2020.03.11 – Pieter Paul Rubens, Giunone e Argo, 1610-1611, Colonia, Wallraf Richartz Museum. – Jan Bruegel il Giovane, Noli me tangere, XVII secolo, olio su tavola, collezione priavata. – Giorgio Anselmi, Allegoria dell’Aria, 1760 circa, Mantova, Palazzo Ducale.

Pubblicato il 13 marzo 2020 da admin

Gennaro Natale

Gennaro Natale

Il pavone è animale sacro a Giunone, regina degli dei.
Inizialmente considerato emblema di resurrezione, diviene in seguito anche simbolo di superbia.
Secondo la leggenda le caratteristiche macchie colorate sulla coda del pavone sono gli occhi di Argo, posti da Giunone sulla coda dell’animale a lei sacro in memoria del fedele guardiano dai cento occhi incaricato di custodire Io e ucciso da Mercurio.
Il cristianesimo delle origini attribuisce all’animale significati perlopiù positivi, in base alla credenza secondo la quale il pavone ogni anno in autunno perde le penne che rinascono in primavera. Per questo l’animale è divenuto il simbolo della rinascita spirituale e quindi della resurrezione.
Inoltre i suoi mille occhi sono stati considerati emblema dell’onniveggenza di Dio.
Solo in un secondo momento i bestiari medievali ne hanno dato un’interpretazione negativa, legata al fatto che l’animale ama molto gironzolare esibendo il suo meraviglioso piumaggio e guardandosi intorno con presunzione (da qui il detto “pavoneggiarsi”). Il volatile quindi, a seconda del contesto, è divenuto anche simbolo di arroganza e superbia.
Può infine apparire come attributo dell’Aria, che secondo la teoria dei quattro elementi era governata da Giunone.

Vediamo l’opera di Rubens.
Il pavone, come abbiamo detto, è uno dei simboli di Giunone, che qui è raffigurata nell’atto di prendere gli occhi di Argo, che giace a terra decapitato, per posarli sulla coda dell’animale in sua memoria.
L’arcobaleno, tramite fra cielo e terra, è l’attributo di Iride, messaggera degli dei e al servizio di Giunone, qui ritratta nell’atto di aiutare Giunone a staccare gli occhi dalla testa di Argo.

Il dipinto di Jan Bruegel è ricco di particolari interessanti.
La scena rappresentata è quella di un giardino fiorito. Infatti l’interpretazione teologica individua nella figura di Cristo il “giardiniere delle anime”, che anche nell’abbigliamento rappresenta un normale giardiniere con la vanga in mano e il cappello di paglia.
Tra i fiori raffigurati vi sono: l’iris, che è uno degli attributi mariani, nei dipinti fiamminghi può apparire al posto del giglio nelle scene dell’Annunciazione, e la rosa, simbolo della Vergine Maria, “rosa senza spine”.
Il pavone, posto vicino al Cristo, è emblema di rinascita spirituale e resurrezione per il motivo che è stato sopra citato.
I roditori, immagine del diavolo o del male comunque presente nel quotidiano, sembrano contrapporsi alle virtù spirituali del pavone.
Al centro della scena, in basso, il vaso dell’unguento, attributo di Maria Maddalena. Posto in una posizione quasi a sancire l’unione sacra e profana della coppia. Un altro elemento sembrerebbe portare a questo significato: il pappagallo.
Il volatile, ben evidente in primo piano sul ramo, solitamente associato a Maria per il suo verso “ave”, riferito all’Annunciazione, qui sembrerebbe simboleggiare il destino della donna come sposa. Che associato alla pavoncella, simbolo di fecondità della coppia sposata, riporta alla tradizione del cristianesimo gnostico, e dei Vangeli Apocrifi, che vuole Cristo e la Maddalena coniugi e genitori dell’erede della stirpe davidica.

Infine una rappresentazione del pavone come attributo dell’aria.

Gennaro Natale

 

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