti, ci rispettiamo, reggiamo la crisi che pure c’è mantenendo sempre la parola data, innovando, cercando nuovi mercati, non fermandosi mai, difendendo con orgoglio la storia importante che mio padre ha cominciato da zero e su cui ha lavorato con impegno e dedizione, totali”.

Angelica Malvatani

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