2014.05.25 – “La ritirata delle banche, le piccole imprese ed il Rotary” di Luca Romanelli

Pubblicato il 25 maggio 2014 da admin

La ritirata delle banche dal mercato del credito ha lasciato le imprese, specie le piccole, al gelo.

fermo - la ritirata delle banche

Si dice che le prudenti banche italiane si siano tenute lontane da operazioni spericolate e titoli tossici ed in generale è vero (Monte dei Paschi a parte). Questo non vuol dire che non abbiano seri problemi. Il primo è l’elevato ammontare dei crediti in sofferenza, circa 300 miliardi, tra i più alti in Europa. L’altro è il basso livello (anch’esso record) di redditività delle imprese clienti, che aumenta il rischio del credito. Le banche italiane hanno così preferito rifugiarsi nei titoli di stato, con il generoso aiuto della Banca Centrale: prendono denaro praticamente gratis e senza molta fatica lo parcheggiano in BTP o BOT con rendimenti interessanti e sicuri nel breve.

La ritirata delle banche riflette anche tendenze strutturali del mercato verso la disintermediazione bancaria. Per prevenire crisi sistemiche come quella recente, le autorità monetarie hanno aumentato i requisiti di capitalizzazione e fortemente limitato la possibilità di assunzione di rischio delle banche commerciali attraverso crediti a lungo termine ed operazioni speculative. Il vuoto lasciato dalle banche viene riempito con altri strumenti, in parte innovativi: i grandi clienti si finanziano di più ricorrendo a fondi di investimento, assicurazioni ed emissioni obbligazionarie; i piccoli, nelle realtà più avanzate, con modalità facilitate dal web come il credito  peer-to-peer (tra privati) ed  il crowd funding (tra privati e nuove imprese) . Queste forme alternative hanno il vantaggio di prevenire in modo sostenibile nuove crisi del sistema finanziario, attraverso la diversificazione degli attori ed una maggiore coerenza tra i profili di rischio e durata dell’investimento di debitori e creditori.

In questo quadro, le piccole e medie aziende che formano l’ossatura dell’economia dei nostri territori sembrano tagliate fuori: da un lato sono troppo piccole e deboli per i prestiti diretti (salvo lo strozzinaggio di dubbie finanziarie), dall’altro operano in ambienti che stentano ad attivare nuovi interlocutori e canali originali di finanziamento. Sono specialmente penalizzati quegli investimenti in innovazione tecnologica ed organizzativa, di durata e rischio maggiori, proprio quelli che possono farle uscire dallo stallo attuale, per cui non si presta a imprese deboli che quindi si indeboliscono e perdono ulteriormente di affidabilità.

Nei Rotary del Distretto sono presenti molti imprenditori e professionisti esperti del mondo finanziario. I Club potrebbero promuovere analisi e riflessioni sui sistemi locali del credito, agevolando iniziative che aiutino ad invertire il circolo vizioso e così contribuendo al benessere delle loro comunità. Chi raccoglie la sfida?

Luca Romanelli

Luca Romanelli

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