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	<title>Rotary Fermo &#187; RUBRICHE</title>
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		<title>2012.02.05 &#8211; &#8220;Cominciamo a prenderci &#8230;&#8221; di Alberto Valentini</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 21:45:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Senso civico" di Alberto Valentini]]></category>
		<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
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Alberto Valentini


Nel dicembre del 2003 mi trovavo negli Stati Uniti per ragioni di lavoro. Ho trascorso circa 4 mesi in una cittadina della Pennsylvania, chiamata Bethlehem ed in quella occasione  ho potuto capire bene  lo spirito  e il senso civico degli statunitensi.
Alla televisione c’erano diversi canali che tutto il giorno spiegavano le condizioni ambientali e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_7162" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Valentini-Alberto.jpg"><img class="size-full wp-image-7162" title="Valentini Alberto" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Valentini-Alberto.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Alberto Valentini</dd>
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<p>Nel dicembre del 2003 mi trovavo negli Stati Uniti per ragioni di lavoro. Ho trascorso circa 4 mesi in una cittadina della Pennsylvania, chiamata Bethlehem ed in quella occasione  ho potuto capire bene  lo spirito  e il senso civico degli statunitensi.<br />
Alla televisione c’erano diversi canali che tutto il giorno spiegavano le condizioni ambientali e davano le previsioni del tempo in tutti gli stati oltre i canali  del posto, che si occupavano solo dello Stato. Debbo ammettere  che, da bravo italiano, tutti questi programmi mi erano sembrati una esagerazione, che  rispecchiava in pieno il carattere degli Statunitensi. Anche se li ascoltavo non ci facevo molta attenzione data la loro ridondanza forse anche perchè le condizioni atmosferiche erano più o meno normali.  Un po’ di pioggia, un po’ di vento o di nebbia non facevano notizia.<br />
Ai primi di dicembre  le cose sono diventate più serie perché hanno  cominciato a parlare di neve in gran quantità  entro pochi giorni.  Non ci credevo molto ma ho cominciato ad interessarmi di più per vedere se era come loro prevedevano.<br />
La mattina  dell’8 Dicembre, dopo avere spiegato tutti i movimenti  delle masse d’aria sopra la Pennsylvania, hanno detto che nella zona intorno a Bethlehem alle ore 11,45 del  giorno successivo avrebbe cominciato a nevicare  in maniera copiosa  e sarebbe durato 2  giorni ininterrotti  consigliando tutti i cittadini ad organizzarsi opportunamente.  Io stavo tranquillo perché  avevo un SUV a trazione integrale ed ho pensato che non avrei avuto problemi  anche se erano così pressanti nelle notizie.<br />
La mattina del 9 Dicembre, andando al lavoro, non ho fatto altro che vedere veicoli fuori strada attrezzati con la pala anteriore  montata  e, sinceramente, mi hanno fatto un po’ ridere  perché mi sembrava una esagerazione, anche perché  le condizioni atmosferiche erano buone.<br />
Non ci crederete ma alle 11,45, minuto più, minuto meno,  ha cominciato a nevicare  con una intensità  inaspettata e, nel giro di poche ore, aveva raggiunto  quasi mezzo metro. All’uscita dal lavoro mi sono reso conto che,  grazie alle pale spazzaneve, il traffico poteva svolgersi in  tutte le strade in condizioni di sicurezza senza impedimenti. Infatti i  mezzi attrezzati hanno potuto aprire i varchi nelle strade e permettere agli altri mezzi di potersi muovere. Il SUV è sicuramente servito nei giorni successivi ma nelle ore iniziali è stata fondamentale l’organizzazione,  frutto di un senso civico  provato nel tempo.<br />
Sono passati  11 anni da quei giorni e, senza ombra di dubbio, possiamo  dire che le previsioni del tempo cominciano ad essere una cosa seria perché già da qualche giorno sapevamo che a Roma  ed in tutta l’Italia Centrale ci sarebbero state delle grosse nevicate e bisognava essere molto attenti per ridurre a minimo il disagio.<br />
Qualche cosa è stato fatto ma, purtroppo, il destino di Noi Italiani è che non possiamo vivere senza polemiche. Qualsiasi cosa si faccia ci deve essere qualcuno che si lamenta. Forse tutto non  è andato per il verso giusto ma, secondo me, ognuno deve partecipare, per migliorare la situazione,  in modo non casuale ma mettendosi a disposizione delle Organizzazioni preposte alla gestione delle calamità.<br />
Prendiamo l’esempio dai paesi più organizzati del nostro e  cerchiamo di  far crescere il nostro senso civico.  Se non  ci proviamo anche le previsioni più precise verranno messe in discussione  dalle  critiche e dalle polemiche. I<br />
Intanto ringraziamo i metereologi per questo salto di qualità e per la professionalità  dimostrata in questi giorni così difficili per tutto il Paese.<br />
Alberto  Valentini<br />
P.S. Questa per me è la terza conviviale, in 3 anni, a cui debbo rinunciare  causa neve però, nelle prime due  sono  stato bloccato  dal maltempo in Autostrade per mancanza di informazioni precise. Questa volta ho potuto scegliere e non sono partito  sapendo quello che mi  avrebbe aspettato. Non per nulla la conviviale  è  stata soppressa causa neve.</p>
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		<title>2012.02.03 &#8211; &#8220;La cooperazione tra docente e discente&#8221; Cap. II di Margherita Bonanni</title>
		<link>http://www.rotaryfermo.info/2012/02/03/2012-02-03-la-cooperazione-tra-docente-e-discente-cap-ii-di-margherita-bonanni/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 17:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Voci dalla scuola" di Margherita Bonanni]]></category>
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Margherita Bonanni
Leggi articolo &#8211; Bonanni &#8211; Capitolo II
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<div id="attachment_7141" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Bonanni-Margherita-5.jpg"><img class="size-full wp-image-7141" title="Bonanni Margherita 5" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Bonanni-Margherita-5.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Margherita Bonanni</p></div>
<p>Leggi articolo &#8211; <a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Bonanni-Capitolo-II.pdf">Bonanni &#8211; Capitolo II</a></p>
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		<title>2012.02.02 &#8211; &#8220;Gli Spread dietro lo Spread&#8221; di Luca Romanelli</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:13:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Res Publica" di Luca Romanelli]]></category>
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   Apri l&#8217;articolo di Luca Romanelli Spread
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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		<title>2012.01.31 &#8211; &#8220;Il lento (e doloroso) cammino verso la normalità&#8221; di  Marchetto Morroni Mozzi</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Economia e finanza" di Marchetto Morrone Mozzi]]></category>
		<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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Marchetto Morrone-Mozzi


IL LENTO (E DOLOROSO) CAMMINO VERSO LA NORMALITA’
Dopo i giorni della grande paura, quando alle aste di inizio novembre il tasso dei BOT emessi dalla Stato Italiano aveva toccato livelli abnormi, molti avevano temuto che ci si stesse rapidamente avviando verso una svolta epocale.
V’era chi vedeva come ormai prossimo ed inevitabile, l’avvio di un’Europa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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<dl id="attachment_6785" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Morrone-Mozzi-Marchetto.jpg"><img class="size-full wp-image-6785" title="Morrone-Mozzi Marchetto" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Morrone-Mozzi-Marchetto.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Marchetto Morrone-Mozzi</dd>
</dl>
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<p style="text-align: justify;">IL LENTO (E DOLOROSO) CAMMINO VERSO LA NORMALITA’<br />
Dopo i giorni della grande paura, quando alle aste di inizio novembre il tasso dei BOT emessi dalla Stato Italiano aveva toccato livelli abnormi, molti avevano temuto che ci si stesse rapidamente avviando verso una svolta epocale.<br />
V’era chi vedeva come ormai prossimo ed inevitabile, l’avvio di un’Europa a due velocità, che annunciava l’uscita dall’Euro di tutti gli Stati economicamente più deboli i quali avrebbero dato vita ad una nuova moneta, debole e del tutto marginale, destinata ad ampie fluttuazioni con pesantissime conseguenze sul potere d’acquisto di tutti noi.<br />
Il malessere aveva, e forse ha ancora, molti motivi per manifestarsi. Probabilmente la costruzione dell’Euro era il risultato di vecchie e nuove ideologie miscelate e sostenute più da sognatori che da economisti che avevano frettolosamente ed ostinatamente cercato di conseguire un risultato, dall’immenso valore per l’immaginario collettivo, senza, però, supportarlo con adeguati piani di integrazione economica e sociale.<br />
Se posso tagliar corto direi che l’Euro è la moneta di uno Stato che non c’è.<br />
A fronte di un’unica politica monetaria fissata dalla BCE, ogni Stato ha mantenuto la piena autonomia in tema di politica economica, fiscale, previdenziale ed altro. Una politica monetaria e 27 differenti politiche economiche!<br />
E la cosa non poteva funzionare a lungo.<br />
E’, infatti, noto, che ogni politica economica per produrre effetti deve essere coordinata con quella monetaria. Se le due politiche non sono fra loro coordinate, o, peggio, si contrastano l’un l’altra, rischiano di produrre effetti devastanti.<br />
Pensiamo all’unificazione tedesca di fine anni ‘80. Il Governo federale per sostenere l’unificazione varò un gigantesco programma di espansione della spesa pubblica che poteva avere dirompenti effetti inflattivi. La Bundesbank iniziò allora ad aumentare preventivamente i tassi per scongiurare quel pericolo riuscendo brillantemente nell’impresa.<br />
Negli anni ‘90 in America il Presidente Clinton operò consistenti tagli alla spesa pubblica, soprattutto in campo militare, salita enormemente durante le precedenti presidenze Reagan e Bush. La Federal Reserve accompagnò tale decisione con tagli continui ai tassi d’interesse che favorirono il mantenimento di un’abbondante liquidità tonificando così l’economia che crebbe nonostante la riduzione della spesa pubblica.<br />
Questi sono due esempi di come si deve fare.<br />
Un esempio di come non si deve fare lo fornisce la stessa BCE.<br />
Ad inizio 2011 l’economia tedesca segnava tassi di incremento molto sostenuti. Nel timore che ciò potesse provocare il riaccendersi di focolai d’inflazione, la BCE aumentò due volte i tassi di rifinanziamento principale che fecero saltare il tappo del debito pubblico di quei Paesi che, già in difficoltà, non potevano permettersi ulteriori aumenti dei tassi sul proprio debito Pubblico. E così sono deflagrate le crisi dei Paesi “periferici”. Italia compresa.<br />
La crisi dei c.d. debiti sovrani ha ulteriormente appesantito il sistema bancario europeo che, come ovvio, è fortemente esposto proprio verso gli Stati. In una situazione già caratterizzata dalla carenza di liquidità, che ancora risentiva dei traumi causati dalla crisi del 2008, le Banche hanno fatto i conti con l’impossibilità di smobilizzare i propri portafogli titoli, generalmente rigonfi di titoli di Stato, per effetto della caduta dei corsi determinando così un ulteriore aggravamento della già difficile situazione.<br />
Visto il precipitare della situazione, in attesa delle importanti decisioni sul piano dell’economia reale, la BCE, a seguito dell’Ecofin dell’8 e 9 dicembre 2011 e dell’ennesimo compromesso, non potendo finanziare direttamente il debito pubblico degli Stati per la ferma (e non senza ragioni) opposizione della Germania, ha varato un imponente programma di rifinanziamento delle Banche che, nei disegni, dovrebbe permettere a queste ultime di sostenere gli Stati al posto della BCE.<br />
Insomma, si tratta di un finanziamento agli Stati. Ma per interposta persona.<br />
L’operazione, dal nome Ltro, rispettoso della rigida ortodossia germanica, ha consentito alle Banche di ottenere abbondanti mezzi finanziari “freschi” di cui v’era una gravissima carenza, garantiti da attivi, spesso di bassa qualità ed ampiamente svalutati, di cui v’era una gravissima abbondanza.<br />
L’operazione Ltro consente, insomma, alle banche di espellere provvisoriamente le tossine che avevano in corpo, per sostituirle con ingenti iniezioni di preziose vitamine spezzando il circolo vizioso Stati – Debito – Banche che rischiava di mettere in ginocchio l’intero continente.<br />
Chi lamenta che la liquidità generosamente immessa dalla Bce non finirà alle imprese ma rimarrà nel circuito banche-stati dice una cosa giusta nella forma ma sbagliata nella sostanza.<br />
Infatti, se il contagio reciproco tra banche e Stati fosse proseguito, sarebbe precipitato rapidamente in una crisi sistemica globale. In questa crisi non solo non ci sarebbero stati i soldi per le imprese, ma, temo, che non ci sarebbero state più nemmeno le imprese.<br />
Se invece il circolo virtuoso avviato dal Ltro proseguirà, le Banche potranno ritornare a mobilizzare i propri portafogli titoli, che sono la vera fonte e l’autentica riserva di liquidità in un sistema economico in funzionamento. Allora, ma solo allora, i soldi per le imprese saranno di nuovo disponibili.<br />
Certo il programma Ltro non è da solo sufficiente a risolvere tutti i problemi. Dopo il salvataggio dell’unificazione monetaria si dovrà metter mano all’unificazione economica degli Stati ed il c.d “fiscal compact” di cui per primo ha parlato Draghi, va proprio in quella direzione.<br />
Molte saranno dunque le grandi scelte che si dovranno compiere, e tutte, inevitabilmente, comporteranno la perdita di importanti porzioni della sovranità degli Stati in favore delle Istituzioni Europee.<br />
Forse saranno scelte dolorose. Ma sono le uniche in grado di farci uscire dagli odierni pasticci.<br />
Marchetto Morrone Mozzi</p>
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		<title>2012.01.28 &#8211; &#8220;Centenario: Il Capitano Scott raggiunge il Polo Sud&#8221; di Maria Pia casarini</title>
		<link>http://www.rotaryfermo.info/2012/01/28/2012-01-28-centenario-il-capitano-scott-raggiunge-il-polo-sud-di-maria-pia-casarini/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 17:58:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Notizie Polari" di Maria Pia Casarini]]></category>
		<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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Maria-Pia Casarini


CENTENARIO: IL CAPITANO SCOTT RAGGIUNGE IL POLO SUD
Il 2012 è un anno importante di centenari antartici. Il primo “anniversario” si commemora questo mese di gennaio, il giorno 17: il Capitano Robert Falcon Scott, inglese, con 4 compagni, raggiunse il Polo Sud. Ma era stato battuto. Infatti, il 14 dicembre 1911 il norvegese Roald Amundsen [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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<dl id="attachment_6711" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Casarini-Maria-Pia.jpg"><img class="size-full wp-image-6711" title="Casarini Maria-Pia" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Casarini-Maria-Pia.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Maria-Pia Casarini</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">CENTENARIO: IL CAPITANO SCOTT RAGGIUNGE IL POLO SUD<br />
Il 2012 è un anno importante di centenari antartici. Il primo “anniversario” si commemora questo mese di gennaio, il giorno 17: il Capitano Robert Falcon Scott, inglese, con 4 compagni, raggiunse il Polo Sud. Ma era stato battuto. Infatti, il 14 dicembre 1911 il norvegese Roald Amundsen si era aggiudicato il primato, e un posto unico nella storia dell’esplorazione polare.<br />
Scott e la Discovery, 1901-1904<br />
Il Capitano Scott era già stato in Antartide, a capo della British National Antarctic Expedition (1901-1904), la prima spedizione scientifica ufficiale organizzata dalla Gran Bretagna, con la nave Discovery, costruita allo scopo di portare in Antartide, nonché di ospitare a bordo durante l’inverno antartico, un team di scienziati, per raccogliere dati nei campi della fisica, geologia, biologia, zoologia, botanica e scienze naturali. La spedizione, però, aveva anche lo scopo di cercare di raggiungere il Polo Sud. La zona prescelta era lungo la costa del Continente più vicina al Polo Sud, cioè tra i 160 e i 170 Est, area navigata nel 1841 dalla spedizione inglese sotto il commando di James Clark Ross, che per primo aveva incontrato l’immensa barriera di ghiaccio, (the Great Ice Barrier), ora chiamata Barriera di Ross, un’area di oltre 480.000 km2, più vasta della Francia. Questa massa di ghiaccio attaccata al continente, lunga oltre 600 kilometri, che galleggia sul mare, ha uno spessore totale di circa 200 m, mentre a livello del mare si innalza tra i 15 e i 50 m. Dal quartier generale sull’isoletta di Ross, Scott, assieme al medico e naturalista Edward Adrian Wilson, e al tenente di vascello della Marina Mercantile Ernest Shackleton, era partito verso il Polo all’inizio di novembre 1902, aveva raggiunto il primato di 8217’S il 30 dicembre, ma era stato costretto a tornare indietro in quanto Shackleton era in pericolo di vita a causa dello scorbuto (malattia devastante causata dalla carenza di vitamina C).<br />
Shackleton e la Nimrod, 1907-1909<br />
Fu Shackleton a tornare in Antartide con la Nimrod nel 1907-1909, con l’intento di raggiungere il Polo Sud. Usando per poco tempo dei pony, attraversò la barriera di Ross, trovò un passaggio attraverso le montagne Transantartiche (rotta obbligata, dove si passa dai 50 m slm ai 3000 dell’altopiano polare, il Polar Plateau), e il 9 gennaio 1909 raggiunse 8823’S, a 162E di longitudine, solo 97 miglia marine (180 km)* dal Polo Sud. Ebbe il coraggio morale di tornare indietro: sapeva infatti che se avesse proseguito non sarebbe sopravvissuto, per mancanza di viveri. Aveva percorso un totale di 1530 miglia terrestri*, oltre 2400 km.<br />
Scott e la Terra Nova, 1910-1913<br />
Pochi giorni dopo l’annuncio del raggiungimento del Polo Nord da parte dell’americano Robert Edwin Peary, nel settembre 1909, Scott annunciò una sua nuova spedizione, questa volta privata. Ricevette oltre 8000 domande di partecipazione. Interessato alla scienza, portò un team di tutto rispetto per studiare meteorologia, magnetismo, geologia, biologia e zoologia, con Wilson a capo dello staff, gettando così le basi della futura scienza antartica da parte della Gran Bretagna. Vari gruppi avrebbero esplorato zone ancora sconosciute, mentre Scott sarebbe andato al Polo. La nave Terra Nova, partita da Cardiff il 15 giugno 1910, giunse a Melbourne, Australia il 12 ottobre. Qui Scott trovò un telegramma di Amundsen, spedito da Madeira mesi prima: “permetto informarla Fram [la sua nave] diretta Antartide”. Scott decise di non apportare modifiche ai suoi piani. Partì da Port Chalmers, Nuova Zelanda, il 29 novembre; incontrò condizioni di ghiaccio terribili e raggiunse l’isola di Ross solo il 4 gennaio 1911. Qui stabilì la sua base a Cape Evans costruendo un confortevole rifugio prefabbricato. Come trasporto per il viaggio al Polo Sud Scott aveva portato cani da slitta (pochi, non li riteneva particolarmente utili), tre slitte cingolate a motore (sperimentali, l’8 gennaio una di queste finì sul fondo del mare a causa del ghiaccio troppo sottile mentre veniva scaricata dalla nave), e 19 pony (Shackleton li aveva usati, con poco successo, nel 1907-09). Appena sistemati sull’isola si iniziò il trasporto di viveri e attrezzature da lasciare in depositi sulla barriera lungo la strada per il Polo. A causa di problemi con i pony, che mal sopportavano il freddo, e coi cani, che gli uomini non erano capaci di gestire, l’ultimo deposito più a sud venne lasciato a 7929’S, invece dei previsti 80, con tragiche future conseguenze.<br />
Di ritorno al campo base, Scott trovò un messaggio sconvolgente lasciato dal Capitano della Terra Nova: Amundsen era accampato dall’altro lato della Barriera! Era ora una gara verso il Polo. Ma c’era ancora da passare l’inverno antartico. Il sole svanì il 14 aprile, e nel buio della lunga notte a Cape Evans si fece molta ricerca nell’area designata come laboratorio, si fecero lezioni, si scrisse una rivista, e ci si preparò alle previste attività dell’estate. Un viaggio ai limiti della resistenza umana venne intrapreso nel buio totale dell’inverno da Wilson, Bowers e Cherry-Garrard, che attraversarono l’isola di Ross per raggiungere una colonia di pinguini imperatore a Cape Crozier, e raccogliere alcune loro uova (i pinguini covano le uova e i piccoli nascono nel mezzo dell’inverno), massima aspirazione scientifica di Wilson per studiare l’evoluzione animale. Cherry-Garrard pubblicò “The worst journey in the world” (Il peggior viaggio al mondo), resoconto di questa spedizione, in cui marciarono per 210 km in 36 giorni (dal 27 giugno al 1 agosto), con  temperature che avevano raggiunto i &#8211; 61C.<br />
Verso il Polo<br />
L’uso di diversi mezzi di trasporto portò ad un complicato piano logistico. Il 24 ottobre partirono le 2 motoslitte cingolate, trainando slitte con carburante, cibo e attrezzature; il 1° novembre Scott e altri 9 compagni lasciarono la base accompagnando a piedi (!) un pony ciascuno. I 23 cani, con due slitte al traino, partirono per ultimi, in quanto più efficienti (!).<br />
Il 4 novembre Scott oltrepassò una delle slitte a motore, abbandonata, e la seconda il 6 novembre. Le condizioni climatiche avevano battuto la tecnologia dopo soli 54 km. I guidatori avevano proseguito verso il punto d’incontro, a 8030’S, trascinando le slitte (metodo chiamato “man-hauling”, considerato dagli inglesi come più ‘nobile’ rispetto all’uso di animali). Si ritrovarono tutti lì il 21 novembre, e proseguirono insieme, ogni giorno con 5 diversi tempi di partenza: prima gli uomini che trainavano le slitte, poi i pony, in tre scaglioni a seconda delle loro condizioni, seguiti dai cani, veloci ed efficienti. Gradualmente i pony vennero uccisi, e i loro guidatori continuarono trainando loro stessi le slitte.<br />
Il 10 dicembre, ai piedi del ghiacciaio Beardmore (così chiamato da Shackleton in onore di uno sponsor), proseguirono in 12, divisi in 3 gruppi con 3 slitte, ciascuna del peso di circa 350 kg. Era l’inizio della scalata attraverso le montagne Transantartiche, 195 km per giungere al Plateau, a 3000 m di altitudine.<br />
Il 21 dicembre, a 85°7’S, i quattro uomini considerati più deboli furono rimandati indietro; il 31 dicembre, a circa 87°S, Scott ordinò al secondo gruppo di abbandonare gli sci e proseguire a piedi. Il 4 gennaio 1912, a 87°30’, cioè 150 miglia marine dal Polo, ci fu la separazione finale; e qui avvenne la decisione più controversa, impulsiva e in ultima analisi disastrosa dell’intera spedizione: Scott decise di aggiungere Bowers al suo team. Non solo le razioni di cibo erano state pensate per quattro uomini, e si dovette improvvisare un trasferimento di provviste, non solo la tenda era a quattro posti, e si rivelò scomoda per cinque uomini, ma Bowers aveva eseguito gli ordini precedenti ed era senza sci. Per cui avrebbe marciato verso il Polo Sud a piedi! Inoltre si accorsero successivamente che cucinare per cinque richiedeva molto più tempo, e maggiore uso di prezioso carburante.<br />
Continuarono così verso Sud, e il 9 gennaio superarono i fatidici 88°23’S di Shackleton. Erano a 180 km dal Polo. Il 16 gennaio Bowers avvistò qualcosa di scuro: era una bandiera nera, vicina a tracce di accampamento, e impronte di cani, “… many dogs”, scrisse Scott. Ormai avevano capito di essere stati battuti. Il 17 erano al Polo, dove fecero i necessari rilevamenti (altitudine 2850 metri), e Scott scrisse nel suo diario: “Il Polo! Sì ma in quali diverse circostanze da quelle sognate.” E anche: “Great God, this is an awful place” (Gran Dio, questo è un posto orribile). Il giorno dopo arrivarono alla tenda di Amundsen, con una sventolante bandiera norvegese già rovinata dal vento. All’interno trovarono una lettera per il re di Norvegia Haakon VII, con una richiesta a Scott di fargliela pervenire. Scott scrisse: “…ora dobbiamo affrontare 800 miglia di duro traino – e addio alla maggior parte dei sogni a occhi aperti”.<br />
Maria Pia Casarini</p>
<address>*Nota:<br />
1 miglio marino (nautical mile) = 1.853,184 m; 60 miglia marine corrispondono a 1 di latitudine; 1 miglio terrestre ([terrestrial] mile) = 1609,34 m. Spesso nei diari scritti durante le spedizioni si trovano riferimenti a “miglia” senza specificare. Lo studioso deve perciò calcolare le reali distanze usando le latitudini relative.<br />
Bibliografia:<br />
Huntford, Roland, Race for the South Pole, 2010, Continuum, 414 p<br />
Riffenburgh, Beau, Terra Nova. Scott’s Last Expedition, 2010, Cambridge, Scott Polar Research Institute, 48 p.<br />
Scott, Robert Falcon, Captain, Journals. Captain Scott’s Last Expedition, 2008, Oxford University Press, 529 p.<br />
Scott, Robert Falcon, Captain, The Voyage of the Discovery, 2009, Wordsworth Editions, 649 p.</address>
<p>Il racconto proseguirà in “Notizie Polari” di Febbraio.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>2012.01.28 &#8211; &#8220;Il Rotary ed i Principi Etici delle Professioni e della Scienza&#8221; di Alberto Breccia Fratadocchi</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 10:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Il Rotary e i valori etici delle Professioni e della Scienza" di Alberto Breccia Fratadocchi]]></category>
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Alberto Breccia Fratadocchi

ll Rotary ed i Principi Etici delle Professioni e della Scienza di Alberto Breccia Fratadocchi
Il Rotary recluta i suoi Membri fra tutti coloro che svolgono attività professionali in forma elevata e moralmente ineccepibile.
Il Rotary ritieni pertanto che tutti i Rotariani abbiano principi morali nello svolgimento delle proprie attività professionali.
Il Rotary concepisce la professione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_7054" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Breccia-Fratadocchi-Alberto.jpg"><img class="size-full wp-image-7054" title="Breccia Fratadocchi Alberto" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Breccia-Fratadocchi-Alberto.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Alberto Breccia Fratadocchi</dd>
</dl>
<p style="text-align: justify;">ll Rotary ed i Principi Etici delle Professioni e della Scienza di Alberto Breccia Fratadocchi<br />
Il Rotary recluta i suoi Membri fra tutti coloro che svolgono attività professionali in forma elevata e moralmente ineccepibile.<br />
Il Rotary ritieni pertanto che tutti i Rotariani abbiano principi morali nello svolgimento delle proprie attività professionali.<br />
Il Rotary concepisce la professione come opportunità di servire la Società al di sopra di ogni interesse personale: SERVICE ABOVE SELF.<br />
Quali sono allora i principi etici delle Professioni per i quali il Rotary selezione i suoi Membri ?<br />
Nella Filosofia rotariana si trova solo un CODICE ETICO raffigurato nella prova delle quattro domande:<br />
CIO’ CHE PENSO, DICO E FACCIO:<br />
- risponde a verità<br />
- è giusto per tutti gli interessati?<br />
- promuoverà la buona volontà e migliori rapporti d’amicizia?<br />
- sarà vantaggioso per tutti gli interessati?<br />
Quando fu concepito nel 1932 dal Rotariano Herbert J. Taylor ebbe un certo successo tanto che divenne il Codice Etico del Rotary nel 1944.<br />
Quel Codice, di per se buono, è però fragile e limitativo, valido in quel momento storico in cui fu enunciato, assolutamente insufficiente oggi.<br />
Premesso che le Scienze nell’ultimo secolo, soprattutto negli ultimi cinquanta anni hanno enormemente contribuito a migliorare la salute dell’uomo, ad accrescerne la speranza di vita e ad aumentarne il benessere, constatato che un cattivo uso delle scienze può però arrecare anche danni all’uomo, ad altre specie viventi e all’ambiente si ravvisa la necessità di completare le quattro domande della Prova con il superamento del dualismo concettuale e delle difficoltà di scelta fra fra buona e cattiva Scienza.<br />
I Principi Etici per le Scienze soprattutto sperimentali non sono definibili in modo assiomatico, Il principio etico è soprattutto legato alla finalizzazione cioè all’obiettivo che ci si pone con la propria attività. Questo concetto pone in risalto la funzione di un codice di Responsabilità soprattutto per il Rotariano. Il concetto di Responsabilità si è dimostrato più ambiguo di quanto non si credesse quando l’Operatore è responsabile della sua attività professionale ( responsabilità individuale) ed entra in contrasto con il  Sistema aggregato di Responsabilità , proprio della Società, Industrie ed Associazioni ( Conflitto di Responsabilità). Per superare dubbi e dilemma, che rappresentano gli elementi di limitazione della sua responsabilità, l’Operatore deve avere una profonda preparazione e convinzione etica che il Sistema Rotary può dargli. Per questo il Rotary deve completare i suoi Principi Etici seguendo l’evoluzione dei tempi e della Società globale.<br />
Ecco perché suggerisco che alle quattro domande del Codice Etico del Rotary del 1944  occorre aggiungerne altre quattro:<br />
- Salvaguarda l’ambiente ed il suo ecosistema?<br />
- Migliora la qualità della vita senza recar danno al mondo intorno a noi?<br />
- Si oppone all’uso improprio dei ritrovati della Scienza?<br />
- Promuove una migliore conoscenza nella pubblica opinione sui benefici apportati dalle azioni etiche del Rotary?<br />
Il Rotary non si è mai posto il significato della moralità o meno della Scienza e della sua funzione essenziale per salvare il Mondo e l’Umanità. A questo fine è opportuno definire le proposizione generali che sono alla base delle Scienza e che la rende la più universale nella salvaguardia dell’ambiente e nel migliorare la qualità della vita:<br />
- La Scienza è universale ed il suo progresso ponderato deve essere universalmente condiviso ( altrimenti non è Scienza).<br />
- La Ricerca Scientifica deve essere neutrale e volta ad una migliore comprensione dei fenomeni naturali.<br />
- La condotta etica scientifica è universale ed indipendente dal contesto culturale generale.<br />
- Le problematiche etiche emergono nella finalizzazione e/o nella applicazione dei risultati della ricerca scientifica.<br />
La mancanza di una riflessione sulla Scienza e sul Progresso Tecnologico è una lacuna che nasce dalla mancanza nel CODICE ETICO del Rotary della quattro domande aggiuntive che nascono dalle Proposizione sulla Scienza ormai accettate come Principi Etici della Scienza.<br />
Esaminando Il Piano Strategico RI, che è entrato in vigore dal 1 Luglio 2010, la definizione dei Valori Fondamentali del Rotary che vi sono riportati , le Priorità Strategiche e gli obiettivi basati essenzialmente sulla Prova delle quattro domande di Herbert J. Taylor senza mai citare i valori della Scienza e del Progresso troviamo solo un Rotary assistenziale e fortemente umanitario, si ,ma fermo come filosofia d’azione a sessanta anni fa. Sarebbe opportuno che le Azioni Strategiche Rotariane fossero completate con azioni conformi  alle presenti Responsabilità morali del Rotary International.<br />
Si vogliono conquistare i giovani, si consiglia la costituzione dei  Club “25-35”, si vuole essere universali senza prendere in considerazione Le Scienze ed il Progresso tecnologico che rappresentano gli attuali valori più universali in un mondo globalizzato<br />
La Terra è come una grande astronave che vaga nell’Universo sapendo che non ha nessun punto d’approdo e si deve mantenere e salvarsi da sola utilizzando in primis la Scienza ed il Progresso.<br />
Alberto Breccia Fratadocchi, PDG – Distretto 2090’</p>
</div>
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		<title>2012.01.28 &#8211; &#8220;Il farmacista: professionista o commerciante?&#8221; di Alessandra Pompei</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 10:16:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Liberalizzazioni" di Alessandra Pompei]]></category>
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Alessandra Pompei
La vera ragione del dissesto della farmacia e degli attacchi al farmacista originano da un’assenza o scarsa visibilità del ruolo, in particolare nasce con la Legge 23 dicembre 1978, n. 833 &#8220;Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale&#8221; (RIFORMA SANITARIA), infatti, in questa riforma il farmacista perde il ruolo di sanitario, egli è completamente ignorato, per [...]]]></description>
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<div id="attachment_7055" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Pompei-Alessandra.jpg"><img class="size-full wp-image-7055" title="Pompei Alessandra" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Pompei-Alessandra.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Alessandra Pompei</p></div>
<p style="text-align: justify;">La vera ragione del dissesto della farmacia e degli attacchi al farmacista originano da un’assenza o scarsa visibilità del ruolo, in particolare nasce con la Legge 23 dicembre 1978, n. 833 &#8220;Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale&#8221; (RIFORMA SANITARIA), infatti, in questa riforma il farmacista perde il ruolo di sanitario, egli è completamente ignorato, per il suo ruolo, mentre viene marginalmente menzionato nell’art. 14 – relativo alle funzioni delle Unità sanitarie locali: “Nell&#8217;ambito delle proprie competenze, l&#8217;unità sanitaria locale provvede, all&#8217;assistenza farmaceutica e alla vigilanza sulle farmacie”.<br />
Con quest’assunto la farmacia diventa un fornitore di beni (farmaco e presidi) il cui rapporto è regolato da un accordo convenzionale. Un bel passo indietro di circa mezzo secolo, come si evince nel regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, dove il farmacista è riconosciuto tra le professioni sanitarie unitamente al medico e veterinario.  La farmacia è indifesa, dinamica che trova riscontro negli ultimi eventi normativi.<br />
Si è verificata, di fatto, l’aggressione al sistema farmacia degli ultimi anni che in realtà, è l’espressione di un’aggressione, che in origine, era rivolta al farmacista e alla sua rendita di posizione.<br />
Vediamo come in realtà è percepito il ruolo del farmacista.<br />
L&#8217;espressione della professionalità del farmacista, che viene percepita dall&#8217;osservatore utente, si estrinseca in un atto meramente di scambio.<br />
Nell&#8217;esprimere il suo atto professionale il farmacista trasmette al cliente una serie d&#8217;imput visivi costituiti dall&#8217;ambiente di lavoro, dalla propria immagine e dalla spedizione della ricetta. Dobbiamo costatare che il farmacista ha pochi elementi per comunicare la propria  professionalità. Sostanzialmente il suo atto professionale, apparente, si traduce nell&#8217;interpretazione-lettura della ricetta, individuazione del farmaco, ed emissione dell&#8217;eventuale scontrino fiscale (può, su richiesta del cliente, formulare consigli circa l&#8217;assunzione e posologia del farmaco). L’atto professionale appare all’osservatore  sostituibile, cioè, in sostanza non emerge l’espressione della conoscenza professionale. Da questo impatto  municativo la professionalità non emerge, tanto che nel luogo comune s&#8217;identifica la farmacia e non il farmacista. Il cliente va in una determinata farmacia  perché più assortita, o per la disponibilità del personale, ma, non certamente, per avere un servizio diverso e per la professionalità del farmacista. In sostanza la vera essenza professionale, la funzione di  ontrollo e tutta la normativa cautelativa prescritta dai codici ufficiali, ad esclusiva tutela della salute del cittadino, non appare visibile, quindi, non rende giustizia della vera precipua funzione che il farmacista svolge. Non mancano al farmacista stimoli e informazioni che parlano di marketing, (direi più di merchandising ad uso e consumo di produttori e fornitori di servizi per la farmacia), a tal proposito, il lay-out della farmacia è un elemento importante, che gioca un forte impatto a livello di percezione visiva , argomenti trattati abbondantemente da tutti e le riviste di categoria, che mettono in risalto il negozio farmacia, cioè l&#8217;azienda. È necessario, invece, insistere   sulla comunicazione umana per trasformare il concetto da prodotto venduto in farmacia a prodotto consigliato dal farmacista, da farmacia di servizi ai servizi erogati dal farmacista in farmaci a, dal negozio farmacia alla farmacia quale luogo di accesso al farmacista professionista sanitario di primo livello, condizione purtroppo persa con l’avvento della riforma sanitaria.<br />
Quotidianamente attraverso i suoi contatti, il farmacista può incutere ed invertire questo luogo comune, operando una sorta di reframing, trasformazione di luoghi comuni. Egli ha la possibilità e la capacità: la comunicazione umana può essere uno strumento incisivo ed efficace per comunicare e trasmettere la vera essenza professionale. È necessario che il ruolo, la centralità e la preparazione specifica del professionista emergano attraverso la comunicazione umana per fidelizzare il cliente e coniugare il bisogno-salute dell&#8217;utente nella risposta farmacista sanitario di primo livello. Il farmacista che diventa testimonial non del prodotto, ma della sua professionalità peculiare ed esclusiva, mission oriented.<br />
Per raggiungere questi obiettivi è necessario che,il farmacista, professionista sanitario di primo livello, riconosciuto  e parte integrante del SSN, sia sempre piu&#8217; aggiornato, capace di orientare il paziente ed abbia la possibilità di  fornire servizi, prodotti e consulenze per il benessere e la salute di ogni individuo che ad egli si rivolge.<br />
Alessandra Pompei</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>2012.01.28 &#8211; &#8220;Il riconoscimento dell&#8217;attività scientifica e tecnica del Presidente Internazionale del Rotary, Ing. Kalyan Banerjee da parte dei Distretti 2090 e 2070 del Rotary d&#8217;Italia&#8221; di Alberto Breccia Fratadocchi</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 10:01:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Il Rotary e i valori etici delle Professioni e della Scienza" di Alberto Breccia Fratadocchi]]></category>
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Alberto Breccia Fratadocchi

