2012.01.31 – “Il lento (e doloroso) cammino verso la normalità” di Marchetto Morroni Mozzi

Pubblicato il 02 febbraio 2012 da admin

 

Marchetto Morrone-Mozzi

IL LENTO (E DOLOROSO) CAMMINO VERSO LA NORMALITA’
Dopo i giorni della grande paura, quando alle aste di inizio novembre il tasso dei BOT emessi dalla Stato Italiano aveva toccato livelli abnormi, molti avevano temuto che ci si stesse rapidamente avviando verso una svolta epocale.
V’era chi vedeva come ormai prossimo ed inevitabile, l’avvio di un’Europa a due velocità, che annunciava l’uscita dall’Euro di tutti gli Stati economicamente più deboli i quali avrebbero dato vita ad una nuova moneta, debole e del tutto marginale, destinata ad ampie fluttuazioni con pesantissime conseguenze sul potere d’acquisto di tutti noi.
Il malessere aveva, e forse ha ancora, molti motivi per manifestarsi. Probabilmente la costruzione dell’Euro era il risultato di vecchie e nuove ideologie miscelate e sostenute più da sognatori che da economisti che avevano frettolosamente ed ostinatamente cercato di conseguire un risultato, dall’immenso valore per l’immaginario collettivo, senza, però, supportarlo con adeguati piani di integrazione economica e sociale.
Se posso tagliar corto direi che l’Euro è la moneta di uno Stato che non c’è.
A fronte di un’unica politica monetaria fissata dalla BCE, ogni Stato ha mantenuto la piena autonomia in tema di politica economica, fiscale, previdenziale ed altro. Una politica monetaria e 27 differenti politiche economiche!
E la cosa non poteva funzionare a lungo.
E’, infatti, noto, che ogni politica economica per produrre effetti deve essere coordinata con quella monetaria. Se le due politiche non sono fra loro coordinate, o, peggio, si contrastano l’un l’altra, rischiano di produrre effetti devastanti.
Pensiamo all’unificazione tedesca di fine anni ‘80. Il Governo federale per sostenere l’unificazione varò un gigantesco programma di espansione della spesa pubblica che poteva avere dirompenti effetti inflattivi. La Bundesbank iniziò allora ad aumentare preventivamente i tassi per scongiurare quel pericolo riuscendo brillantemente nell’impresa.
Negli anni ‘90 in America il Presidente Clinton operò consistenti tagli alla spesa pubblica, soprattutto in campo militare, salita enormemente durante le precedenti presidenze Reagan e Bush. La Federal Reserve accompagnò tale decisione con tagli continui ai tassi d’interesse che favorirono il mantenimento di un’abbondante liquidità tonificando così l’economia che crebbe nonostante la riduzione della spesa pubblica.
Questi sono due esempi di come si deve fare.
Un esempio di come non si deve fare lo fornisce la stessa BCE.
Ad inizio 2011 l’economia tedesca segnava tassi di incremento molto sostenuti. Nel timore che ciò potesse provocare il riaccendersi di focolai d’inflazione, la BCE aumentò due volte i tassi di rifinanziamento principale che fecero saltare il tappo del debito pubblico di quei Paesi che, già in difficoltà, non potevano permettersi ulteriori aumenti dei tassi sul proprio debito Pubblico. E così sono deflagrate le crisi dei Paesi “periferici”. Italia compresa.
La crisi dei c.d. debiti sovrani ha ulteriormente appesantito il sistema bancario europeo che, come ovvio, è fortemente esposto proprio verso gli Stati. In una situazione già caratterizzata dalla carenza di liquidità, che ancora risentiva dei traumi causati dalla crisi del 2008, le Banche hanno fatto i conti con l’impossibilità di smobilizzare i propri portafogli titoli, generalmente rigonfi di titoli di Stato, per effetto della caduta dei corsi determinando così un ulteriore aggravamento della già difficile situazione.
Visto il precipitare della situazione, in attesa delle importanti decisioni sul piano dell’economia reale, la BCE, a seguito dell’Ecofin dell’8 e 9 dicembre 2011 e dell’ennesimo compromesso, non potendo finanziare direttamente il debito pubblico degli Stati per la ferma (e non senza ragioni) opposizione della Germania, ha varato un imponente programma di rifinanziamento delle Banche che, nei disegni, dovrebbe permettere a queste ultime di sostenere gli Stati al posto della BCE.
Insomma, si tratta di un finanziamento agli Stati. Ma per interposta persona.
L’operazione, dal nome Ltro, rispettoso della rigida ortodossia germanica, ha consentito alle Banche di ottenere abbondanti mezzi finanziari “freschi” di cui v’era una gravissima carenza, garantiti da attivi, spesso di bassa qualità ed ampiamente svalutati, di cui v’era una gravissima abbondanza.
L’operazione Ltro consente, insomma, alle banche di espellere provvisoriamente le tossine che avevano in corpo, per sostituirle con ingenti iniezioni di preziose vitamine spezzando il circolo vizioso Stati – Debito – Banche che rischiava di mettere in ginocchio l’intero continente.
Chi lamenta che la liquidità generosamente immessa dalla Bce non finirà alle imprese ma rimarrà nel circuito banche-stati dice una cosa giusta nella forma ma sbagliata nella sostanza.
Infatti, se il contagio reciproco tra banche e Stati fosse proseguito, sarebbe precipitato rapidamente in una crisi sistemica globale. In questa crisi non solo non ci sarebbero stati i soldi per le imprese, ma, temo, che non ci sarebbero state più nemmeno le imprese.
Se invece il circolo virtuoso avviato dal Ltro proseguirà, le Banche potranno ritornare a mobilizzare i propri portafogli titoli, che sono la vera fonte e l’autentica riserva di liquidità in un sistema economico in funzionamento. Allora, ma solo allora, i soldi per le imprese saranno di nuovo disponibili.
Certo il programma Ltro non è da solo sufficiente a risolvere tutti i problemi. Dopo il salvataggio dell’unificazione monetaria si dovrà metter mano all’unificazione economica degli Stati ed il c.d “fiscal compact” di cui per primo ha parlato Draghi, va proprio in quella direzione.
Molte saranno dunque le grandi scelte che si dovranno compiere, e tutte, inevitabilmente, comporteranno la perdita di importanti porzioni della sovranità degli Stati in favore delle Istituzioni Europee.
Forse saranno scelte dolorose. Ma sono le uniche in grado di farci uscire dagli odierni pasticci.
Marchetto Morrone Mozzi

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