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2013.09.04 – “Roma in controluce” di Mary Leoni

Pubblicato il 05 settembre 2013 da admin

Mary Leoni

Il fascino maestoso e monumentale della capitale, eco d’un glorioso passato offuscato, ma mai sopito, avvolge chiunque si trovi a passare per le eleganti vie del centro di Roma.

Il clima mite, il sole che inonda le fontane scintillanti di spruzzi, la meraviglia che sorprende ad ogni angolo perfino il passante più distratto rendono vivide le luci sfavillanti della capitale, sfolgoranti nelle vetrine di Via Condotti, magniloquenti nelle facciate dei palazzi, imponenti nell’avvolgente colonnato di San Pietro o nella stupefacente monumentalità del Colosseo: è questa la magia di Roma, caput mundi. Meraviglia, stupore, ammirazione incondizionata e poi…..e poi c’è la Roma della gente, dell’andirivieni frenetico d’individui senza nome che si muovono veloci e distratti, per le strade eleganti, come negli angusti condotti della metro, individui che passano ed oltrepassano senza vedere, senza guardare in faccia il volto di un’altra Roma, quella vera, ogni giorno sempre più insistente ed invadente, quella della crisi, di chi con il lavoro ha perso anche la speranza e cerca di sopravvivere aggrappandosi a quel filo di dignità che ancora lo rende uomo.

La crisi sembra quasi una voce lontana, vista da qui, dal nostro piccolo angolo di serena, tranquilla acquiescenza, un ritornello fastidioso cui i telegiornali sembrano averci assuefatto, ma nella capitale, dove i contrasti sono più stridenti e dove il turista giapponese, carico di pacchetti Gucci o Prada, con l’immancabile Nikon in mano passa veloce oltre il barbone, essa si rende evidente in tutta la sua drammaticità.

La povertà ha mille volti, ma, purtroppo oggi, ha una veste nuova: quella degli italiani comuni, dei pensionati, dei giovani delusi ed avviliti, defraudati del loro futuro, degli esodati, dei senza lavoro. Oltre alle scene di, consentitemi il termine, “pietismo”, a volte volutamente un po’ accentuato, sempre presenti per le strade di Roma, oltre gli extracomunitari che s’arrabattano a sopravvivere con mille espedienti, infatti, oggi ci sono nuove tipologie di poveri.

Ci sono anziani e persone comuni di mezza età, con gli occhi buoni e tristi, vestiti alla meglio, ma con dignitosa pulizia che, con il vergognoso pudore di chi non è avvezzo a chiedere, ma vi viene spinto da una rassegnata necessità, s’aggirano per le strade o nei sotterranei della metropolitana con fare impacciato, cercando, chiedendo con timore qualche spicciolo, generi alimentari e perfino medicine (perché con una pensione da 500 euro al mese anche ammalarsi diventa un lusso) o solo rintanandosi in un cantuccio nascosto con un semplice bicchierino di plastica in mano.

A parlare sono i loro occhi, la loro modestia, la ritrosia nel chiedere in età che, spesso, meriterebbero solo rispetto e reverenza. Altri s’ingegnano suonando uno strumento, chi la batteria, chi il violino. In questo caso si tratta di persone più giovani ed in alcuni casi di veri talenti, la cui bravura, in Italia, sembra non bastare a rendere loro merito, di fronte ad una politica miope che non ha saputo, né continua a saper far fronte ai veri problemi della nostra bella patria.

Non è mia intenzione scadere nella facile becera retorica del populismo, mi limito a riportare, con la cronachistica oggettività dell’osservatore, una realtà che irrompe ogni giorno di più, con il suo grido silente, nella nostra vita in cerca di una risposta che non può scadere nella noncuranza del prossimo, immolata all’altare del proprio egoismo. Il Rotary cambia vite… a noi la parola ora…

Mary Leoni

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