2014.08.21 – “Se la menzogna diventa un venticello” di Marchetto Morrone Mozzi

Pubblicato il 21 agosto 2014 da admin

Marchetto Morrone-Mozzi

Marchetto Morrone-Mozzi

Il tema delle tasse è come i fiumi carsici. A momenti emergono e sono alle luce del sole, in altri momenti, invece, ritornano a nascondersi nelle viscere della terra e non se ne sa più niente fino a quando, più potenti di prima, riemergono da qualche altra parte.

In questo periodo le acque, alias, il tema dell’evasione fiscale, è riemerso e da più parti sento un gran vociare a proposito.

Due sono gli aspetti che, almeno ufficialmente, hanno riaperto il dossier. Da un lato il Governo spera di recuperare nel 2015 non meno di 2 miliardi dalle nuove norme di contrasto all’evasione di cui in questi giorni sentiamo molto parlare ma che sembrano ancora in fase embrionale; dall’altro lato c’è la sempre verde delega fiscale che ha l’obiettivo dichiarato di semplificare un sistema divenuto mostruosamente complicato, a causa le leggi e leggine che nel tempo si sono affastellate sino a far diventare la legislazione fiscale simile ad ginepraio dove solo qualche raro gran sacerdote riesce a districarsi.

Se il sistema diventa più semplice, così giustamente si osserva, sarà più facile adempiere e, d’altro canto, sarà anche più facile fare i controlli e scovare gli evasori. E’ infatti la stessa Agenzia delle Entrate che,  nella direttiva annuale dice di voler intercettare i “veri casi di evasione”, ossia quelli più̀ gravi e che causano maggiori danni all’erario distinguendoli da quelli occasionali e che non nascondono un intento fraudolento.

La sensazione, però, è che dietro la rinnovata attenzione per il tema dell’evasione fiscale, fenomeno che in Italia ha sempre avuto enormi proporzioni, e che è palesemente causa di iniquità sociale, possa subdolamente insinuarsi un ragionamento secondo cui si dovrebbe distinguere tra evasione buona ed evasione cattiva.

Ogni corporazione è lì pronta a dire che quella sua è evidentemente quella buona e l’evasione degli altri è, invece, quella cattiva.

Addirittura sento argomentazioni secondo cui l’evasione fiscale avrebbe anche tonificato l’economia. Già, ma quella Woodoo propria di chi s’inerpica per questi ragionamenti esoterici.

La stessa contrapposizione tra grandi evasori e piccoli evasori è frutto di una distorsione della realtà tendente a piegarla agli interessi di questa o quella parte.

No, secondo me questa o quella pari son e, quando l’evasione viene accertata debbono scattare le più opportune azioni di contrasto.

Certo c’è evasione ed evasione. Quella delle esterovestizioni, delle operazioni Brontos, degli arditi transfer pricing, delle sedi legali di società poste nei paradisi fiscali quando poi l’attività delle stesse si svolge altrove, delle frodi carosello e così via.

Sono solo esempi di grandi danni arrecati all’Erario da parte di Società di rilevanti dimensioni e condotte da imprenditori senza scrupoli.

Ma siccome l’Italia sta sempre più diventando un Paese di partite IVA caratterizzate da volumi di affari ridottissimi, è evidente che se l’evasione fiscale diventa un fenomeno di massa, i danni alla collettività possono assumere dimensioni altrettanto gigantesche e dannose.

Tutti avvertiamo distintamente la necessità di una riforma fiscale che, andando nella direzione della semplificazione, agevoli l’adempimento ed il suo controllo superando l’imponente muraglia di codicilli, pandette e commi aggiunti che oggi lo caratterizzano.

Ma, nell’attesa, attenzione a voler giustificare comportamenti devianti che, dietro atteggiamenti calunniosi dei più disparati, tendono a celare interessi di bottega chiari ed evidenti.

E le calunnie buone per giustificare l’evasione sono sempre quelle: le tasse sono troppo alte; io rimetto in circolazione i soldi che lo Stato distruggerebbe; i servizi dello Stato non mi soddisfano; fino alla deamicisiana: i soldi li uso per pagare gli operai.

Mi preoccupa che alcuni articoli di stampa, pur nel ricordare che l’obbligazione fiscale è ineludibile, poi finiscono per entrare nella ragnatela delle giustificazioni finendo, magari larvatamente se non a giustificarle, magari ad ammetterne una sorta di diritto di cittadinanza.

Vorrei qui ricordare la famosa aria del Barbiere di Siviglia: “la calunnia è un venticello che… dolcemente incomincia a sussurrar”.

E poi prosegue con: “ …alla fin trabocca, e scoppia, si propaga si raddoppia…….”

E conclude: “e il meschino calunniato (nel nostro caso il Cittadino onesto) avvilito, calpestato sotto il pubblico flagello per gran sorte va a crepar”.

Marchetto Morrone Mozzi

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