2012.01.28 – “Il farmacista: professionista o commerciante?” di Alessandra Pompei

Pubblicato il 28 gennaio 2012 da admin

 

Alessandra Pompei

La vera ragione del dissesto della farmacia e degli attacchi al farmacista originano da un’assenza o scarsa visibilità del ruolo, in particolare nasce con la Legge 23 dicembre 1978, n. 833 “Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale” (RIFORMA SANITARIA), infatti, in questa riforma il farmacista perde il ruolo di sanitario, egli è completamente ignorato, per il suo ruolo, mentre viene marginalmente menzionato nell’art. 14 – relativo alle funzioni delle Unità sanitarie locali: “Nell’ambito delle proprie competenze, l’unità sanitaria locale provvede, all’assistenza farmaceutica e alla vigilanza sulle farmacie”.
Con quest’assunto la farmacia diventa un fornitore di beni (farmaco e presidi) il cui rapporto è regolato da un accordo convenzionale. Un bel passo indietro di circa mezzo secolo, come si evince nel regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, dove il farmacista è riconosciuto tra le professioni sanitarie unitamente al medico e veterinario.  La farmacia è indifesa, dinamica che trova riscontro negli ultimi eventi normativi.
Si è verificata, di fatto, l’aggressione al sistema farmacia degli ultimi anni che in realtà, è l’espressione di un’aggressione, che in origine, era rivolta al farmacista e alla sua rendita di posizione.
Vediamo come in realtà è percepito il ruolo del farmacista.
L’espressione della professionalità del farmacista, che viene percepita dall’osservatore utente, si estrinseca in un atto meramente di scambio.
Nell’esprimere il suo atto professionale il farmacista trasmette al cliente una serie d’imput visivi costituiti dall’ambiente di lavoro, dalla propria immagine e dalla spedizione della ricetta. Dobbiamo costatare che il farmacista ha pochi elementi per comunicare la propria professionalità. Sostanzialmente il suo atto professionale, apparente, si traduce nell’interpretazione-lettura della ricetta, individuazione del farmaco, ed emissione dell’eventuale scontrino fiscale (può, su richiesta del cliente, formulare consigli circa l’assunzione e posologia del farmaco). L’atto professionale appare all’osservatore sostituibile, cioè, in sostanza non emerge l’espressione della conoscenza professionale. Da questo impatto  municativo la professionalità non emerge, tanto che nel luogo comune s’identifica la farmacia e non il farmacista. Il cliente va in una determinata farmacia perché più assortita, o per la disponibilità del personale, ma, non certamente, per avere un servizio diverso e per la professionalità del farmacista. In sostanza la vera essenza professionale, la funzione di  ontrollo e tutta la normativa cautelativa prescritta dai codici ufficiali, ad esclusiva tutela della salute del cittadino, non appare visibile, quindi, non rende giustizia della vera precipua funzione che il farmacista svolge. Non mancano al farmacista stimoli e informazioni che parlano di marketing, (direi più di merchandising ad uso e consumo di produttori e fornitori di servizi per la farmacia), a tal proposito, il lay-out della farmacia è un elemento importante, che gioca un forte impatto a livello di percezione visiva , argomenti trattati abbondantemente da tutti e le riviste di categoria, che mettono in risalto il negozio farmacia, cioè l’azienda. È necessario, invece, insistere   sulla comunicazione umana per trasformare il concetto da prodotto venduto in farmacia a prodotto consigliato dal farmacista, da farmacia di servizi ai servizi erogati dal farmacista in farmaci a, dal negozio farmacia alla farmacia quale luogo di accesso al farmacista professionista sanitario di primo livello, condizione purtroppo persa con l’avvento della riforma sanitaria.
Quotidianamente attraverso i suoi contatti, il farmacista può incutere ed invertire questo luogo comune, operando una sorta di reframing, trasformazione di luoghi comuni. Egli ha la possibilità e la capacità: la comunicazione umana può essere uno strumento incisivo ed efficace per comunicare e trasmettere la vera essenza professionale. È necessario che il ruolo, la centralità e la preparazione specifica del professionista emergano attraverso la comunicazione umana per fidelizzare il cliente e coniugare il bisogno-salute dell’utente nella risposta farmacista sanitario di primo livello. Il farmacista che diventa testimonial non del prodotto, ma della sua professionalità peculiare ed esclusiva, mission oriented.
Per raggiungere questi obiettivi è necessario che,il farmacista, professionista sanitario di primo livello, riconosciuto  e parte integrante del SSN, sia sempre piu’ aggiornato, capace di orientare il paziente ed abbia la possibilità di  fornire servizi, prodotti e consulenze per il benessere e la salute di ogni individuo che ad egli si rivolge.
Alessandra Pompei

 

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