2012.09.17 – “Proteggere dall’amianto, un dovere” di Stefania Bellabarba

Pubblicato il 17 settembre 2012 da admin

Stefania Bellabarba

Cari amici, avrei voluto continuare a descrivere le grandi potenzialità che l’efficientamento energetico comporta nella ristrutturazione energetica dell’edificio; purtroppo però, non sono rimasta affatto indifferente alla recente notizia, apparsa sui nostri qutidiani, dell’ abbandono di elementi di amianto trovati vicino a dei cassonetti urbani, come se non conoscessimo abbastanza la pericolosità del materiale. Da decenni ormai è vietato l’utilizzo dell’amianto a fini architettonici. L’amianto è una fibra naturale che mescolata in opportune percentuali (generalmente intorno al 15%) al cemento genera un prodotto (Eternit ad esempio) con caratteristiche di resistenza al calore e di isolamento mai ottenute prima. Queste caratteristiche, hanno favorito l’impiego del materiale in diversi campi oltre all’edilizia. Le tute di amianto dei Vigili del Fuoco o la coibentazione delle carrozze ferroviarie sono solo alcuni degli esempi di utilizzo delle fibre di amianto. Verso la fine degli anni ottanta, nelle zone di estrazione dell’amianto (in Italia Balangero in provincia di Torino), iniziarono a manifestarsi le prime forme di Mesotelioma polmonare, tumore caratteristico legato all’inalazione di fibre di amianto (nelle forme Crisotilo, Crocidolite, Amosite ecc). Da allora, sono centinaia i morti a causa di questa patologia che ancora oggi non ha avuto il suo culmine, avendo tempo di latenza (tempo che intercorre tra l’esposizione e la comparsa della malattia) di circa 30 anni. Il rilascio di fibre di amianto nell’ambiente, può verificarsi quando i materiali che lo contengono sono degradati e, tendono a produrre polvere per effetto di qualsiasi sollecitazione meccanica, eolica, stress termico, dilavamento di acqua piovana; tutto questo può accadere anche quando i materiali sono manipolati ( rottura, taglio, smerigliatura ed altro )senza applicare misure di sicurezza. In Italia esistono due norme che hanno contribuito alla cessazione dell’impiego (D. Lgs. 257/92) e al controllo e la bonifica successiva (D.M. 06/09/94). La stessa normativa prevede che le regioni adottino un piano di protezione, decontaminazione, smaltimento e bonifica per proteggere dai pericoli derivanti. Attualmente la rimozione non risulta obbligatoria, in alcuni comuni lo è di fatto, anche se entro il 2016 deve essere indicata l’intenzione a toglierlo, è fondamentale conoscere lo stato di conservazione del materiale per poi stabilire se sia doveroso rimuoverlo oppure semplicemente trattarlo superficialmente mediante incapsulamento o trattamento con vernici apposite. Le metodiche analitiche per rilevare la presenza del dannoso materiale sono note già dal 1994 nel D.M. del 6 settembre. Si utilizza la diffrattometria a raggi x o la spettroscopia IR, con queste metodologie si rilevano la presenza e la quantità. Per quanto riguarda la concentrazione dell’amianto nell’aria, si misura con tecniche di microscopia ottica o elettronica, valutandone la quantità. La conoscenza dei rischi legati all’amianto è fondamentale in quanto molti dei materiali che li contengono sono ancora diffusi, canne fumarie, coperture dei tetti, pannelli isolanti, serbatoi idrici per uso domestico, ecc…e gli interventi anche se per piccole manutenzioni possono causarne la dispersione nell’ambiente se non eseguiti correttamente. Da notare che esistono aziende specializzate che già da tempo si adoperano per la rimozione e poi utilizzano lo spazio recuperato per l’installazione, ad esempio, posizionando un nuovo tetto oppure un impianto fotovoltaico . E’ questo il caso che ci permette di avere l’incentivo più elevato. In questi ultimi anni si è deciso di promuovere l’utilizzo del fotovoltaico offrendo degli incentivi più elevati a quelle aziende che decidano l’installazione dell’impianto su coperture in cui si preveda la rimozione di questo materiale altamente nocivo per la salute. Il 5° conto energia 2012 parla chiaro: gli incentivi restituiranno parzialmente le spese dovute all’installazione, sarà compito del GSE a rendere un “quid” per ogni kw che viene prodotto ed in più, in base ai kw prodotti si otterrà uno sconto sulla bolletta. Non resta da aggiungere che, in ogni occasione possibile dovremmo sollecitare i proprietari a verificare le condizioni del materiale in oggetto, e tenere sempre in debito conto che uno sguardo deviato, per comodo,dall’amianto, potrebbe nuocere in un raggio d’azione molto più allargato di quanto potremmo pensare. Occorre riflettere

Stefania Bellabarba –  architetto

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