2011.12.12 – Nero Giardini di Angelica Malvatani

Pubblicato il 12 dicembre 2011 da admin

 

Angelica Malvatani

Accadono cose, a Fermo, si realizzano idee, si costruisce il futuro partendo da una tradizione, da una storia, da un passato da conservare. Ne racconto due oggi, una mi è particolarmente cara perché riguarda gli Artigianelli, la scuola nella quale mio padre ha insegnato per decenni. Un progetto dedicato ai giovani che hanno dai 16 ai 18 anni, quelli che di studiare non hanno voglia e un lavoro non lo trovano o non lo cercano neppure. E’ per giovani così che nasce a Fermo un’esperienza del tutto innovativa, unica nelle Marche, legata ad un marchio importante, Nero Giardini. Sarà avviato a gennaio, al centro di formazione professionale Artigianelli, un percorso formativo biennale per ottenere la qualifica di operatore della calzatura, valida anche in Europa, dedicata a 18 allievi tra i 16 e i 18 anni. Enrico Bracalente, patron della Nero Giardini, ci ha messo l’idea e il supporto nella stesura del piano di studi, ci metterà risorse per gli insegnanti e per la sede dei laboratori, ci metterà tecnici ed esperienze, fino ad aprire le porte delle sue aziende per gli stage, per arrivare ad avere giovani motivati e preparati da assumere subito dopo il diploma. Il tutto con la benedizione della Provincia di Fermo che ha dato tutte le autorizzazioni necessarie, e della Regione Marche, con l’assessore Marco Luchetti che da sempre sostiene il centro di formazione fermano. “Il punto di partenza di questo progetto, ha spiegato Bracalente, sta proprio nella difficoltà che c’è a trovare tecnici preparati nel calzaturiero. Le persone che lavorano per noi e che hanno in mano questo mestiere stanno invecchiando e certi lavori rischiano l’estinzione. E pensare che una figura come il premontatore può arrivare a guadagnare anche 2.500 euro, dunque un lavoro di tutto rispetto da fare tra l’altro con tutte le più moderne tecnologie. L’incontro con il direttore degli Artigianelli, padre Sante Pessot, ha fatto il resto, ho trovato una realtà altamente qualificata, forte di una storia importante, mi è parso naturale fare qualcosa, anche perché gli imprenditori che hanno fortuna hanno in qualche modo un dovere morale nei confronti del territorio che li ospita”. Un progetto per ridare speranza ai giovani, ha sottolineato padre Sante, per formare giovani a partire dalle esigenze del mondo del lavoro: “Una volta si faceva l’inverso, si studiava e poi si chiedeva alle aziende se avevano bisogno. Qui è l’opposto, partiamo dalle esigenze di un imprenditore che ci ha spiegato che cosa serve ad un bravo tecnico, competenze specifiche ma anche la lingue inglese, la matematica, la lingua italiana. Quello che abbiamo organizzato, col forte supporto della Provincia di Fermo che ci ha accompagnato nella stesura del progetto, è un percorso assolutamente innovativo che porterà i giovani dritti nel mondo del lavoro. Intanto, assumiamo insegnanti, creiamo possibilità, i giovani faranno il resto con l’impegno e la voglia di lavorare”.
L’altra iniziativa è del Fotocineclub di Fermo, il progetto prende le mosse dalla storia del club che compie oggi 50 anni. Ci sono le parole, per raccontare le storie, ci sono le voci e i ricordi. E poi ci sono le immagini, gli attimi fissati per sempre che poi, per sempre, si muovono e vivono. E’ questo genere di racconto che è nato a Fermo, grazie allo stesso Fotocineclub che negli anni ’60 organizzava un concorso importante, proprio dedicato al racconto e al reportage fotografico. Un concorso che torna in vita in questi giorni, dentro la mostra allestita al chiostro della facoltà di Beni culturali, le foto sono le stesse di allora, portano ancora i segni delle puntine con cui venivano fissati e sono state appese, oggi come allora. Al concorso che è andato avanti dal 1964 ai primi anni ’70 ci passavano giovani fotografi, portavano storie impresse nelle pellicole, in bianco e nero, a testimoniare, denunciare, emozionare. Quei fotografi che poi sono entrati nella storia, con quel genere di racconto che a Fermo è nato, grazie anche ad una pubblicazione del Fotocineclub, datata 1973, che fissava per sempre i canoni del reportage fotografico. Erano e sono ancora oggi Mario Giacomelli, Gianni Berenga Gardin, Eriberto Guidi, Giuseppe Alario, Giuseppe Bruno, Mario Cattaneo, Mario Finocchiaro, Raffaele Gasparrini, Pepi Merisio, Alfonso Modonesi, Renzo Muratori, Toni Nicolini, Giorgio Tani, Carlo Tarabbia, Giuseppe Vagge. Raccontano storie di operai, storie di preti e di adolescenti che crescevano e si confrontavano con lo specchio, entravano per la prima volta nei manicomi a svelarne miserie e crudeltà, nei conventi, attraversavano la strada, osservavano il traffico, la condizione della gente di Calabria, la vita, nella sostanza. Erano denunce, anche forti, anche sconvolgenti, sempre sorprendenti, la storia della fotografia col bianco e nero che pare quasi un grido forte, la voce che si alza perché il racconto non si possa dimenticare. Il presidente del Fotocineclub di Fermo, Luca Palmieri, ha ricordato che la mostra è il primo evento che il club organizza per festeggiare i suoi 50 anni di vita: “Il 17 dicembre avremo proprio qui alcuni tra i protagonisti di questa mostra, Berengo Gardin, Modonesi, Nicolini, Pastrone, testimoni di una storia che a Fermo è nata e che ancora è ricca e viva. Avremo poi altri momenti, la pubblicazione di scritti inediti di Alvaro Valentini con le fotografie del cineclub, momenti importanti per raccontarci alla città”. La mostra resterà aperta fino all’8 gennaio, tutti i giorni dalle 16 alle 20.
Angelica Malvatani

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