2014.10.01 – “Prisencolinensinainciusol” di Marchetto Morrone Mozzi

Pubblicato il 01 ottobre 2014 da admin

Marchetto Morrone-Mozzi

Marchetto Morrone-Mozzi

Con una sua vecchia ma ancora attuale canzone, Adriano Celentano, cantò il tema dell’incomunicabilità tra le persone. Prisencolinensinainciusol era il bizzarro titolo della canzone. E fu un successo.

L’incomunicabilità è certamente un problema della Società di oggi che offre con dovizia mezzi e circostanze che aiutano l’individuo ad isolarsi dagli altri.

Non desidero fare della facile sociologia, ma non ci vuole un grande acume per capire quale differenza passa tra gli attuali social network e lo “struscio” piazzarolo che ha coinvolto le generazioni passate.

Il piacere di una battuta colta al volo, una risata spontanea, uno sguardo più espressivo di cento parole, sono pressoché sconosciuti al popolo dei “puntoit”.

L’incomunicabilità è un problema col quale dovremo sempre più confrontarci anche perché le ricadute sono veramente ampie.

A peggiorare le cose ci si mette anche l’industria dell’informazione.

Noto dalla stampa non solo specialistica, ma anche su quella a larga diffusione, che alcuni temi vengono affrontati sviluppando un linguaggio per iniziati, quasi offensivo verso il lettore comune.

Leggo, infatti che ….. “attraverso gli Asset quality review sarà verificato il Common equity tier1, ovvero il Cet1, delle Banche come definiti dagli accordi Basel 3 full phased (ma attenzione alle verifiche al Cet1 phased in) e le attività di rischio ponderate come derivanti dalla CRD IV, successivamente regolamentate attraverso il Crr.

Attenzione però allo shortfall perché in tal caso occorrerà capitale vero.”

Gli egittologi di tutto il mondo esultano. Hanno il lavoro assicurato per il futuro.

Infatti, dopo gli scritti di Ramsete e le sue piramidi, affronteranno l’arduo compito di decifrare la BCE.

Purtroppo però, temo che non troveranno tanto facilmente alcuna stele di rosetta che possa aiutarli a comprendere quella strana lingua, metà italiano, metà inglese e quello strano linguaggio compreso nell’indecifrabile tentativo di divulgare, cioè spiegare al popolo, rivolgendosi però ad un ristrettissimo gruppo di iniziati i quali, peraltro, quelle cose le sanno già e non hanno certo bisogno di saccenti giornalisti che gliele spieghino.

Se pensassimo per un solo istante che il nostro destino economico sia appeso ai gran sacerdoti in grado di decifrare un linguaggio, dovremmo seriamente preoccuparci.

Messa così c’è anzi da rimpiangere le veggenti con le loro ampolle fumanti.

L’informazione economica nell’affrontare temi indubbiamente ostici deve sempre avere presente che i veri destinatari non sono i tecnici super specializzati delle sale mercati, ma la gente comune, cioè quella che sperimenta giorno dopo giorno le difficoltà della peggiore situazione economica dal dopoguerra in poi.

La lettura di informazioni così tanto tecniche ma altrettanto spiegate male, mi ha fatto sorgere però un dubbio.

Sospetto, infatti, che il motivo reale per il quale l’informazione finanziaria è spesso volutamente tetragona e molto più spesso, impenetrabile ai più, è legato alla vera necessità di non spiegare in modo chiaro e diretto la situazione per garantirsi comunque la possibilità di sostenere tutto ed il contrario di tutto.

Dal vizio non è del resto immune la classe politica che nella più totale confusione e nella profonda disinformazione trae una sorta di legittimazione per continuare, indisturbata, ad amministrare il potere senza alcun sussulto di serietà o di discontinuità rispetto al passato.

Ed in tale arte ha una solida e riconosciuta esperienza.

E mentre gli esperti discettano del tier1 o degli asset quality reveiw, apprendiamo che l’Italia è tornata ufficialmente in recessione, aggravata dalla deflazione, non condividendo tale pessimo risultato con nessun altro Paese del G7 poiché tutti sono, invece, in una fase di espansione economica. Modesta, ma pur sempre espansione.

E così, anno dopo anno, aumenta lo iato che divide l’Italia dai Paesi con un migliore tenore di vita.

Alcuni dicono che se oggi i migliori cuochi italiani cucinano polli allevati in Cina, domani, gli chef cinesi cucineranno i polli allevati in Italia.

Vi è proprio da augurarsi che la tendenza possa rapidamente invertirsi e che il nostro Paese possa riappropriarsi del proprio ruolo nello scenario internazionale.

Altrimenti sarà solo ricordato per le sue molte bellezze e per il suo glorioso passato.

Ma ahimè assai remoto.

Marchetto Morrone Mozzi

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