Premessa fondamentale a questa nota è che  un Rotariano è bravo se è un buon professionista. In questa ottica abbiamo ritenuto che il Presidente del Rotary International fosse il miglior professionista del suo settore industriale.  I Rotariani d’Italia ritengono che fosse esatto per l’attuale Presidente del Rotary ed hanno inteso dimostrarlo con due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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<dl id="attachment_7054" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Breccia-Fratadocchi-Alberto.jpg"><img class="size-full wp-image-7054" title="Breccia Fratadocchi Alberto" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Breccia-Fratadocchi-Alberto.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Alberto Breccia Fratadocchi</dd>
</dl>
<p>Premessa fondamentale a questa nota è che  un Rotariano è bravo se è un buon professionista. In questa ottica abbiamo ritenuto che il Presidente del Rotary International fosse il miglior professionista del suo settore industriale.  I Rotariani d’Italia ritengono che fosse esatto per l’attuale Presidente del Rotary ed hanno inteso dimostrarlo con due iniziative: <strong>l’assegnazione della Laurea ad Honorem in Ingegneria Gestionale nell’Università de L’Aquila e la nomina ad Accademico permanente nell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna</strong>. Per questo hanno ottenuto che le due iniziative  andassero entusiasticamente a buon fine per l’eccellente curriculum professionale del Presidente Ing. Kalyan Banerjee<br />
Il curriculum dell’Ing. Kalyan Banerjee.<br />
L’Ing. Kalyan Banerjee , Presidente  del Rotary International, è un industriale chimico e nella sua attività quarantennale ha portato la sua Industria principale la United Phosphorous Limited (U.P.L.) ad essere la più grande Industria agrochimica dell’India e la quarta nel Mondo. Egli ne è il Direttore Generale ma è anche il Presidente dell United Phosporous Bangladesh Limited<br />
La UPL  ha portato avanti un strategia globale guidata dall’Ing. Banerjee di continua espansione attraverso acquisizioni, alleanze strategiche e sviluppando centri sussidiari di produzione.<br />
La sua Industria ha creato un network attraverso tutti i Continenti con centri di produzione  in diciotto Stati  e numerosi Uffici di rappresentanza .<br />
Lo sviluppo della Industria Agrochimica da parte dell’ Ing. Kalyan Banerjee ha portato alla creazione nella sua città di  VAPI ad un grande Centro Industriale di oltre 1200 piccole e medie industrie  con l’aiuto del locare Rotary Club. La stessa città di VAPI da piccolo villaggio è diventata il maggior Centro Industriale dello Stato di Gujarat.<br />
L’integrazione con altre realtà industriali è stato l’ obiettivo guida  dello sviluppo della sua Industria perché gli ha permesso di avere sempre materiale grezzo, come minerali impuri,  per i suoi multi centri di produzione creando un flusso continuo e centralizzato di prodotti e di servizi controllati da una attenta analisi di qualità. E’ una delle poche industrie al Mondo che produce composti complessi organo-fosforici partendo dai minerali di fosforo anche con proprie originali procedure.<br />
Seguendo le richieste e le indicazioni del mercato la UPL ha creato  una struttura di Ricerca e Sviluppo di altissima capacità con particolare attenzione alla brevettistica ed a protocolli regolamentativi nella produzione e nella innovazione.<br />
La sua connessione con la JAI Research Foundation , riconosciuta a livello internazionale , con un Centro indipendente di eccellenza per le attività di Ricerca e di controlli tossicologici, è la migliore dimostrazione della sensibilità verso lo sviluppo industriale<br />
associata ad una altrettanto sensibilità verso la ricerca e l’innovazione  nell’Industria.<br />
Questa sua attività industriale e tecnologica ha portato l’Ing. Kalyan Banerjee ad essere Membro  dello Istituto Indiano degli Ingegneri Chimici e della American Chemical Society, Presidente  della Associazione Industriale di Vapi e Presidente della Sezione dello Stato di Gujarat della Confederazione delle Industrie Indiane.<br />
Le due Iniziative tecnico-scientifiche.<br />
Il Rotary d’Italia ed in particolare i Distretti 2090 e 2070 hanno voluto onorare l’attività tecnica e la sensibilità scientifica professionale  del Presidente del Rotary International, Ing. Kalyan Benerjee,  con la laurea ad Honorem in Ingegneria Gestionale nell’Università de L’Aquila e con l’Associazione a vita nell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna.<br />
L’Università de l’Aquila ha voluto onorare il Rotary che sta fortemente operando nella ricostruzione della Facoltà di Ingegneria con un impegno di molti professionisti rotariani  sotto il coordinamento del Governatore del Distretto Rotary 2090, Ing. Francesco Ottaviano  , nella persona del suo Presidente Internazionale Ing. Kalian Banerjee  con la Laurea ad Honorem in Ingegneria Gestionale . La tipologia della Laurea Magistrale è pregnante per la figura di tecnico e geniale imprenditore del Presidente del Rotary per l’enorme lavoro che ha fatto nella sua  città di Vapi, facendone da Villaggio a capitale industriale dello Stato di Gujarat e con la sua Industria divenuta sotto la sua  direzione la più grande in India come Agro-Industria e fra le più grandi nel Mondo .<br />
Giustamente il neo Laureato ad Honorem ha scelto come tema della sua Lezione dottorale “ Science, vocation and heart to serve humanity”  che sono i Principi del Rotary ma anche le Linee del Successo della sua vita.<br />
Nella lettera di comunicazione da parte del Presidente dell’ Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna dell’avvenuta elezione all’unanimità dell’ ing. Kalyan  Banerjee, Presidente del Rotary International  a membro permanente della Accademia sono stati ricordati gli alti meriti tecnici e scientifici ed industriali del neo Accademico insieme al ricordo dei grandi scienziati del Passato, che hanno sempre onorato l’Accademia e le Scienze,  accomunandolo ad essi.<br />
Alberto Breccia Fratadocchi, PDG del Distretto 2090<br />
Accademico Benedettino dell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna</p>
</div>
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		<title>2012.01.28 &#8211; &#8220;L&#8217;istruzione professionale&#8221; di Stefania Scatasta</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 09:50:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["L'istruzione professionale" di Stefania Scatasta]]></category>
		<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[Se è vero che l’Istruzione professionale costituisce, da sempre, un asset fondamentale per il territorio fermani, da sempre vocato alla produzione manifatturiera, oggi lo è a maggior ragione. Nell’attuale contesto di crisi economica la disponibilità di figure dotate di una preparazione professionale di base adeguata a soddisfare un’offerta occupazionale sempre più mirata e selettiva  costituisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Scatasta-Stefania.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7056" title="Scatasta Stefania" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Scatasta-Stefania.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a>Se è vero che l’Istruzione professionale costituisce, da sempre, un asset fondamentale per il territorio fermani, da sempre vocato alla produzione manifatturiera, oggi lo è a maggior ragione. Nell’attuale contesto di crisi economica la disponibilità di figure dotate di una preparazione professionale di base adeguata a soddisfare un’offerta occupazionale sempre più mirata e selettiva  costituisce infatti un elemento strategico di competitività del sistema produttivo.<br />
In questa particolare congiuntura, nella recente riforma scolastica, agli Istituti professionali è stata da un lato confermata la competenza ad erogare diplomi quinquennali assimilabili nei fatti a quelli dell’Istruzione tecnica, dall&#8217;altro lato sono stati definiti &#8220;percorsi di istruzione e formazione professionale” triennali di competenza regionale, svolti dagli stessi istituti o da enti accreditati, per l’acquisizione di un titolo immediatamente spendibile nel mondo del lavoro.<br />
Tale passaggio non è privo di notevoli rischi ed opportunità.<br />
Rischi di veder disperdere a causa della riduzione dei contenuti tecnico/pratici a vantaggio di quelli scientifico/culturali un’utenza consistente, orientata al lavoro (circa il 25% del totale) verso l’abbandono scolastico o percorsi esterni all’istituzione pubblica, inadeguati ad una formazione integrale dell’individuo, sempre più indispensabile per una proficuo inserimento nel contesto sociale e professionale.<br />
Opportunità di approfittare dei maggiori spazi di autonomia e flessibilità offerti dalla riforma per integrare maggiormente la scuola con il sistema economico, produttivo ed istituzionale del territorio.<br />
Da ciò deriva il particolare dinamismo messo in campo quest’anno dall’IPSIA Ostilio Ricci, tradizionale presidio scolastico del fermano, che da sempre forma figure professionali nei settori meccanico, elettrico, elettronico e della moda, che si inseriscono con un riscontro occupazionale superiore agli altri percorsi scolastici.<br />
La scuola, attualmente interessata da un consistente intervento di ampliamento attuato dalla Provincia di Fermo, ha infatti attivato grazie alla collaborazione della Camera di Commercio, un serrato confronto con le categorie socio economiche, finalizzato alla “riprogettazione” e all’ampliamento dell’offerta formativa, che riguarderà gradualmente tutti i settori,  con l’attivazione a partire dal prossimo anno scolastico di nuovi corsi nel settore, in forte crescita, dei servizi alla persona (“benessere”: acconciatura e cura estetica) ed alla ristrutturazione dei contenuti di quelli “tradizionali”.  Inoltre, nuovi corsi per la formazione di una figura professionale di &#8220;operatore dell&#8217;abbigliamento-sartoria/calzatura&#8221;, dotata di competenze di base comuni nel campo della moda, saranno attivati parallelamente sia nella sede centrale di Fermo sia in quella distaccata di Montegranaro.   Tali nuove proposte formative scaturiscono altresì dai dati previsionali dell’offerta di lavoro nella Provincia di Fermo forniti trimestralmente da UNIONCAMERE.<br />
Allo stesso tempo, sono state create le condizioni per rafforzare l’intreccio tra la scuola e la realtà produttiva attraverso una rinnovata collaborazione delle aziende nella messa a disposizione di “esperti”, nonché nell’intensificazione dei progetti già sperimentati di alternanza scuola/lavoro. Tali interventi verranno supportati da uno specifico protocollo d’intesa tra la scuola, la Provincia di Fermo e la Camera di Commercio che consentirà di attivare risorse del Fondo Sociale Europeo per sostenere l’impegno delle aziende coinvolte e le spese a carico dell’utenza.<br />
Stefania Scatasta</p>
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		<title>2012.01.18 &#8211; &#8220;L&#8217;oratorio come luogo di incontro&#8221; di Angelica Malvatani</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 17:49:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Angelica Malvatani


L&#8217;oratorio come luogo di incontro, spazio per giocare, per capire, per riflettere. Un luogo che diventa comunità e che ha come scopo il sorriso dei bambini, quei sorrisi belli, rasserenanti. Sono 51 gli oratori della Diocesi di Fermo, una realtà enorme che coinvolge almeno .3000 giovani e giovanissimi. Un servizio che è veramente radicato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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<dl id="attachment_6581" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Angelica-Malvatani1.jpg"><img class="size-full wp-image-6581" title="Angelica Malvatani" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Angelica-Malvatani1.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Angelica Malvatani</dd>
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<p style="text-align: justify;">L&#8217;oratorio come luogo di incontro, spazio per giocare, per capire, per riflettere. Un luogo che diventa comunità e che ha come scopo il sorriso dei bambini, quei sorrisi belli, rasserenanti. Sono 51 gli oratori della Diocesi di Fermo, una realtà enorme che coinvolge almeno .3000 giovani e giovanissimi. Un servizio che è veramente radicato nel sociale, visto che ogni oratorio ha un progetto educativo e un obiettivo, l&#8217;incontro col cuore dei ragazzi. Per questo l&#8217;Arcivescovo di Fermo, Luigi Conti, ha ritenuto essenziale avviare un dialogo con gli Ambiti sociali, ben sette quelli che rientrano nel territorio di competenza della Diocesi, la più grande delle Marche. Alla riunione, necessaria per confrontarsi in maniera diretta sulle diverse realtà parrocchiali ed oratoriane dei molti comuni facenti parte dell’Arcidiocesi di Fermo, ha partecipato Don Sebastiano Serafini, presidente del Coordinamento Oratori Fermani, che ha raccontato le tante attività fin qui svolte e le prospettive per il prossimo anno: “Il Vescovo ha voluto soprattutto insistere, ha sottolineato don Sebastiano, sul valore profondamente educativo degli oratori, molti dei quali sono nati proprio sulla spinta delle famiglie che sentivano il bisogno di avere una realtà di supporto alla loro missione educativa. In particolare, l&#8217;incontro con i sette coordinatori d&#8217;Ambito del territorio diocesano è stato utile anche ad impostare un dialogo, a capire che il confronto tra realtà che si occupano di sociale è fondamentale e può creare nuove possibilità di sviluppo”. Impressionanti i numeri e le storie che emergono attorno agli oratori che riguardano anche la zona di Civitanova Marche, l&#8217;area montana, alcuni comuni dell&#8217;ambito di San Benedetto del Tronto. L&#8217;excursus di don Sebastiano è stato fondamentale per stabilire la reale situazione degli oratori sia in riferimento alla loro realizzazione e crescita nel territorio che per il loro sviluppo. Ci sono luoghi con una storia consolidata e altra che sono nati da poco, oratori grandi e meno grandi, spazi che hanno dato ai ragazzi obiettivi e interessi, voglia di giocare e di stare insieme in armonia. Di fronte ai dati presentati sulle realtà monitorate, Monsignor Conti ha constatato il grande risultato di integrazione e collaborazione che gli oratori hanno raggiunto sul territorio, arrivando ad uno sviluppo e ad una presenza così capillare come non si riscontra in nessun altra realtà italiana: “Gli oratori, ha sottolineato il Vescovo, affrontare le difficoltà comuni a tutte le realtà parrocchiali territoriali, ovvero la crisi della famiglia che diventa sempre più monogenitoriale, le  difficoltà lavorative che rendono il genitore sempre più itinerante ed assente, lo scontro tra culture diverse che si dividono spazi sempre più interconfessionali, dunque non può che essere positivo il riscontro dei rappresentanti degli Ambiti Territoriali Sociali che confrontandosi hanno evidenziato quanto sia importante la presenza degli oratori per le famiglie che trovano in essi quel servizio che è “l’accompagnamento nell’educazione ai giovani”.<br />
Gli oratori fermani sono legati insieme attorno ad un Coordinamento, presieduto da don Sebastiano Serafini, fin dal 2008. La relazione del giovane sacerdote si riferisce al triennio dal 2009 al 2011, attorno al progetto “Oratoriamo”. L&#8217;obiettivo di ogni oratorio è ricomporre la frattura tra le generazioni costruire nuove progettualità attorno alla responsabilità educativa della comunità parrocchiale, creare reti tra oratori ma anche verso l&#8217;esterno, verso il mondo. Tanti i giovani e giovanissimi che sono in giro per l&#8217;Europa, attraverso progetti di scambio e di confronto tra oratori, grazie ai rapporti che il Coordinamento fermani è riuscito a stringere. Sui 51 oratori censiti, 38 sono entrati nella rete del coordinamento, 6 sono stati attivati nel 2011 in via sperimentale, 11 sono in fase di ridefinizione, 9 seguono un proprio percorso e 4 devono ancora concretamente partire. Circa 3000 i ragazzi che frequentano questi spazi, la metà dei quali frequenta le scuole elementari, il 32% le medie, il 17% le superiori e il 4% ha più di 18 anni. Sono 250 gli educatori coinvolti, oltre la metà dei quali non ha più di 30 anni. Dunque un movimento giovane e attivo, ci sono stati convegni e corsi di formazione, attorno ai grandi temi scelti di volta in volta dal coordinamento, molti dei quali vissuti insieme allo stesso Arcivescovo Conti. Particolarmente vivace l&#8217;anno 2010, con il gemellaggio che si è venuto a creare con la Fondazione Oratori Milanesi e la Prima festa degli oratori fermani che si è tenuta al San Carlo, a Fermo. E ancora, lo sport, i concorsi, la realizzazione del sito internet <a href="http://www.oratorifermani.it">www.oratorifermani.it</a>, i laboratori teatrali, i giornalini realizzati, i corsi di cucina, di fotografia, di giocoleria, di ogni cosa potesse interessare ai giovanissimi. Tra il 2010 e il 2011 tanti giovani hanno avuto l&#8217;occasione di partecipare a momenti di incontri in Lituania, a Malta, in Belgio e in Spagna, fino all&#8217;incontro dello scorso dicembre, a Fermo, con i responsabili di tanti oratori europei che si sono dati appuntamento a Villa Nazareth per giorni di confronto importanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Angelica Malvatani</p>
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		<title>2012.01.18 &#8211; &#8220;Le scuole che si aprono al territorio&#8221; di Angelica Malvatani</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 17:41:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Angelica Malvatani


Le scuole che si aprono al territorio, che si raccontano, che rendono protagonisti i giovani. In questi giorni sono tanti gli istituti fermani che hanno organizzato momenti di incontro con le famiglie del fermano, per cominciare a costruire il futuro dei ragazzi. Una delle esperienze più significative era all’Istituto professionale di Stato O. Ricci, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6581" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Angelica-Malvatani1.jpg"><img class="size-full wp-image-6581" title="Angelica Malvatani" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Angelica-Malvatani1.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Angelica Malvatani</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Le scuole che si aprono al territorio, che si raccontano, che rendono protagonisti i giovani. In questi giorni sono tanti gli istituti fermani che hanno organizzato momenti di incontro con le famiglie del fermano, per cominciare a costruire il futuro dei ragazzi. Una delle esperienze più significative era all’Istituto professionale di Stato O. Ricci, diretto dalla nostra Stefania Scatasta. Questa è la cronaca della giornata di festa vissuta alla scuola<br />
“Stiamo costruendo la nuova Ipsia”, è la scritta che ha accolto gli ospiti della scuola, sul cantiere coi lavori in corso, con le fiaccole accese e i grandi fari. E&#8217; la festa che l&#8217;istituto, diretto da Stefania Scatasta, ha organizzato, come momento di orientamento per aspiranti studenti, per imprenditori, per realtà economiche e produttive del territorio. Una festa in tono minore, dedicata agli studenti che l&#8217;altro giorno sono stati vittime di un incidente, in onore di Omaima che è in ospedale ad Ancona e lotta per tornare tra i banchi. E davvero è arrivato tutto il mondo che conta, a partire dal Prefetto, Emilia Zarrilli, all&#8217;onorevole Remigio Ceroni, al sindaco di Fermo, Nella Brambatti, il vice sindaco Paolo Calcinaro, il sindaco di Porto Sant&#8217;Elpidio Mario Andrenacci, di Monsampietro Morico Romina Gualtieri, il presidente della Cassa di Risparmio Alberto Palma, tutti a dire la vicinanza di un territorio ad una scuola professionale che si prepara a vincere le sfide del futuro. In prima fila anche Graziano di Battista, presidente della Camera di Commercio, ha sostenuto la metà dell&#8217;investimento per la realizzazione di un&#8217;aula multimediale all&#8217;avanguardia, con un sistema informatico che arriva dall&#8217;America e che consentirà ai ragazzi di lavorare le loro creazioni direttamente al computer. Tra gli ospiti gli ex presidi, Paolo Baleani e Piero Ferracuti che per primi hanno aperto la scuola alle realtà imprenditoriali del territorio. Le studentesse della sezione moda le assolute protagoniste della serata, organizzata dallo staff di presidenza con i tecnici della scuola e le insegnanti Stefania Pellei e Lucia Fiori, con la preside Scatasta entusiasta sostenitrice dei talenti dei giovani. Una sfilata vissuta dalle stesse stiliste e poco importa avere o no il fisico da top model, alte o meno alte, magre o meno magre erano tutte bellissime, colorate dalla loro creatività e dal sogno di diventare famose. Ad aprire, i modelli realizzati per la Cavalcata dell&#8217;Assunta e saranno ancora le studentesse dell&#8217;Ipsia a realizzare l&#8217;abito che sarà indossato dal sindaco di Fermo alla prossima edizione del Palio. E poi, il tricolore per ricordare l&#8217;Unità d&#8217;Italia, tre bimbi piccoli in rosso verde e bianco che sfilavano per primi e davano già emozione, e poi le ragazze coi loro lunghi abiti e l&#8217;emozione delle prime scarpe col tacco. Colori e qualche azzardo per i modelli delle studentesse, lo sfarzo e l&#8217;originalità per gli abiti da sposa, con un modello audace rosso fuoco a chiudere. Emozionata la preside Scatasta che ha ringraziato tutti coloro che hanno partecipato, sicure le autorità nel confermare la vicinanza e il supporto alla scuola. È toccato al professor Massimo Rossi parlare delle nuove prospettive dell&#8217;Ipsia, con i corsi dedicati al benessere e alla formazione di estetiste e parrucchieri. Un giorno di festa, aspettando che torni Omaima a vivere la scuola con i suoi coetanei.<br />
Angelica Malvatani</p>
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		<title>2012.01.18 &#8211; &#8220;Promemoria da tuo figlio&#8221; di Gennaro Natale</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 15:38:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Spigolature" di Gennaro Natale]]></category>
		<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;
Gennaro Natale
Desidero proporre questa sorta di decalogo che ogni genitore dovrebbe tenere sempre presente, e rifletterci su, sia quando è chiamato a educare, sia quando è chiamato a dare il proprio esempio ai figli.
Non ne conosco l’autore, fu un articolo apparso sulla rivista “The King’s Business Magazine” che fu pubblicata mensilmente, dal 1910 al 1970, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div id="attachment_6805" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Natale-Gennaro.jpg"><img class="size-full wp-image-6805" title="Natale Gennaro" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Natale-Gennaro.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Gennaro Natale</p></div>
<p>Desidero proporre questa sorta di decalogo che ogni genitore dovrebbe tenere sempre presente, e rifletterci su, sia quando è chiamato a educare, sia quando è chiamato a dare il proprio esempio ai figli.<br />
Non ne conosco l’autore, fu un articolo apparso sulla rivista “The King’s Business Magazine” che fu pubblicata mensilmente, dal 1910 al 1970, dal B.I.O.L.A. il Bible Institute of Los Angeles (ora Biola University).<br />
Leggetelo attentamente e, suggerisco, più volte; ne vale la pena.</p>
<p><strong>Promemoria da tuo figlio </strong><br />
<strong>Oggetto: me stesso! </strong></p>
<p><span style="color: #000080;">Non viziarmi. So benissimo che non dovrei avere tutto quello che chiedo. </span><br />
<span style="color: #000080;">Voglio solo metterti alla prova.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non aver paura di essere severo con me. Lo preferisco. </span><br />
<span style="color: #000080;">Questo mi permette di capire in che cosa sono valido.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non usare la forza con me. Questo mi insegna che la potenza è tutto ciò che conta. </span><br />
<span style="color: #000080;">Sarò più disponibile ad essere guidato.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non essere incoerente. Questo mi sconcerta e mi costringe a fare ogni sforzo per farla franca tutte le volte che posso.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non fare promesse; potresti non essere in grado di mantenerle. </span><br />
<span style="color: #000080;">Questo farebbe diminuire la mia fiducia in te.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non cedere alle mie provocazioni quando dico e faccio cose solo per imbarazzarti, perché cercherei allora di avere altre vittorie simili.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non essere troppo turbato quando dico: &#8220;Ti odio&#8221;. </span><br />
<span style="color: #000080;">Non intendo dire questo, lo faccio perché tu sia triste per quello che mi hai fatto.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non farmi sentire più piccolo di quanto non sia: rimedierei comportandomi da più grande di quanto non sia.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non fare per me le cose che posso fare da solo. </span><br />
<span style="color: #000080;">Questo mi fa sentire come un bambino e potrei continuare a tenerti al mio servizio.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non fare che le mie &#8220;cattive abitudini&#8221; mi guadagnino molta parte della tua attenzione. </span><br />
<span style="color: #000080;">Ciò mi incoraggia a continuare con esse.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non correggermi davanti alla gente. </span><br />
<span style="color: #000080;">Presterò molta più attenzione se parlerai tranquillamente con me a quattr’occhi.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non cercare di discutere sul mio comportamento nella foga di un litigio. </span><br />
<span style="color: #000080;">Ovviamente il mio udito non è molto buono in quel momento e la mia collaborazione è anche peggiore. È giusto comportarsi come si deve, ma bisogna parlarne con calma.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non cercare di farmi prediche. </span><br />
<span style="color: #000080;">Saresti sorpreso di vedere come so bene che cosa è giusto e che cosa è sbagliato.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non farmi sentire che i miei errori sono colpe. </span><br />
<span style="color: #000080;">Devo imparare a fare errori senza avere la sensazione di non essere onesto.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non brontolare continuamente. </span><br />
<span style="color: #000080;">Se lo fai dovrò difendermi facendo finta di essere sordo.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non pretendere spiegazioni per il mio comportamento scorretto. </span><br />
<span style="color: #000080;">Davvero non so perché l’ho fatto.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non mettere troppo a dura prova la mia sincerità. Vengo facilmente intimorito, tanto da dire bugie.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non dimenticare che mi piace molto fare esperimenti. </span><br />
<span style="color: #000080;">Imparo da questi, per cui ti prego di sopportarli.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non proteggermi dalle conseguenze. </span><br />
<span style="color: #000080;">Ho bisogno di imparare dall’esperienza.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non badare troppo alle mie piccole indisposizioni: potrei imparare a godere cattiva salute se questo mi attira la tua attenzione.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non zittirmi quando faccio domande oneste. </span><br />
<span style="color: #000080;">Se lo fai, scoprirai che smetto di chiedere e io cercherò le mie informazioni altrove.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non rispondere alle domande &#8220;sciocche&#8221; o senza senso. </span><br />
<span style="color: #000080;">Desidero solo tenerti occupato di me.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non pensare assolutamente di apparire ridicolo se ti scusi con me. </span><br />
<span style="color: #000080;">Una scusa reale mi fa sentire sorprendentemente affettuoso verso di te.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non sostenere mai di essere perfetto o infallibile. </span><br />
<span style="color: #000080;">Questo mi offre il pretesto per non seguirti.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non preoccuparti per il tempo che passiamo insieme. </span><br />
<span style="color: #000080;">È &#8220;come&#8221; lo passiamo, che conta.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non permettere che i miei timori suscitino la mia ansia, perché allora diventerei più pauroso. Indicami il coraggio.</span><br />
<span style="color: #000080;">Non dimenticare che non posso crescere bene senza molta comprensione ed incoraggiamento, ma non ho bisogno di dirtelo, vero?</span><br />
<span style="color: #000080;">RICORDATI: IO IMPARO PIU’ DA UN ESEMPIO CHE DA UN RIMPROVERO.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>2012.01.18 &#8211; &#8220;Sorriso&#8221; di Marzia Marchionni</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 10:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Dedicato a te" di Marzia Marchionni]]></category>
		<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;



Marzia Marchionni


Sorriso.
Cosa costa regalare un sorriso? Niente. Cosa può comportare? L&#8217;infinito. Fuori e dentro di noi. Eppure spesso lo si dimentica. In una società travolta dalla routine quotidiana&#8230; rimaniamo schiavi delle nostre gabbie mentali&#8230;
Ciascuna cosa fatta con un sorriso, invece, acquisisce un sapore diverso. La si fa con atteggiamento diverso. Il sorriso è la porta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6568" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Marzia-Marchionni.jpg"><img class="size-full wp-image-6568" title="Marzia Marchionni" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Marzia-Marchionni.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Marzia Marchionni</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Sorriso.<br />
Cosa costa regalare un sorriso? Niente. Cosa può comportare? L&#8217;infinito. Fuori e dentro di noi. Eppure spesso lo si dimentica. In una società travolta dalla routine quotidiana&#8230; rimaniamo schiavi delle nostre gabbie mentali&#8230;<br />
Ciascuna cosa fatta con un sorriso, invece, acquisisce un sapore diverso. La si fa con atteggiamento diverso. Il sorriso è la porta per far riemergere la &#8220;grazia&#8221;, l&#8217;amorevolezza nel fare ciascuna cosa. Un sorriso ringrazia di per sé. Arricchisce chi lo dà e chi lo riceve. Non solo quando si è allegri, sempre. Anche nei momenti in cui ci si sente non &#8220;al massimo&#8221;&#8230; anzi, è proprio lì che possiamo sperimentarne la forza.<br />
Il sorriso dispone ad entrare nel clima della dolcezza.<br />
Prova a sorridere delicatamente, ora. In qualsiasi stato d&#8217;animo si versi, si trova giovamento.<br />
Da &#8220;Dialoghi con l&#8217;angelo&#8221;, G. Mallasz, (EDIUM, Milano, 1979):<br />
«Parlo del sorriso.<br />
Nel viso la bocca rappresenta la materia.<br />
Si trova in basso.<br />
La forza dell&#8217;attrazione verso il basso tira la bocca in giù,<br />
la forza di attrazione verso l&#8217;alto la eleva.<br />
Ogni animale sa piangere, gemere.<br />
SORRIDERE LO SA FARE SOLO L&#8217;UOMO. E&#8217; la chiave.<br />
Non sorridete solo quando siete di buonumore!<br />
Il vostro sorriso è sorriso creatore!<br />
&#8230;&#8230;&#8230;<br />
Il sorriso è l&#8217;immagine della liberazione. Simbolo.<br />
LA FORZA CREATRICE ELEVA LA MATERIA.<br />
Ciò dipende da Te.<br />
Non più: sono allegro – sorrido,<br />
sono triste – piango.<br />
Ciò non esiste più! Modi antiquati!<br />
&#8230;&#8230;&#8230;.<br />
Come puoi riconoscere la tua strada se non sorridi?<br />
IO ABITO NEL SORRISO E SONO LA SUA MISURA.<br />
Il sorriso è simbolo: padronanza sulla materia.<br />
Se leggi un libro lo avvicini a te per vedere bene.<br />
Se vuoi leggermi, devi avvicinarti.<br />
IO ABITO NEL SORRISO».<br />
«Sorridere, dunque, ci aiuta a sollevarci dalle nostre più oscure prigioni mentali, mettendoci in sintonia con lo spazio angelico della libertà e della creazione» (Marco Guzzi, in &#8220;Per donarsi&#8221;, Ed. Paoline, 2ª ed. 2011).<br />
E&#8217; il miglior biglietto da visita che possiamo scegliere per presentarci ed entrare in contatto con gli altri e, in primis, con noi stessi.<br />
Perchè? Perché sorriso è l&#8217;espressione di Dio.</p>
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		<title>2012.01.10 &#8211; La selezione perversa della classe politica italiana di Luca Romanelli</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:59:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Res Publica" di Luca Romanelli]]></category>
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Luca Romanelli


La selezione perversa della classe politica italiana di Luca Romanelli
E’ cosa oramai evidente che da decenni la classe politica italiana viene selezionata in maniera perversa, cioè contraria agli interessi della collettività.
Il segnale più evidente è l’inamovibilità dei “leader”: a sinistra come a destra, quasi sempre lo stesso personale da decenni. Molti sempre lì, malgrado [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6858" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli2.jpg"><img class="size-full wp-image-6858" title="Luca Romanelli" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli2.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Luca Romanelli</dd>
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</div>
<p style="text-align: justify;">La selezione perversa della classe politica italiana di Luca Romanelli<br />
E’ cosa oramai evidente che da decenni la classe politica italiana viene selezionata in maniera perversa, cioè contraria agli interessi della collettività.<br />
Il segnale più evidente è l’inamovibilità dei “leader”: a sinistra come a destra, quasi sempre lo stesso personale da decenni. Molti sempre lì, malgrado scandali, sconfitte, evidente logoramento. E poi una gran massa di accoliti opportunisti, avventurieri o semplicemente gente che non ha di meglio da fare che vivere di politica.<br />
Che la qualità del personale parlamentare e delle assemblee elettive sia peggiorata decisamente è difficile obiettare. Che anche a livello locale ci sia parecchia gente che vivacchia saltando da un assessorato ad una consulenza o ad un CDA di municipalizzata è pure un’evidenza.<br />
Questo apparato di inamovibili e “professionisti” paralizza il salutare ricambio della classe dirigente e crea nei partiti quel gattopardesco, pesante clima per cui si percepisce che i cambiamenti sono quasi sempre apparenti e illusori, rispetto a un sistema di potere opaco e vischioso.<br />
Il problema è che questo “blob” non produce decisioni. O meglio produce, per autoalimentarsi, spesa pubblica infruttuosa e paralisi di governo, come stiamo sperimentando in questi tempi.<br />
Tuttavia non è che non si possa fare niente a riguardo. Ecco alcune proposte per tentare di smontare i meccanismi di auto-perpetuazione della Casta:<br />
1. abolire il finanziamento pubblico dei partiti e nel contempo vietare drasticamente contributi condizionanti da parte dei potentati economici. I “rimborsi” elettorali (300 milioni all’anno) sono l’arma principale che i gruppi dirigenti hanno oggi  in mano per garantirsi il consenso, a scapito di nuove leve. I partiti dovrebbero invece vivere di contributi volontari (deducibili dalle imposte) di milioni di cittadini. E dovrebbero sudare per meritarseli, con la trasparenza, la buona comunicazione, la buona gestione delle istituzioni. Questo “giudizio continuo” dei cittadini finanziatori incentiverebbe una “selezione naturale” del personale politico, premiando quello più motivato e capace di cogliere e comunicare le istanze della società;<br />
2. abrogare la legge elettorale attuale e le liste bloccate, possibilmente tornando ad un sistema uninominale o comunque basato sulle preferenze individuali, associato ad una rigorosa trasparenza delle spese elettorali;<br />
3. istituzionalizzare, come in America, le elezioni primarie per le cariche politiche ed amministrative più importanti, per sottrarre le candidature ai giochi di palazzo e responsabilizzare i cittadini. Gli italiani si sono mostrati più volte  pronti a decidere per proprio conto;<br />
4. istituire una rigorosa anagrafe degli eletti, che renda conto del loro patrimonio all’inizio e alla fine del mandato;<br />
5. approvare finalmente una rigorosa legge che prevenga situazioni rilevanti di conflitto di interessi nell’esercizio delle funzioni pubbliche;<br />
6. limitare il numero di mandati nello stesso livello amministrativo o politico a due o a 10 anni;<br />
7. ridurre drasticamente le indennità e i benefits dei politici. Il bilancio complessivo di Camera e Senato è quadruplicato in 30 anni. Va dimezzato almeno. I vitalizi, ad esempio, danneggiano la concorrenza politica, perché svantaggiano quei cittadini che per partecipare alla vita politica debbono compiere rinunce professionali;<br />
8. disboscare la selva del parastato e delle società partecipate a tutti i livelli. Passare dove possibile dai Consigli di Amministrazione a Amministratori Unici, soggetti a controlli incisivi da parte dei revisori. Accorpare società che operano su bacini di utenza troppo limitati o con finalità che si sovrappongono. Liberalizzare, favorendo l’accorpamento su dimensioni ottimali per l’efficienza, i servizi pubblici locali. Se necessario conseguire tutto questo “affamando” gli enti pubblici che sprecano, magari riferendosi a costi standard, ma allo stesso tempo dando ai loro responsabili i poteri per agire rapidamente.<br />
Con questi e altri strumenti avremo probabilmente al potere più quarantenni dalla faccia pulita, che dopo 5 o 10 anni ritorneranno ad essere cittadini consapevoli e controllori di altri giovani dalla faccia e dalle mani ancora più pulite.</p>
<p>Luca Romanelli  – <a href="http://www.lucaromanelli.it">www.lucaromanelli.it</a></p>
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		<title>2012.01.10 &#8211; Il gen. Bruto Bruti (Pedaso, 1835 – Montefiore dell’Aso, 1918) &#8211; Memoria storica di Porta Pia &#8211; di Giovanni Martinelli</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:53:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Risorgimento nel fermano" di Giovanni Martinelli]]></category>
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Giovanni Martinelli
Il gen. Bruto Bruti (Pedaso, 1835 – Montefiore dell’Aso, 1918) Memoria storica di Porta Pia &#8211; di Giovanni Martinelli
Pedaso ha dato alla storia moderna d’Italia diversi uomini d’arme, il più noto fra questi il generale Bruto Bruti, che, dopo una brillante carriera costellata di successi, arrivò ai massimi vertici militari del giovane Regno d’Italia.
Nato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div id="attachment_6510" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Giovanni-Martinelli-2.jpg"><img class="size-full wp-image-6510" title="Giovanni Martinelli 2" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Giovanni-Martinelli-2.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Martinelli</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il gen. Bruto Bruti (Pedaso, 1835 – Montefiore dell’Aso, 1918) Memoria storica di Porta Pia &#8211; di Giovanni Martinelli<br />
Pedaso ha dato alla storia moderna d’Italia diversi uomini d’arme, il più noto fra questi il generale Bruto Bruti, che, dopo una brillante carriera costellata di successi, arrivò ai massimi vertici militari del giovane Regno d’Italia.<br />
Nato a Pedaso il 26 gennaio 1835, a soli quattordici anni si arruolò volontario, frequentando la scuola militare a Firenze, città dove la famiglia era esule a causa delle idee troppo liberali per il governo pontificio delle Marche. Dalla scuola uscì nel 1856 con il grado di sottotenente dell’esercito granducale.<br />
Ormai si stava compiendo l’unificazione nazionale e nel 1860, da poco promosso al grado di capitano, fu ammesso dopo l’annessione nel neonato esercito del Regno d’Italia, nel quale iniziò una folgorante carriera: maggiore dei bersaglieri nel 1874, tre anni dopo tenente colonnello, a 45 anni (nel 1880) colonnello. Fu impegnato in fatti di guerra, particolarmente si distinse nella battaglia di Custoza del 1866 nella terza guerra d’indipendenza, meritandosi una medaglia di bronzo al valor militare.<br />
Nel 1894 ricevette la nomina a ispettore generale del corpo dei bersaglieri e appena tre anni più tardi, nel 1897, fu chiamato al prestigioso incarico di comandante generale dell’Arma dei Carabinieri.<br />
Ebbe riconoscimenti per il suo impiego anche in azioni civili, in particolare nella campagna contro il brigantaggio in Calabria negli anni che seguirono l’unità nazionale, meritando una medaglia d’argento al valor civile, riconoscimento che gli fu concesso ancora per il generoso impegno durante l’epidemia di colera che colpì la Sicilia. Durante il terremoto che colpì l’isola di Ischia, assunse il comando militare delle intere operazioni disoccorso.<br />
Nonostante l’incarico di stato maggiore al comando dei Carabinieri, Bruti rimase fortemente legato all’arma dei bersaglieri, tanto da promuovere la costituzione del tuttora esistente Museo storico dei fanti piumati a Roma, a Porta Pia, luogo della memoria della storica presa della capitale nel 1870.<br />
Per le sue doti e qualità militari ricevette ancora distinzioni e benemerenze, fra queste nel 1893 l’Ordine reale da parte dell’imperatore Guglielmo II di Prussia e la croce di grand’ufficiale dell’Ordine sabaudo dei santi Maurizio e Lazzaro.<br />
Carico di onori, congedatosi e ormai in tarda età, si ritirò nella sua casa di Pedaso, morendo nella tenuta di Montefiore dell’Aso il 12 febbraio 1918, senza poter vedere la vittoriosa fine della prima guerra mondiale e, con essa, il compimento di quel risorgimento nazionale che lo vide fra i maggiori protagonisti militari.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Bruti-Bruto.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6984" title="Bruti Bruto" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Bruti-Bruto.jpg" alt="" width="167" height="220" /></a></p>
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		<title>2012.01.10 &#8211; La coperazione tra docente e discente di Margherita Bonanni</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:45:16 +0000</pubDate>
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Margherita Bonanni

 Leggi articolo &#8220;La cooperazione tra docente e discente&#8221; Bonanni

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<dl id="attachment_6804" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Bonanni-Margherita-2.jpg"><img class="size-full wp-image-6804" title="Bonanni Margherita 2" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Bonanni-Margherita-2.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Margherita Bonanni</dd>
</dl>
<p><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/LA_COOPERAZIONE.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6985" title="LA_COOPERAZIONE" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/LA_COOPERAZIONE-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a> Leggi articolo &#8220;La cooperazione tra docente e discente&#8221; <a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Bonanni.pdf">Bonanni</a></p>
</div>
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		<title>2011.12.28 &#8211; &#8220;I Grisostomi&#8221; di Angelica Malvatani</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 15:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Accade a Fermo" di Angelica Malvatani]]></category>
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Angelica Malvatani

Ha 82 anni Emidio Grisostomi Travaglini, lo sguardo che brilla e l&#8217;anima di un ragazzino. Solo pochi giorni fa il professor Grisostomi, specialista in ortopedia e traumatologia, era in Africa, nello Zambia, ad operare bambini, a cambiare vite con interventi che qui da noi sono semplici e laggiù consentono di dare futuro a piccoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6581" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Angelica-Malvatani1.jpg"><img class="size-full wp-image-6581" title="Angelica Malvatani" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Angelica-Malvatani1.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Angelica Malvatani</dd>
</dl>
<p>Ha 82 anni Emidio Grisostomi Travaglini, lo sguardo che brilla e l&#8217;anima di un ragazzino. Solo pochi giorni fa il professor Grisostomi, specialista in ortopedia e traumatologia, era in Africa, nello Zambia, ad operare bambini, a cambiare vite con interventi che qui da noi sono semplici e laggiù consentono di dare futuro a piccoli sfortunati. E&#8217; una storia che va avanti dagli anni &#8217;90, Grisostomi, che è stato primario di ortopedia prima all&#8217;ospedale di Porto San Giorgio e poi di Fermo, è partito per la prima volta, chiamato dai missionari francescano che gli chiedevano di aiutare soprattutto i bambini. Un colpo al cuore che il dottore racconta così: “Pensare che si muore per cose che qui da noi si affrontano quotidianamente mi dava un senso di ingiustizia profondo. Ho pensato che qualcosa si poteva fare ed era doveroso farlo. Ho cominciato a girare per cliniche e ambulatori di amici, di altri medici, che mi hanno messo a disposizione apparecchiature che non servivano più, nel nostro mondo fortunato, ma che laggiù fanno la differenza”. Grisostomi in quell&#8217;anno era presidente del Rotary club di Fermo e ha dato inizio ad un&#8217;avventura grande dentro il “Progetto Zambia”. Il risultato è stata l&#8217;apertura, nel 1999, di un ospedale, a Lusaka: “Lo Zambian Italian Orthopaedic Hospital è stato inaugurato nel luglio del &#8217;99, dal presidente della Repubblica dello Zambia, una festa grande e per me un&#8217;emozione unica. Da allora sono andato regolarmente, molti ortopedici sono partiti con me finendo per formare una èquipe locale che oggi interviene su diverse situazioni di handicap dei bambini. Un problema molto diffuso in quell&#8217;area, vista anche la consuetudine di contrarre matrimoni tra consanguinei”. Grisostomi non ha alcuna intenzione di fermarsi, la sua missione personale non si è ancora conclusa. Per portare ancora finanziamenti e aiuti a quell&#8217;ospedale ha pensato di raccontare la storia della sua famiglia, dentro un libriccino pieno di belle foto e di documenti, un&#8217;opera n vendita proprio per raccogliere fondi da mandare a Lusaka: “Soprattutto ho pensato che fosse necessario custodire una certa memoria. La mia famiglia ha sempre avuto una reale attenzione per gli altri, ci sono state personalità che davvero si sono spese per i più sfortunati, non volevo che i miei nipoti  perdessero il senso di quell&#8217;esperienza. Una storia che si lega idealmente con quello che facciamo in Africa e dunque mi pare che si possa dare fondamento al mio progetto proprio raccontando di noi”. C&#8217;è la storia di Emidio Grisostomi Travaglini, il nonno da cui il professore ha ereditato il nome, direttore generale della Cassa di Risparmio di Fermo che portò ad un ragguardevole libello di efficienza. Suo figlio, Giuseppe, morto in giovane età si è battuto per la costruzione della ferrovia Porto San Giorgio Fermo Amandola mentre la nonna, Lucia Grassi Grisostomi Travagliani, insieme alla contessa Cordella ha creato l&#8217;istituto Sagrini, di cui è stata presidente per anni. E ancora, il papà, Vincenzo, commendatore, dottore in agraria, ha portato avanti una politica di sviluppo dell&#8217;agricoltura marchigiana. E ci sono le foto del palazzo dei Grisostomi, in via Lattanzio Firmiano, quattro piani e una vista sui Sibillini che incanta, una cappellina di famiglia e pitture che raccontano storie ed emozioni. Dunque, da un passato di grande generosità ad un presente vissuto all&#8217;insegna dell&#8217;amore per gli ultimi, verso un futuro che anche in Africa parla fermano.<br />
Angelica Malvatani</p>
</div>
<div class="mceTemp">
<div id="attachment_1518" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/grisostomi-emidio.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1518" title="Prof. Emidio Grisostomi" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/grisostomi-emidio-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Emidio Grisostomi</p></div>
</div>
<p style="text-align: justify;"><a rel="lightbox[2011-11-3-17-2-11]" href="http://lh5.ggpht.com/-NB226jIhP1w/Tvs9GfhoFmI/AAAAAAAAelQ/0MIDE8PfoTo/Gisostomi.jpg?imgmax=800"><img class="pie-img" style="margin: 10px 15px 10px 10px;" src="http://lh5.ggpht.com/-NB226jIhP1w/Tvs9GfhoFmI/AAAAAAAAelQ/0MIDE8PfoTo/s144-c/Gisostomi.jpg" alt="Gisostomi.jpg" width="144" height="144" /></a></p>
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		<title>2011.12.27 &#8211;  Il Caravaggio &#8220;Pittore maledetto&#8221; di Paolo Signore</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 14:44:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Pazienti illustri della nostra storia" di Paolo Signore]]></category>
		<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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Paolo Signore

IL CARAVAGGIO:  “PITTORE MALEDETTO”
Michelangelo Merisi è detto il Caravaggio perché nato in questa cittadina in provincia di Bergamo nel 1573 da Fermo Merisi, che non si sa bene se fosse muratore o architetto nel castello dei signori del paese: fatto sta che il figlio lo aiuta “portando lo schifo della calce nelle fabbriche”, così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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<dl id="attachment_920" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/paolo-signore.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-920" title="Paolo Signore" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/paolo-signore-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Paolo Signore</dd>
</dl>
<p><strong>IL CARAVAGGIO:  “PITTORE MALEDETTO”</strong><br />
Michelangelo Merisi è detto il Caravaggio perché nato in questa cittadina in provincia di Bergamo nel 1573 da Fermo Merisi, che non si sa bene se fosse muratore o architetto nel castello dei signori del paese: fatto sta che il figlio lo aiuta “portando lo schifo della calce nelle fabbriche”, così come scrive lo stesso Caravaggio.  Nel 1584, appena undicenne, viene assunto nella bottega di Simone Peterzano, affreschista milanese e pittore di pale d’altare, dove impara l’arte della pittura e gli si offre l’occasione di girare la Lombardia ed ammirare così opere di importanti maestri lombardi e veneziani tra cui il Giorgione. Ma la sua idea fissa è Roma, considerata a quel tempo capitale unica ed autentica della cultura e dell’arte, dove vi arriva costretto perché fuggito da Milano, in quanto sospettato di aver provocato la morte di un compagno in una lite per futili motivi.  A Roma trova subito lavoro per grazia di un ricco prelato di Recanati, monsignor Pandolfo Pucci, che lo ingaggia per rifinire quadri di maestri o ripetere nature morte, incarichi comunque  “non convenienti all’esser mio”, come dice lui stesso,  ricompensandolo con alloggio e vitto dove “l’insalata li servia per antipasto, pasto e dopopasto, per companatico e per stecco”.  Dopo un po’ si ammala di “febbre terzana”  (più probabilmente malaria), per cui viene ricoverato presso l’Ospedale della Consolazione dove si paga vitto, alloggio e cure dipingendo “figure”, ma poi, non potendosi più permettere modelli da pagare, alla fine davanti ad uno specchio dipinge se stesso come nel Bacchino ammalato, emaciato, pallido, smagrito e con un mezzo sorriso da convalescente.  Ma la malattia, seppur “maledetta”, influenza favorevolmente l’evolversi dei suoi eventi al punto che lo porterà a conoscere da vicino monsignor Petragnani, assiduo frequentatore per carità cristiana dell’Ospedale che, comprendendone il valore artistico, lo mette in contatto con un mercante di quadri a San Luigi de’ Francesi e da qui l’amicizia con il Cardinal Del Monte:  è lui che scopre in Michelangelo Merisi il pittore originale, il rinnovatore della tradizione classica di Giotto e Masaccio, quell’artista unico ed inconfondibile di opere incommensurabili quali l’Ispirazione di San Matteo, la Decollazione del Battista, la Conversione di San Paolo, la Flagellazione di Cristo, la Crocifissione di San Pietro e tante, tante altre.   Da quel momento la fama di Caravaggio cresce e si consolida sempre più e con la fama aumentano lavoro e guadagni.  Ora è libero da problemi economici, i modelli non gli mancano e comunque se li cerca a modo suo: zingari, giocatori, bari, soldati, contadini e donne di strada, per le vie, nei tuguri, nelle osterie.  E di taverne ed osterie certo a Roma non ne mancano: con una popolazione di circa 150.000 persone se ne contano almeno un migliaio, senza contare quelle clandestine e non è che il Caravaggio le frequentasse tutte però, certamente, gran parte di esse e tra queste più frequentemente la Taverna della Torretta, situata in pieno centro.  E’ qui e per le vie di Roma che avvengono le peggiori malefatte di questo grande artista dal carattere irascibile, collerico, litigioso, attaccabrighe e spregiudicato, a cui bastava un nulla per provocare una reazione violenta ed incontrollata.  All’anno 1600 risale il suo primo processo per rissa e percosse nei confronti del pittore Gerolamo Spampa al culmine di una lite verbale su tematiche d’arte e nel 1603, all’ennesimo processo per aggressione ad uno sbirro, viene incarcerato per oltraggio alla corte .  Nell’Aprile del 1604 ferisce con la spada un giovane garzone d’osteria solo perché non servito a dovere un piatto e poi con un coltello il soldato Flavio Canonico per il fatto che lo aveva “guardato di traverso”.  Dopo aver preso a sassate un gruppo di guardie in via del Babuino ed aver rotto i vetri dell’abitazione di Prudenzia Bona, sua ex padrona di casa che lo aveva cacciato per morosità di affitto, nel Maggio 1605 viene fermato per tre giorni (messo “ad largam”) dal capitano Pirro per porto abusivo di armi e nel Luglio dello stesso anno inquisito a Tor di Nona “per questioni di donne”, per cui poi costretto a fuggire a Genova per un breve periodo.  Ma è nel Maggio del 1606 che la combina veramente grossa quando, a causa di un banale contrasto di gioco durante una partita di pallacorda, ferisce a morte un certo Ranuccio Tomassoni, per cui costretto a fuggire a Malta onde evitare la condanna a morte.  Ma anche qui il Caravaggio non smentisce il suo carattere iroso ed impulsivo tanto da essere rinchiuso nella Fortezza S. Elmo per aver aggredito lui, Cavaliere di Grazia, Sua Eccellenza Gerolamo Varajs, Cavaliere di Diritto e Procuratore del Tesoro e perciò “espulso e separato dal nostro Ordine e Compagnia in quanto membro putrido e fetido”, come dice testualmente la delibera di condanna.  Riuscirà dopo un po’ ad evadere dalla fortezza e raggiungere nel 1608 la Sicilia dove produce alcune delle sue opere maggiori come la Morte di Santa Lucia, il San Gerolamo e la Resurrezione di San Lazzaro, opere che gli procurano serenità e sicurezza economica.  Ma il suo brutto carattere non accenna a migliorare ed a causa di un diverbio con un sarto terminato con una violenta aggressione, è costretto a fuggire da Messina per rifugiarsi a Napoli dove, riconosciuto da alcuni sgherri maltesi sguinzagliati alle sue calcagna, viene tremendamente ferito al volto: “ Si ha da Napoli avviso che fosse stato ammazzato il Caravaggio et alcuni dicono sfregiato, a che portasse sempre sul viso segni della vendetta tremenda di un Cavalier del sangue” .  Vi è evidenza quindi nel carattere irascibile e collerico, negli atteggiamenti litigiosi e reattivi e nel comportamento estremo e spregiudicato del Caravaggio di una psicopatologia di base che molti studiosi hanno definito “Psicopatia Esplosiva”, che altro non è che un disturbo di personalità inquadrabile come “Psicosi Ossessiva” con conseguente sproporzione tra stimolo e reazione, una sorta di “corto-circuito” con prevalenza delle pusioni istintive:  le stravaganze, gli atti di violenza che hanno condizionato nel bene e nel male la breve vita di questo grande artista infatti non possono certamente essere inquadrati come atti criminali perché mai finalizzati al lucro o al benchè minimo guadagno e mai pensati o preordinati.  E se è vero che il Caravaggio fosse spregiudicato, sempre pronto a menar le mani o rotear la spada, altrettanto lo era per chieder venia o riconciliarsi con i suoi avversari.  Nel Luglio del 1610, guarito ma orribilmente deturpato dalle ferite riportate nell’aggressione avuta a Napoli, si imbarca su di una feluca per avvicinarsi a Roma e raggiunge Port’Ercole dove, scambiato per un ricercato, viene arrestato dalle guardie della guarnigione spagnola e poi rilasciato dopo l’equivoco, ma gravemente ed irreversibilmente ammalato:  “ …… andava per la spiaggia sotto i colpi del sole d’estate, una febbre maligna lo prese e senza haiuto humano tra pochi giorni morì, malamente così com’era vissuto: morto oscuro sulla spiaggia, fulminato come un ribelle dal solleone …… “.<br />
Paolo Signore</p>
<p><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/caravaggio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6936" title="caravaggio" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/caravaggio.jpg" alt="" width="255" height="312" /></a></p>
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		<title>2011.12.26 &#8211; &#8220;Eppur si muove&#8221; di Marchetto Morrone Mozzi</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 20:40:14 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA["Economia e finanza" di Marchetto Morrone Mozzi]]></category>
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Marchetto Morrone-Mozzi
Eppur non si muove.
Dopo le riflessioni del mese scorso, abbiamo iniziato a fare i conti con la (terza) stangata fiscale che è piovuta sulle famiglie italiane nel breve volgere di appena pochi mesi.
E veramente non si riesce a capire molto del perché si sia arrivati a tanto posto che fino al mese di giugno [...]]]></description>
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<div id="attachment_6785" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Morrone-Mozzi-Marchetto.jpg"><img class="size-full wp-image-6785" title="Morrone-Mozzi Marchetto" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Morrone-Mozzi-Marchetto.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Marchetto Morrone-Mozzi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Eppur non si muove.<br />
Dopo le riflessioni del mese scorso, abbiamo iniziato a fare i conti con la (terza) stangata fiscale che è piovuta sulle famiglie italiane nel breve volgere di appena pochi mesi.<br />
E veramente non si riesce a capire molto del perché si sia arrivati a tanto posto che fino al mese di giugno nulla sembrava far presagire una situazione economica e finanziaria del Paese così gravemente compromessa.<br />
I mercati sembrano aver perso la fiducia sul nostro Paese tanto da far piovere ondate di vendite che hanno avuto come bersaglio preferito i titoli dello Stato Italiano con la conseguenza di abbassarne le quotazioni a livelli estremamente bassi e specularmente determinando rendimenti particolarmente elevati mentre, altri Paesi Europei, continuano a corrispondere sui propri titoli tassi decisamente più contenuti.<br />
Cosa può determinare tutto ciò?<br />
Sicuramente il disavanzo pubblico, che si prevede in pareggio per fine 2013, dovrà scontare maggiori spese per interessi che dovranno essere giocoforza bilanciate da maggiori entrate o da ulteriori tagli alla spesa pubblica.<br />
Ma siccome tra maggiori entrate e minori spese, le due manovre estive e quella ultima di dicembre hanno sottratto risorse all’economia, nei tre anni, stimate in circa 200 miliardi di euro, capite bene che grandi spazi per controbilanciare il forte rialzo dei tassi con ulteriori misure tradizionali non ve ne sono.<br />
L’aumento dei tassi sul debito pubblico italiano si trasmette molto velocemente sui tassi che debbono pagare famiglie ed imprese alle banche. Ed il meccanismo è abbastanza semplice.<br />
Infatti i risparmiatori tendono ad innalzare le proprie pretese verso le Banche, favoriti dai maggiori tassi che possono incassare dai titoli dello Stato. Le Banche, per non perdere la provvista, stanno alle richieste ed alzano i tassi pagati ai risparmiatori con l’ovvia conseguenza di dover alzare, a loro volta, tassi praticati verso i prenditori dei finanziamenti, cioè le famiglie e le imprese.<br />
E’così che le imprese italiane, per via dello spread BTP – Bund così elevato, si ritrovano a pagare tassi sempre più alti mentre, le imprese, ad esempio tedesche che il problema dello spread non ce l’hanno, continuano a pagare interessi di gran lunga inferiori.<br />
L’affanno e le difficoltà sul mercato globalizzato delle nostre imprese è quindi sempre più evidente ed ha, nello spread, una pericolosa causa contro la quale esse possono fare veramente poco.<br />
Certo, la situazione generale è assai complessa, talmente tante sono le correlazioni esistenti, che risulta difficile ipotizzare una sola soluzione che abbracci e risolva i molteplici aspetti che stanno alla radice delle odierne difficoltà.<br />
Ed a riprova della complessità basta ricordare i convincimenti dei più eminenti economisti che hanno platealmente e puntualmente sbagliato ogni previsione da alcuni anni in qua.<br />
A fine 2007 molti erano positivi e quasi nessuno previde la portata del crollo del 2008. A fine 2008 quasi nessuno previde le dimensioni del recupero borsistico del 2009. A fine 2009, ancora terrorizzati, molti previdero un double dip per il 2010 e ben pochi si avventurarono a ipotizzare quello che poi effettivamente si verificò, ovvero un secondo anno di ottimo rialzo. A fine 2010, rincuorati da venti mesi positivi, quasi tutti gli strategist abbandonarono la cautela, lanciandosi in previsioni piuttosto aggressive su un roseo 2011.<br />
Che roseo non è stato.<br />
Per quanto mi riguarda so bene che è inutile unirmi al coro di esperti. Per altro, nessuno ne sente la mancanza.<br />
Vorrei solo approfittare della gentilezza di chi ospita queste riflessioni per segnalare alcune cose che, a mio modo di vedere potrebbero essere iniziate da subito e che ritengo possano dare immediati benefici nella riduzione del famigerato Spread.<br />
Lo Stato, infatti possiede innumerevoli proprietà, assetts come vengono oggi chiamati, la cui utilità sociale o, peggio, la cui redditività, è assolutamente inesistente.<br />
Pensiamo alle aree del Demanio o agli innumerevoli immobili, spesso situati in aree di grande pregio delle Città italiane, e totalmente abbandonati dai rispettivi Dicasteri.<br />
Pensiamo all’immenso patrimonio abitativo oggi locato a condizioni assolutamente penalizzanti che, se dismesso, potrebbe favorire la piccola proprietà immobiliare da parte, non di grandi speculatori, ma dagli attuali locatari.<br />
Pensiamo alle Società Pubbliche sulle quali lo Stato paga salate sanzioni alla UE per effetto dell’anomalia della golden shere ostinatamente riservata allo Stato in barba alle norme comunitarie.<br />
Pensiamo alle Società municipalizzate troppo spesso prede e palestra della peggiore politica miope e clientelare.<br />
Insomma, credo che non ci voglia molto ad ipotizzare gli effetti positivi e propulsivi di un eventuale piano di privatizzazione delle risorse sopra brevemente elencate. Si stima in circa 300 miliardi di Euro il valore del patrimonio pubblico attualmente inutilizzato ovvero diseconomicamente utilizzato.<br />
Nessuno può predire con certezza quale sarebbe la reazione dei mercati di fronte ad un ampio piano di rilancio e di privatizzazione specialmente se destinato, non a riduzione del disavanzo, ma direttamente ad abbattimento del debito.<br />
Sicuramente scenderebbe l’offerta dei titoli pubblici alle varie aste che permetterebbe ai prezzi di iniziare una risalita tale da ridurre significativamente lo spread.<br />
Altrimenti, come confermato dalla cronaca di questi ultimi giorni, il suo tragicamente elevato valore, non si muove.</p>
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		<title>2011.12.12 &#8211; Nero Giardini di Angelica Malvatani</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 18:55:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Accade a Fermo" di Angelica Malvatani]]></category>
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Angelica Malvatani
Accadono cose, a Fermo, si realizzano idee, si costruisce il futuro partendo da una tradizione, da una storia, da un passato da conservare. Ne racconto due oggi, una mi è particolarmente cara perché riguarda gli Artigianelli, la scuola nella quale mio padre ha insegnato per decenni. Un progetto dedicato ai giovani che hanno dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div id="attachment_6581" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Angelica-Malvatani1.jpg"><img class="size-full wp-image-6581" title="Angelica Malvatani" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Angelica-Malvatani1.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Angelica Malvatani</p></div>
<p style="text-align: justify;">Accadono cose, a Fermo, si realizzano idee, si costruisce il futuro partendo da una tradizione, da una storia, da un passato da conservare. Ne racconto due oggi, una mi è particolarmente cara perché riguarda gli Artigianelli, la scuola nella quale mio padre ha insegnato per decenni. Un progetto dedicato ai giovani che hanno dai 16 ai 18 anni, quelli che di studiare non hanno voglia e un lavoro non lo trovano o non lo cercano neppure. E&#8217; per giovani così che nasce a Fermo un&#8217;esperienza del tutto innovativa, unica nelle Marche, legata ad un marchio importante, Nero Giardini. Sarà avviato a gennaio, al centro di formazione professionale Artigianelli, un percorso formativo biennale per ottenere la qualifica di operatore della calzatura, valida anche in Europa, dedicata a 18 allievi tra i 16 e i 18 anni. Enrico Bracalente, patron della Nero Giardini, ci ha messo l&#8217;idea e il supporto nella stesura del piano di studi, ci metterà risorse per gli insegnanti e per la sede dei laboratori, ci metterà tecnici ed esperienze, fino ad aprire le porte delle sue aziende per gli stage, per arrivare ad avere giovani motivati e preparati da assumere subito dopo il diploma. Il tutto con la benedizione della Provincia di Fermo che ha dato tutte le autorizzazioni necessarie, e della Regione Marche, con l&#8217;assessore Marco Luchetti che da sempre sostiene il centro di formazione fermano. “Il punto di partenza di questo progetto, ha spiegato Bracalente, sta proprio nella difficoltà che c&#8217;è a trovare tecnici preparati nel calzaturiero. Le persone che lavorano per noi e che hanno in mano questo mestiere stanno invecchiando e certi lavori rischiano l&#8217;estinzione. E pensare che una figura come il premontatore può arrivare a guadagnare anche 2.500 euro, dunque un lavoro di tutto rispetto da fare tra l&#8217;altro con tutte le più moderne tecnologie. L&#8217;incontro con il direttore degli Artigianelli, padre Sante Pessot, ha fatto il resto, ho trovato una realtà altamente qualificata, forte di una storia importante, mi è parso naturale fare qualcosa, anche perché gli imprenditori che hanno fortuna hanno in qualche modo un dovere morale nei confronti del territorio che li ospita”. Un progetto per ridare speranza ai giovani, ha sottolineato padre Sante, per formare giovani a partire dalle esigenze del mondo del lavoro: “Una volta si faceva l&#8217;inverso, si studiava e poi si chiedeva alle aziende se avevano bisogno. Qui è l&#8217;opposto, partiamo dalle esigenze di un imprenditore che ci ha spiegato che cosa serve ad un bravo tecnico, competenze specifiche ma anche la lingue inglese, la matematica, la lingua italiana. Quello che abbiamo organizzato, col forte supporto della Provincia di Fermo che ci ha accompagnato nella stesura del progetto, è un percorso assolutamente innovativo che porterà i giovani dritti nel mondo del lavoro. Intanto, assumiamo insegnanti, creiamo possibilità, i giovani faranno il resto con l&#8217;impegno e la voglia di lavorare”.<br />
L’altra iniziativa è del Fotocineclub di Fermo, il progetto prende le mosse dalla storia del club che compie oggi 50 anni. Ci sono le parole, per raccontare le storie, ci sono le voci e i ricordi. E poi ci sono le immagini, gli attimi fissati per sempre che poi, per sempre, si muovono e vivono. E&#8217; questo genere di racconto che è nato a Fermo, grazie allo stesso Fotocineclub che negli anni &#8217;60 organizzava un concorso importante, proprio dedicato al racconto e al reportage fotografico. Un concorso che torna in vita in questi giorni, dentro la mostra allestita al chiostro della facoltà di Beni culturali, le foto sono le stesse di allora, portano ancora i segni delle puntine con cui venivano fissati e sono state appese, oggi come allora. Al concorso che è andato avanti dal 1964 ai primi anni &#8217;70 ci passavano giovani fotografi, portavano storie impresse nelle pellicole, in bianco e nero, a testimoniare, denunciare, emozionare. Quei fotografi che poi sono entrati nella storia, con quel genere di racconto che a Fermo è nato, grazie anche ad una pubblicazione del Fotocineclub, datata 1973, che fissava per sempre i canoni del reportage fotografico. Erano e sono ancora oggi Mario Giacomelli, Gianni Berenga Gardin, Eriberto Guidi, Giuseppe Alario, Giuseppe Bruno, Mario Cattaneo, Mario Finocchiaro, Raffaele Gasparrini, Pepi Merisio, Alfonso Modonesi, Renzo Muratori, Toni Nicolini, Giorgio Tani, Carlo Tarabbia, Giuseppe Vagge. Raccontano storie di operai, storie di preti e di adolescenti che crescevano e si confrontavano con lo specchio, entravano per la prima volta nei manicomi a svelarne miserie e crudeltà, nei conventi, attraversavano la strada, osservavano il traffico, la condizione della gente di Calabria, la vita, nella sostanza. Erano denunce, anche forti, anche sconvolgenti, sempre sorprendenti, la storia della fotografia col bianco e nero che pare quasi un grido forte, la voce che si alza perché il racconto non si possa dimenticare. Il presidente del Fotocineclub di Fermo, Luca Palmieri, ha ricordato che la mostra è il primo evento che il club organizza per festeggiare i suoi 50 anni di vita: “Il 17 dicembre avremo proprio qui alcuni tra i protagonisti di questa mostra, Berengo Gardin, Modonesi, Nicolini, Pastrone, testimoni di una storia che a Fermo è nata e che ancora è ricca e viva. Avremo poi altri momenti, la pubblicazione di scritti inediti di Alvaro Valentini con le fotografie del cineclub, momenti importanti per raccontarci alla città”. La mostra resterà aperta fino all&#8217;8 gennaio, tutti i giorni dalle 16 alle 20.<br />
Angelica Malvatani</p>
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		<title>2011.12.12 &#8211; Spunti di riflessione di Marzia Marchionni</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 18:47:08 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA["Dedicato a te" di Marzia Marchionni]]></category>
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Marzia Marchionni
Ciao Amico che stai leggendo! Dove vai? Fermati un attimo, se ti va. Come stai oggi? Non ti sto facendo la solita domanda convenevole. La sto pronunciando con un sapore diverso: chiediti veramanete come ti senti. Poi, però, ASCOLTA anche la risposta dentro di Te. Fermati, dunque, un  momento in silenzio. Altrimenti&#8230; come potresti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Marzia-Marchionni.jpg"></a></p>
<div id="attachment_6568" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Marzia-Marchionni.jpg"><img class="size-full wp-image-6568" title="Marzia Marchionni" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Marzia-Marchionni.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Marzia Marchionni</p></div>
<p>Ciao Amico che stai leggendo! Dove vai? Fermati un attimo, se ti va. Come stai oggi? Non ti sto facendo la solita domanda convenevole. La sto pronunciando con un sapore diverso: chiediti veramanete come ti senti. Poi, però, ASCOLTA anche la risposta dentro di Te. Fermati, dunque, un  momento in silenzio. Altrimenti&#8230; come potresti ascoltare la risposta?<br />
Allora&#8230; come stai oggi? Come stai in questo periodo? Mi permetterei anche&#8230; sei felice? Ascolta le risposte del tuo Corpo, della tua Mente, del tuo Cuore, della tua Anima. Nota se sono allineate.<br />
Sei rilassato o in stato d&#8217;ansia? Ti piace e  interessa quel che fai?<br />
Forse vorresti cambiare qualcosa??? E, allora, perchè non lo fai?<br />
Altamente risonanti le parole di Gandhi: &lt;&lt; Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo&gt;&gt;.<br />
Inutile attribuire “colpe” a destra e a manca. Non possiamo essere responsabili della nostra vita, se non ci assumiamo la responsabilità delle nostre emozioni.<br />
Siamo, ognuno, particella del Tutto, chiamati a collaborare nell&#8217;Unico Progetto Vita&#8230; che onore!<br />
Il Rotary ne è una sorta di sottoinsieme: una area di applicazione e, nel contempo,  uno strumento, in cui ed attraverso cui possiamo prestare la nostra opera.<br />
Come presente per un Natale colmo d&#8217; Amore, sulla scia dell&#8217;Amore, Vi propongo la seguente poesia di Madre Teresa di Calcutta.<br />
VENTIQUATTRO DOMANDE E VENTIQUATTRO RISPOSTE<br />
Il giorno più bello? Oggi.</p>
<p>L’ostacolo più grande? La paura.</p>
<p>La cosa più facile? Sbagliarsi.</p>
<p>L’errore più grande? Rinunciare.</p>
<p>La radice di tutti i mali? L’egoismo.</p>
<p>La distrazione migliore? Il lavoro.</p>
<p>La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento.</p>
<p>I migliori professionisti? I bambini.</p>
<p>Il primo bisogno? Comunicare.</p>
<p>La felicità più grande? Essere utili agli altri.</p>
<p>Il mistero più grande? La morte.<br />
Il difetto peggiore? Il malumore.</p>
<p>La persona più pericolosa? Quella che mente.</p>
<p>Il sentimento più brutto? Il rancore.</p>
<p>Il regalo più bello? Il perdono.</p>
<p>Quello indispensabile? La famiglia.</p>
<p>La rotta migliore? La via giusta.</p>
<p>La sensazione più piacevole? La pace interiore.</p>
<p>L’accoglienza migliore? Il sorriso.</p>
<p>La miglior medicina? L’ottimismo.</p>
<p>La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto.</p>
<p>La forza più grande? La fede.</p>
<p>Le persone più necessarie? I sacerdoti.</p>
<p>La cosa più bella del mondo? L’amore.<br />
Madre Teresa di Calcutta.</p>
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		<title>2011.12.09 &#8211; 10 dicembre 2011 &#8211; ore 17,30 &#8211; INAUGURAZIONE MOSTRA RACCONTO E REPORTAGE FOTOGRAFICO presso il Chiostro della Facoltà dei Beni Culturali, C.so Cefalonia n. 70 a Fermo.</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 19:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Racconti fotografici di Alberto Pazzi]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[Alberto Pazzi
10 DICEMBRE 2011 / 08 GENNAIO 2012
10 dicembre 2011 &#8211; ore 17,30 &#8211; INAUGURAZIONE MOSTRA presso il Chiostro della Facoltà dei Beni Culturali, C.so Cefalonia n. 70 a Fermo.
RACCONTO E REPORTAGE FOTOGRAFICO – esposizione di racconti fotografici di premiati autori italiani che hanno partecipato alle varie edizioni del Premio Racconto e Reportage di Fermo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6900" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Alberto-Pazzi.jpg"><img class="size-full wp-image-6900" title="Alberto Pazzi" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Alberto-Pazzi.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Alberto Pazzi</p></div>
<p style="text-align: justify;">10 DICEMBRE 2011 / 08 GENNAIO 2012<br />
10 dicembre 2011 &#8211; ore 17,30 &#8211; INAUGURAZIONE MOSTRA presso il Chiostro della Facoltà dei Beni Culturali, C.so Cefalonia n. 70 a Fermo.<br />
<strong>RACCONTO E REPORTAGE FOTOGRAFICO – esposizione di racconti fotografici di premiati autori italiani che hanno partecipato alle varie edizioni del Premio Racconto e Reportage di Fermo (anni 60/70). </strong><br />
ORARIO tutti i giorni dalle 16:00 alle 20:00<br />
17 dicembre 2011 &#8211; ore 16.30 &#8211; CONVENGO  presso aula Magna della Facoltà dei Beni Culturali, C.so Cefalonia n. 70 a Fermo.<br />
“RACCONTO e REPORTAGE &#8230; IERI e OGGI” &#8211; “IL RUOLO DEL FOTOCINECLUB FERMO e dei suoi esponenti nella STORIA DELLA FOTOGRAFIA ITALIANA”</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #800000;"><strong>Per maggiori informazioni e dettagli vai al sito del  Fotocineclub Fermo &#8211; <a href="http://www.fotocineclubfermo.it/">http://www.fotocineclubfermo.it/</a></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Interverranno fotografi, esperti e critici di fama internazionale:<br />
. Cesare Colombo (Fotografo, Storico e Critico Fotografico) con una relazione:<br />
“Tra due Fuochi” – convegno “Letteratura Italiana e Fotografia” (audiovisivo)<br />
. Gianni Berengo Gardin (Fotografo)<br />
. Toni Nicolini (Fotografo)<br />
. Alfonso Modonesi (Fotografo)<br />
. Claudio Pastrone (Presidente FIAF)<br />
e con la partecipazione di Marco Andreani e Simona Guerra.<br />
<strong>Lavori esposti:</strong><br />
Carlo Tarabbia                 I navigli, la darsena, la sua gente 1962<br />
Mario Giacomelli            Le prospettive dell&#8217;uomo d&#8217;oggi 1963<br />
Giuseppe Alario               Gisella e Valentina 1964<br />
Mario Finocchiaro           Una adolescente oggi 1964<br />
Toni Nicolini                     La storia di un vento e di una bambina 1964<br />
Giuseppe Bruno              Canal de Brenta (viaggio sentimentale) 1964<br />
Alfonso Modonesi            Appunti per Bergamo Alta 1965<br />
Pepi Merisio                     Un maglio di tre secoli 1965<br />
Giorgio Tani                      La ballata della speranza 1965<br />
Mario Cattaneo                Caravaggio 1965<br />
Raffaele Gasparrini         La Bottega 1965<br />
Eriberto Guidi                  La Novizia 1968<br />
Renzo Muratori              Dove vai uomo? 1969<br />
Giuseppe Vagge              Condizione Calabra 1969<br />
Gianni Berengo Gardin   Morire di classe 1969<br />
LA MOSTRA SUL “RACCONTO E REPORTAGE” VERRA&#8217; REPLICATA/INTEGRATA IN UN EVENTO PRESSO IL C.I.F.A. (CENTRO ITALIANO DELLA FOTOGRAFIA D&#8217;AUTORE ) A BIBBIENA &#8211; AREZZO &#8211; NEL MARZO 2012 NELL’AMBITO DI UNA DELLE PRINCIPALI MANIFESTAZIONI FOTOGRAFICHE ITALIANE.</p>
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		</item>
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		<title>2011.12.06 &#8211; Conferenza: “La politica nel fermano da ieri a domani attraverso le testimonianze dei protagonisti” di Paolo Appoggetti</title>
		<link>http://www.rotaryfermo.info/2011/12/06/2011-12-06-conferenza-%e2%80%9cla-politica-nel-fermano-da-ieri-a-domani-attraverso-le-testimonianze-dei-protagonisti%e2%80%9d-di-paolo-appoggetti/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 17:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Lo sviluppo del fermano - Potenzialità e strategie" di Paolo Appoggetti]]></category>
		<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[ 



Paolo Appoggetti


&#8220;Quale futuro per noi, i nostri figli, i nostri nipoti? &#8220;
Siamo oggi frastornati ed impauriti  per il susseguirsi continuo di notizie economico-finanziarie negative, per il progressivo deterioramento del mondo dell&#8217;Euro che scricchiola,anticipando di poco ,io temo ,il rovinare del dollaro moneta ormai abusata dagli USA che continuano a stampare carta per coprire disavanzi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em> </em><a></a><a></a><a></a><a></a><a></a><a></a><a></a><a></a></p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5415" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Appoggetti-Paolo-3.jpg"><img class="size-full wp-image-5415" title="Appoggetti Paolo 3" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Appoggetti-Paolo-3.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Paolo Appoggetti</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Quale futuro per noi, i nostri figli, i nostri nipoti? &#8220;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Siamo oggi frastornati ed impauriti  per il susseguirsi continuo di notizie economico-finanziarie negative, per il progressivo deterioramento del mondo dell&#8217;Euro che scricchiola,anticipando di poco ,io temo ,il rovinare del dollaro moneta ormai abusata dagli USA che continuano a stampare carta per coprire disavanzi di bilancio astronomici e non solo. Bene, cosa fare allora? disperarsi o muoversi tutti assieme  coerentemente nella strada dello sviluppo e della crescita? Certo la risposta è per la seconda ipotesi, si ma come, quali leve strategiche dobbiamo azionare?        C&#8217;è una via soltanto che strategicamente può progressivamente, anno dopo anno, garantire  lo sviluppo ed è quella della crescita della cultura che possediamo, individui ed organizzazioni complesse: ntendiamo la cultura generale di base e  su di essa la costruzione di una  specifica di Settore elevata e comunque più avanzata dei competitori.Solo così potremo porre le basi per un futuro solido per le generazioni di oggi e domani, per il nostro Paese, per il territorio Fermano: questo è lo spirito che anima il Progetto FENICE che si propone di rilanciare la capacità formativa del glorioso Istituto Montani!</em><br />
<em>Resta di immutata attualità a tal proposito un mio intervento del 2004 in un ciclo di conferenze organizzato dal Centro Studi Carducci poi condensato in una sua pubblicazione: lo ripropongo  oggi sperando che dia maggiori frutti: &#8221; buona lettura a tutti voi&#8221;</em><br />
<em>Paolo Appoggetti</em></p>
<p style="text-align: justify;">Premessa<br />
Innanzi tutto un plauso per questa iniziativa del G.B. Carducci, alla quale sono onorato di offrire un contributo perché momenti come questo, di incontro e dibattito, in cui molteplici esperienze qualificate si confrontano, rappresentano una importante opportunità di riflessione e di crescita per tutti noi, per il singolo come per le Istituzioni.<br />
Sviluppo e competitività<br />
Lo sviluppo è generato dal successo conseguito nella permanente gara competitiva tra individui, aziende, territori/distretti, regioni e nazioni. Il fenomeno della “globalizzazione” ha portato ormai questa gara competitiva su scala mondiale.<br />
E’ diventato quindi fondamentale, attraverso studi di Benchmarking, individuare i migliori in campo per ciascun settore competitivo definendo il Gap da colmare per avere successo, e conseguentemente stabilire un Programma di Azione Pubblica e Privata guidato da criteri oggettivi e mirato ad obiettivi concreti.<br />
La crisi economica mondiale e il contesto politico sociale e religioso in cui siamo obbligati ad operare rendono il dibattito su questi temi sempre più acceso, prima nel definire la situazione attuale, e quindi nell’indicare un programma di azione capace di guidare il nostro sistema competitivo verso il successo futuro.<br />
Se tutto questo è vero a livello generale, lo è ancora di più a livello locale, e per il Fermano, laddove per “progettare il futuro” è essenziale conoscere le potenzialità e le debolezze esistenti attraverso una analisi puntuale dello sviluppo culturale, economico e sociale e quindi strutturale del territorio. <br />
Il modello marchigiano da ieri ad oggi<br />
Nell’immediato dopoguerra si è sviluppato Il MODELLO MARCHIGIANO, che è risultato fin da subito molto competitivo rispetto ad altri e quindi ha generato per forza propria uno sviluppo dirompente in alcuni settori, primo fra tutti nel Fermano quello della calzatura.<br />
Oggi il sistema proprio in conseguenza dei mutamenti profondi del contesto competitivo e delle variabili in gioco – cambi fissi, scambi globalizzati,  società dell’informazione, avvento di competitori particolari in grado di riprodurre i modelli originali con buoni standard qualitativi che penetrano in tutti i mercati proponendosi a prezzi “n volte” inferiori – è in uno stallo preoccupante. Gli operatori sono in difficoltà e le Istituzioni non hanno linee guida efficaci da proporre.<br />
Ma non possiamo dimenticare le notevoli potenzialità esistenti sul nostro territorio:<br />
• capacità imprenditoriale (micro/media) diffusa<br />
• capacità creativa anche multisettoriale fondamentale per lo sviluppo di prodotti e servizi innovativi ed integrati<br />
• capacità di sviluppo autonomo, anche in assenza di supporti pubblici strutturali<br />
• cultura di base diffusa a livelli superiori rispetto alla media nazionale<br />
• opportunità di uno shock positivo al Sistema del Fermano indotto dalla costituzione della Provincia<br />
• capacità di lavorare in un sistema a rete<br />
• presenza di settori economici quali: “Meccatronico” e “Turismo Integrato” (allo sport, alla cultura, enogastronomia e agriturismo) con capacità di crescita atte a bilanciare l’eventuale aggiustamento del Calzaturiero<br />
Tutte queste potenzialità se vanno a costituire la base di partenza di uno sviluppo ben studiato e programmato, costituiscono una garanzia per il raggiungimento di obiettivi anche ambiziosi, quindi rappresentano punti di forza per lo sviluppo futuro.<br />
Linee guida e macroindicazioni<br />
Se le potenzialità del nostro territorio sono facilmente individuabili, come sopra indicato, non è altrettanto per i punti di debolezza: ma a fronte di un “Modello oggettivo di Riferimento” è possibile identificare il Gap che deve essere colmato per poter aspirare ad uno sviluppo solido e duraturo.<br />
La metodologia da seguire è quella recentemente utilizzata nella indagine effettuata sull’Industria Metalmeccanica del Fermano presentata nel Dicembre 2003.<br />
Questa indagine costituisce un esemplare lavoro di analisi economica che attraverso la fotografia attuale del settore permette di individuare i punti di debolezza del sistema, il Gap rispetto ad un Modello Ottimale di Riferimento e  le linee guida per colmarlo sia per quanto riguarda le azioni dei singoli imprenditori che per quanto concerne le varie Istituzioni.<br />
Vale la pena qui di riportare le macroindicazioni emerse dall’Indagine sulle azioni strategiche da avviare e che non possono essere sviluppate a livello del singolo imprenditore:<br />
• Sviluppo di un sistema distrettuale di Alta Formazione: alimentando il collegamento tra Università e Territorio e promuovendo programmi di Alta Formazione in connessione con le esigenze della nostra area industriale.<br />
• Programmi di Ricerca e Innovazione come strumento di sviluppo per tecnologie/ metodologie atte alla soluzione di problematiche aziendali legate a processo e prodotto.<br />
• Creazione di CENTRI SPECIALISTICI in rete con Università e Centri di Ricerca Nazionali e Internazionali atti a supportare i programmi di Ricerca e Innovazione per le piccole medie imprese.<br />
• Aiuto alla capitalizzazione e allo sviluppo finanziario delle Imprese anche attraverso alleanze finanziarie (merchant banking) e alla aggregazione strutturale.<br />
• Supporto alle Imprese attraverso “Centri di Servizio a gestione privata” per lo sviluppo applicativo di nuove metodologie, nuove tecnologie, sistemi informatici, sistemi di qualità ed ecocompatibilità, di marketing avanzato con l’utilizzo di incentivi pubblici per l’applicazione.<br />
• Utilizzo  strategico di finanziamenti e contributi pubblici/privati per  il lancio di  Programmi di Ricerca e Sviluppo Strategici e quindi “strutturati”, possibilmente in rete.<br />
L’approccio utilizzato per il Settore Metalmeccanico/Meccatronico va utilizzato per tutti i Settori significativi del Fermano, siano essi nel manifatturiero o nel terziario, e, a fronte dei relativi risultati dovrà essere data trasparenza e visibilità alle diagnosi e alle indicazioni emerse, promuovendo la consapevolezza di tutti gli operatori, dei singoli come delle Istituzioni.<br />
Conseguentemente dovranno essere attivate strategie di risposta coraggiosa per il futuro, con il lancio sistematico di iniziative imprenditoriali e istituzionali, coerenti con la diagnosi fatta ed atte a perseguire il superamento dei Gap individuati indispensabili per ottenere lo sviluppo voluto.<br />
Tutto questo sarà notevolmente agevolato adottando da subito un approccio come se il Fermano fosse già “ Provincia” , e lavorando con una  unità di intenti “politica” che renda tutti coerenti e coesi nella distribuzione degli investimenti, nella canalizzazione delle risorse economiche e nell’utilizzo strategico di enti quali: COSIF, EUF, ed altri in collegamento con Enti Pubblici e Privati di eccellenza, atti a fornire caso per caso i supporti specialistici necessari .<br />
Conclusioni<br />
Ai singoli, ai politici, e alle Istituzioni viene dunque richiesto un grande impegno: possiamo ben sperare?<br />
L’ottimismo è d’obbligo, assieme ad una vigilanza assidua, oggettiva, e alla determinazione nel perseguire l’interesse comune: la posta in gioco è grande e, forse  non ce ne rendiamo  tutti  conto, perché riguarda il nostro futuro, il futuro dei nostri figli.<br />
Ogni omissione oggi rappresenta “un furto di futuro” e mi auguro che nessuno di noi voglia essere “ladro di futuro” verso i propri  figli.<br />
Paolo Appoggetti</p>
<p><a></a></p>
<p><a></a></p>
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		<title>2011.12.06 &#8211; “Res Publica” e “Res Cogitans” di Luca Romanelli (www.lucaromanelli.it)</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 15:28:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Res Publica" di Luca Romanelli]]></category>
		<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[Luca Romanelli
L’interessante conferenza Rotary-Lions Fermo del 25 Novembre sulle “basi neuronali delle decisioni economiche” ha stuzzicato ulteriormente la curiosità che mi arrovella da qualche tempo sui temi del rapporto tra mente e corpo, coscienza e libertà.
Sono temi complessi ed ardui per i non addetti come me. Tuttavia mi sembra di capire che il mondo scientifico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6858" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli2.jpg"><img class="size-full wp-image-6858" title="Luca Romanelli" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli2.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Luca Romanelli</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’interessante conferenza Rotary-Lions Fermo del 25 Novembre sulle “basi neuronali delle decisioni economiche” ha stuzzicato ulteriormente la curiosità che mi arrovella da qualche tempo sui temi del rapporto tra mente e corpo, coscienza e libertà.<br />
Sono temi complessi ed ardui per i non addetti come me. Tuttavia mi sembra di capire che il mondo scientifico e gran parte della filosofia contemporanea, specie di matrice anglosassone, ami il “paradigma del computer” per spiegare la mente e la sua relazione con il nostro agire.<br />
Un computer è un sistema completamente deterministico in cui in ogni istante è possibile descrivere lo stato delle molecole che lo compongono e lo schema funzionale che da un dato input conduce all’output corrispondente (ad esempio cliccare su un’icona per richiamare un’immagine).<br />
Normalmente però  il funzionamento del computer non viene descritto a livello molecolare, perché sarebbe complicato e sostanzialmente ridondante per la gran parte degli scopi. Usiamo invece dei concetti di livello superiore, che potremmo chiamare “astratti”, per agevolare il compito. Così parliamo di “programmi”,  “linguaggi di programmazione” o “algoritmi” che appunto “astraggono” e “comprimono” l’informazione circa i flussi di elettroni e le altre caratteristiche fisiche che fanno funzionare il PC. Ma un programma in realtà non esiste: è solo un’idea per descrivere sinteticamente lo stato ed il movimento delle particelle elementari nel sistema, cioè ciò che la macchina realmente è.<br />
Secondo il paradigma computazionale della mente, i chip di silicio ed i circuiti in essi contenuti corrispondono ai neuroni ed alle loro connessioni, mentre i “programmi” sono l’equivalente del nostro linguaggio, dei concetti, delle teorie. I segni, le idee e le sensazioni umane, quindi,  non sarebbero anch’essi che approssimazioni astratte di una data configurazione dei neuroni e delle loro connessioni. Le nostre decisioni, quindi, potrebbero sempre essere ricondotte a queste configurazioni, che ne costutuiscono la vera causa reale. Le teorie psicologiche, le antropologie ed a maggior ragione l’idea di una mente immateriale distinta dal corpo non sarebbero che finzioni più o meno valide a livello euristico (cioè approssimativo) per “spiegare” il comportamento umano, ma prive di sostanziale autonoma realtà.<br />
Il modello computazionale è interessante perché si presta all’indagine scientifica ed all’accumulo sperimentale di conoscenze ed informazioni universalmente accettate, molto di più di quanto permettano la psicologia, la filosofia e, naturalmente, la scienza economica. Tuttavia esso suscita in me preoccupazioni e dubbi che forse non risolverò mai.<br />
Le preoccupazioni riguardano queste domande: se ogni mia azione, decisione o sentimento sono rigidamente determinati da una successione causale di fenomeni fisiologici del mio cervello, che senso ha dire che io (e gli altri)<em> amiamo </em>oppure <em>ci preoccupiamo per </em>qualcuno o qualcosa? E che senso ha affermare che qualcuno sia <em>responsabile</em> di un’azione, magari un omicidio? Non mi sembrano domande banali, perché riguardano, da un lato, quello per cui la vita vale la pena di essere vissuta (gli affetti, le relazioni) e, dall’altro, le fondamenta stesse della civiltà e del diritto.<br />
I dubbi riguardano invece la validità tecnica del modello. I neuroni in un cervello sono circa 100 miliardi e credo che ciascuno sia connesso non solo con il suo vicino, ma con moltissimi altri anche distanti. Inoltre la rete neuronale subisce una quantità di input sensoriali interni ed esterni molto elevata rispetto al computer. Ne segue che il numero delle possibili configurazioni neuronali, dato dal calcolo combinatorio, potrebbe raggiungere dimensioni che vanno aldilà della possibilità di una descrizione (e predizione) analitica completa. Esistono infatti limiti alla quantità di informazione che il nostro universo può computare. Le interazioni neurali, inoltre, non sembrano seguire funzioni lineari come quelli dei computer, cosa che ne complica enormemente l’analisi. Non è forse un caso che al momento la scienza ha fatto importanti ed utilissime scoperte circa la fisiologia del cervello e le aree coinvolte in particolari decisioni o emozioni, ma è ancora agli albori nel determinare come dai processi fisiologici si originino sensazioni, quali la visione di un colore (o altri <em>qualia</em>) o parole.<br />
Tali limiti potrebbero essere superati dalla scienza in futuro, oppure si potrebbe scoprire (come ha fatto Goedel in campo matematico) che essi sono connaturati al problema e quindi insolvibili. In questo caso rimarrebbe uno spazio, misterioso, per la libertà umana, un limite, quello dell’ “io penso”, precluso all’investigazione scientifica.<br />
Luca Romanelli</p>
]]></content:encoded>
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		<title>2011.12.06 &#8211; Pio Bartolucci Godolini &#8211; (Sant’Elpidio a Mare, 1836 – 1890) &#8211; Il politico garibaldino</title>
		<link>http://www.rotaryfermo.info/2011/12/06/2011-12-06-pio-bartolucci-godolini-sant%e2%80%99elpidio-a-mare-1836-%e2%80%93-1890-il-politico-garibaldino/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 15:24:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Risorgimento nel fermano" di Giovanni Martinelli]]></category>
		<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovanni Martinelli
Primo presidente della Provincia di Ascoli Piceno, lottò per portare il capoluogo a Fermo
e si battè in Parlamento per riavere la Provincia. Sindaco, Deputato per quattro legislature, fu volontario con Garibaldi nella 3.a guerra d’indipendenza
Non lo ricordano in molti, ma Pio Bartolucci Godolini è una di quelle figure risorgimentali che andrebbero studiate e rivalutate. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6510" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Giovanni-Martinelli-2.jpg"><img class="size-full wp-image-6510" title="Giovanni Martinelli 2" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Giovanni-Martinelli-2.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Martinelli</p></div>
<p style="text-align: justify;">Primo presidente della Provincia di Ascoli Piceno, lottò per portare il capoluogo a Fermo<br />
e si battè in Parlamento per riavere la Provincia. Sindaco, Deputato per quattro legislature, fu volontario con Garibaldi nella 3.a guerra d’indipendenza<br />
Non lo ricordano in molti, ma Pio Bartolucci Godolini è una di quelle figure risorgimentali che andrebbero studiate e rivalutate. Nacque a Sant’Elpidio a Mare da Giovanni Battista, marchese di Castelletta, e dalla cingolana Carolina Castiglioni, nipote di Pio VIII, il 22 marzo 1836.<br />
Crebbe credendo nell’unità d’Italia, motivo per il quale alla caduta dello Stato pontificio fu chiamato nonostante la giovanissima età a guidare la giunta provvisoria che salutò all’allora Porto di Sant’Elpidio re Vittorio Emanuele II in viaggio verso Napoli l’11 ottobre 1860.<br />
Primo sindaco elpidiense, si dedicò con entusiasmo alla politica. Eletto consigliere provinciale nel collegio di Santa Vittoria, fu il primo presidente della nuova Provincia di Ascoli Piceno. Da sindaco firmò la protesta contro la soppressione della Provincia di Fermo, della quale fu convinto difensore quando, eletto in Parlamento come deputato del collegio di Montegiorgio, firmò insieme al collega fermano Vinci Gigliucci la proposta di legge per la restituzione del capoluogo, facendo anche votare nel 1862 un ordine del giorno al consiglio provinciale per il trasferimento del capoluogo a Fermo.<br />
Bartolucci fu eletto per ben cinque volte in Parlamento. Di ferma fede risorgimentale, confermò con l’azione le sue convinzioni, partecipando agli ordini di Garibaldi nel 1866 alla terza guerra d’indipendenza, ricevendo il battesimo di fuoco a Contino. A Bezzecca il generale lo salutò personalmente dicendogli «hai fatto il tuo dovere!».<br />
Per i suoi servigi allo Stato, fu insignito degli ordini dei Santi Maurizio e Lazzaro e della Corona d’Italia. Deluso dalla politica, che lentamente lo emarginò, sentendo venir meno gli ideali della sua giovinezza, si ritirò nella sua Sant’Elpidio dedicandosi alle cure delle aziende agrarie di famiglia, sempre presente, comunque, nelle attività cittadine. Fu fondatore e primo presidente (1872) della Cassa di Risparmio di Sant’Elpidio a Mare, presidente del Pio ricovero per anziani, della Commissione per il Collegio-Convitto femminile, deputato del Corpo Filarmonico municipale.<br />
Politicamente sempre più vicino alle classi umili, fu il riferimento delle associazioni popolari (presidente della Società Operaia) con le quali condivise l’impegno politico dei suoi ultimi anni: fu proprio il partito operaio ad eleggerlo per l’ultima volta in Consiglio comunale «dandogli quel seggio perché gli altri s’erano dimenticati» come scrisse Filippo Pio Massi.<br />
Colpito da forti febbri nel corso dell’epidemia che portò in quell’anno molti lutti in tutt’Italia, morì per una broncopolmonite fulminante il 10 febbraio 1890, a soli 54 anni. I suoi funerali furono memorabili e fu sepolto nell’appena costruito famedio comunale. La città lo ricordò dedicandogli il borgo ottocentesco che costeggia il palazzo un tempo della sua famiglia, ora estinta.</p>
<div id="attachment_6857" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Bartolucci-Godolini-Pio.jpg"><img class="size-full wp-image-6857" title="Bartolucci Godolini Pio" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Bartolucci-Godolini-Pio.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Pio Bartolucci Godolini</p></div>
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		<title>2011.11.30 &#8211; Preghiera a Dio &#8211; (Voltaire da “Trattato sulla tolleranza” &#8211; 1763)</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 17:48:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Spigolature" di Gennaro Natale]]></category>
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		<description><![CDATA[ 
Gennaro Natale
Preghiera a Dio &#8211; (Voltaire da “Trattato sulla tolleranza” &#8211; 1763)
Non è più dunque agli uomini che mi rivolgo; ma a te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi, di tutti i tempi: se è lecito che delle deboli creature, perse nell&#8217;immensità e impercettibili al resto dell&#8217;universo, osino domandare qualche cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<div id="attachment_6805" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Natale-Gennaro.jpg"><img class="size-full wp-image-6805" title="Natale Gennaro" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Natale-Gennaro.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Gennaro Natale</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Preghiera a Dio &#8211; (Voltaire da “Trattato sulla tolleranza” &#8211; 1763)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><em>Non è più dunque agli uomini che mi rivolgo; ma a te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi, di tutti i tempi: </em><em>se è lecito che delle deboli creature, perse nell&#8217;immensità e impercettibili al resto dell&#8217;universo, osino domandare qualche cosa a te, che tutto hai donato, a te, i cui decreti sono e immutabili e eterni, degnati di guardare con misericordia gli errori che derivano dalla nostra natura.</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>Fa&#8217; sì che questi errori non generino la nostra sventura.</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>Tu non ci hai donato un cuore per odiarci l&#8217;un l&#8217;altro, né delle mani per sgozzarci a vicenda; fa&#8217; che noi ci aiutiamo vicendevolmente a sopportare il fardello di una vita penosa e passeggera. Fa&#8217; sì che le piccole differenze tra i vestiti che coprono i nostri deboli corpi, tra tutte le nostre lingue inadeguate, tra tutte le nostre usanze ridicole, tra tutte le nostre leggi imperfette, tra tutte le nostre opinioni insensate, tra tutte le nostre convinzioni così diseguali ai nostri occhi e così uguali davanti a te, insomma che tutte queste piccole sfumature che distinguono gli atomi chiamati &#8220;uomini&#8221; non siano altrettanti segnali di odio e di persecuzione.</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>Fa&#8217; in modo che coloro che accendono ceri in pieno giorno per celebrarti sopportino coloro che si accontentano della luce del tuo sole; </em><em>che coloro che coprono i loro abiti di una tela bianca per dire che bisogna amarti, non detestino coloro che dicono la stessa cosa sotto un mantello di lana nera; che sia uguale adorarti in un gergo nato da una lingua morta o in uno più nuovo.</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>Fa&#8217; che coloro il cui abito è tinto in rosso o in violetto, che dominano su una piccola parte di un piccolo mucchio di fango di questo mondo, </em><em>e che posseggono qualche frammento arrotondato di un certo metallo, gioiscano senza inorgoglirsi di ciò che essi chiamano &#8220;grandezza&#8221; e &#8220;ricchezza&#8221;,  e che gli altri li guardino senza invidia: perché tu sai che in queste cose vane non c&#8217;è nulla da invidiare, niente di cui inorgoglirsi.</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>Possano tutti gli uomini ricordarsi che sono fratelli!</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>Abbiano in orrore la tirannia esercitata sulle anime,</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>come odiano il brigantaggio che strappa con la forza il frutto del lavoro e dell&#8217;attività pacifica!</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>Se sono inevitabili i flagelli della guerra, non odiamoci, non laceriamoci gli uni con gli altri nei periodi di pace, ed impieghiamo il breve istante della nostra esistenza per benedire insieme in mille lingue diverse, dal Siam alla California, la tua bontà che ci ha donato questo istante.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">La riflessione e l’impegno nei casi considerati nel “Trattato sulla tolleranza” e in altri simili, porta Voltaire a concepire un grido di battaglia: “Ecrasez l’infame”, schiacciate l’infame. Schiacciare l’infame significa lottare con tutte le forze della propria ragione e della propria morale contro il fanatismo intollerante tipico della religione confessionale (cattolica, protestante, musulmana o altro). Ogni uomo di buona volontà è chiamato a lottare per la tolleranza e la giustizia della religione naturale, una religione governata da un Dio aconfessionale, senza dogmi, che rende inutili le cerimonialità e che punisce i malvagi e remunera i buoni, come un giudice giusto. Il Dio di Voltaire sovrintende alla macchina meravigliosa che ha creato come un orologiaio, che ne cura il meccanismo. La concezione di Voltaire è perciò deista. Il problema che Voltaire principalmente si pone è l’esistenza di Dio, conoscenza fondamentale per giungere ad una giusta nozione dell’uomo. Il filosofo non la nega, come alcuni altri Illuministi che si dichiaravano atei (Diderot, D’Holbach e altri) perché non trovavano prova dell’esistenza di un Essere Supremo, ma nemmeno, nel suo razionalismo, assume una posizione agnostica. Egli vede la prova dell’esistenza di Dio nell’ordine superiore dell’universo, infatti così come ogni opera dimostra un artefice, Dio esiste come autore del mondo e, se si vuole dare una causa all’esistenza degli esseri, si deve ammettere che sussiste un essere creatore. La sua posizione fu pertanto deista, come già accennato. Dunque Dio esiste e sebbene abbracciando questa tesi si trovino molte difficoltà, le difficoltà che si pongono abbracciando l’opinione contraria sarebbero ancora maggiori. Il Dio di Voltaire non è il dio rivelato, ma non è neanche un dio di una posizione panteista, come quella di Spinoza. È una sorta di Grande Architetto dell’Universo, un orologiaio autore di una macchina perfetta. Voltaire non nega una Provvidenza, ma non accetta quella di tipo fideistico; secondo le sue convinzioni (come quelle di molti del suo tempo), l’uomo nello stato di natura era felice, avendo istinto e ragione, ma la civiltà ha contribuito all’infelicità: occorre quindi accettare il mondo cosi com’è, e migliorarlo per quanto è possibile. Aveva contribuito a queste sue convinzioni lo studio di Newton: la cui scienza, pur rimanendo estranea, in quanto filosofia matematica, alla ricerca delle cause, risulta strettamente connessa alla metafisica teistica, implicando una razionale credenza in un essere supremo. Voltaire crede in un Dio che unifica, Dio di tutti gli uomini: universale come la ragione, Dio è di tutti. La sua fede nei principi della morale naturale mira ad unire spiritualmente gli uomini al di là delle differenze di costumi e di usanze. Proclama quindi la tolleranza contro il fanatismo e la superstizione (che stanno alla religione come l’astrologia alla astronomia) nel  “Trattato sulla tolleranza”.<br />
Il trattato sulla tolleranza è una delle più famose opere di Voltaire. Pubblicata in Francia nel 1763 costituisce testo fondamentale della riflessione sulla libertà di credo, sul rispetto delle opinioni e di molte di quelle caratteristiche con cui oggi identifichiamo una società come civile.<br />
Vi invito a leggerlo, è di un’attualità impressionante e non solo pensando al fanatismo islamico, ma al fanatismo fideistico di tutte le religioni (quella della nostra tradizione compresa) fondato non sulla ragione ma sul dogma.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Gennaro Natale</em></p>
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		<title>2011.11.29 &#8211; Una scuola nuova</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 22:07:31 +0000</pubDate>
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Margherita Bonanni
Leggi l&#8217;articolo di Dicembre:   Bonanni &#8211; dicembre

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<div id="attachment_6804" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Bonanni-Margherita-2.jpg"><img class="size-full wp-image-6804" title="Bonanni Margherita 2" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Bonanni-Margherita-2.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Margherita Bonanni</p></div>
<h2>Leggi l&#8217;articolo di Dicembre:   <a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Bonanni-dicembre.pdf">Bonanni &#8211; dicembre</a></h2>
</div>
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		<title>2011.11.25 &#8211; Candido Augusto Vecchi , la sua amicizia con Giuseppe Garibaldi e l’offerta di Abraham Lincoln</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 17:34:21 +0000</pubDate>
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Gennaro Natale
Il fermano Candido Augusto Vecchi ebbe,  come ha già sottolineato il nostro amico rotariano Giovanni Martinelli nel suo libro “100 illustri personaggi del fermano”, un ruolo di primo piano nella spedizione dei Mille, fornendo, all’amico e “fratello” Garibaldi (infatti appartenevano entrambi alla Massoneria, Comunione Italiana, di cui quest’ultimo ne diventerà Gran Maestro nel 1882) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Natale-Gennaro.jpg"></a></p>
<div id="attachment_6805" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Natale-Gennaro.jpg"><img class="size-full wp-image-6805" title="Natale Gennaro" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Natale-Gennaro.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Gennaro Natale</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il fermano Candido Augusto Vecchi ebbe,  come ha già sottolineato il nostro amico rotariano Giovanni Martinelli nel suo libro “100 illustri personaggi del fermano”, un ruolo di primo piano nella spedizione dei Mille, fornendo, all’amico e “fratello” Garibaldi (infatti appartenevano entrambi alla Massoneria, