2012.03.07 – “Notarelle in materia di normativa di liberalizzazioni” di Alfonso Rossi

Pubblicato il 07 marzo 2012 da admin

Alfonso Rossi

Scusate … prendo la parola in materia di liberalizzazioni però, visto che sono il “vostro” Notaio mi sembra giusto che due parole in materia le debba proprio dire.
Sono diverse cose che in questa normativa sulle liberalizzazioni sono “tutto fumo” e in realtà finiscono per essere dannose.
La prima cosa di cui vi voglio parlare è la possibilità che delle società di capitali esterne partecipino agli studi professionali.
Adesso sembra che dagli ultimi emendamenti vogliono ridurre questa partecipazione al 30%. Comunque non lo ritengo un qualcosa di positivo perchè la legge impone al professionista, e in particolar modo al Notaio, di essere “imparziale” tra le parti, “professionale”, e quindi non interessato a lucri vantaggi economici.
La possibilità che società di capitali vengano a partecipare alla vita di uno studio professionale organizzato come un’impresa o un’azienda in quote percentuali “mi puzza” perchè mi fa pensare che il ruolo di “imparzialità” o “neutralità” il mio “mantello a ruota” di Notaio mi difende e mi riveste come uno scudo possa essere leso solo al pensiero che ad esempio in una mia attività professionale mi vedo partecipare una società di capitali.
Io quello che vedo è la possibilità che grossi enti economici (banche, assicurazioni) già forniti di propri studi legali interni, per “guadagnare” sul lavoro dei propri avvocati interni facciano con loro delle società e che gli utili derivanti dalle pratiche svolte nei confronti dei loro “debitori” vengano cumulati in una specie di “cassaforte comune” alla quale possa partecipare l’ente capitalista (la banca o l’assicurazione), riducendo quindi il guadagno in termine di onorari dei professionisti incaricati.
In fondo la stessa parola “onorario” nella sua etimologia, che richiama il concetto di “onore” e che deve “onorare” il lavoro “professionale” del professionista che viene meno nel suo concetto ontologico, poichè a quel punto diventa un puro lucro, un guadagno, e non più una remunerazione il lavoro intellettuale.
Ugualmente, quasi per gli stessi motivi, non mi convince l’eliminazione del cosiddetto “onorario minimo” perchè non sarà mai il cittadino, l’uomo della strada, l’uomo qualunque, il “cipputi” di turno che si presenterà da un professionista (avvocato o Notaio) ad imporre un onorario ma sarà soltanto un ente economico superiore (banche, assicurazioni, enti pubblici) che tratteranno per scendere sotto determinati importi “onorevoli” del lavoro del professionista. Saranno pertanto solo banche e assicurazioni ad imporre ai propri studi legali o professionali (commercialisti, Notai, ecc.) dei minimi tariffari ma non il cosiddetto “cliente qualunque” il quale non trarrà nessun beneficio. Ma a quel punto ci saranno una pletora di “professionisti precari” che svenderanno il loro lavoro per “trenta denari” o andranno a fare gli inservieri di banche ed assicurazioni, senza nessuna garanzia per la loro professionalità e imparzialità perchè essendo in un momento “fungibili” con altri professionisti precari come loro, dovranno accettare ogni tipo di condizione (più o meno legale) che verrà loro imposta.
Ugualmente non sono per niente convinto neppure dall’eliminazione dei cosiddetti “onorari massimi”, perchè ciò presta il fianco ad aspetti poco puliti e ricattatori cui un professionista non corretto potrebbe ricorrere. Si pensi ad attività professionali obbligate dalla legge se il professionista non corretto fuori uscisse da un minimo legale di onorario e alzasse l’importo a sua discrezione questo potrebbe arrivare al punto di essere ricattatorio nei  confronti del cliente. Nell’attività notarile mi viene pensato immediatamente alla redazione di un testamento, alla pubblicazione di un testamento, al rilascio di una copia.
La legge essendo anche io un Pubblico Ufficiale mi vieta di omettere il mio ministero quando è obbligatorio e sarebbe addirittura un reato penale (omissione d’ufficio) non prestare la propria assistenza professionale nei casi in cui c’è l’obbligo ma, indirettamente, avendo la normativa nuova vietato i limiti massimi, consente indirettamente proprio questo perchè a quel punto un professionista che vuole o “ricattare il cliente” o esimersi dall’attività professionale avrà il gioco facile, basterà alzare la previsione del proprio onorario ad una cifra a cui il cliente non potrebbe arrivare.
Ugualmente ho il dubbio che si presti a supporto di attività “poco legali” la previsione che non serva l’assistenza del Notaio per la costituzione di società anche di piccolo importo perchè ciò presterebbe il fianco (per le ditte individuali senza Notaio quante volte ci sono stati casi di soggetti che utilizzavano documenti e codici fiscali altrui hanno rilasciato assegni a destra e a manca anche nel nostro territorio?) e sarà facile pertanto anche per la criminalità far costituire società a soggetti la cui identità non è stata controllata da nessuno (ma qui l’emendamento ci ha messo una pezza prevedendo comunque il ministero del Notaio seppur gratuito).
Infine ritengo che prevedere dei concorsi di 500 posti da Notaio ogni sei mesi leda l’immagine “sacra” che finora la professione notarile ha conservato nei secoli.
La corporazione dei Notai ha infatti origini storiche nel profondo dei secoli, a partire dal tardo medioevo, proprio perchè è stata sempre rispettata stante la “sacralità” della sua funzione. Quest’aria di “misticismo” che aleggiava intorno alla professione notarile derivava anche dalla difficoltà per essere ammessi a questa professione.
Quando vinsi il concorso notarile lo superavano solo non più di cento persone ogni due anni e sembrava di essere un “eletto”. Fu per me grande orgoglio aver vinto quel concorso perchè era il cosiddetto “concorso più difficile d’Italia”.
Adesso invece che ne ammetteranno 500 ogni sei mesi che garanzia abbiamo sulla loro preparazione? E con che orgoglio questi vivranno la vincita di questo concorso, tenuto conto della necessità, per poterli ammettere, di ridurre le difficoltà per risultare vincitori?
Non è che le università italiane nel giro di due anni sono migliorate per garantire la migliore preparazione ai candidati! Le università sono state sempre le medesime, quindi la preparazione di questi vincitori non potrà essere la medesima dei vincitori dei passati concorsi!
Quindi finirebbe per esserci un notariato di “serie A” con riferimento ai vincitori dei concorsi precedenti quando veramente se ne ammettevano molto pochi e un notariato di “serie B” per i vincitori dei prossimi concorsi?
Alfonso Rossi

I commenti sono disabilitati.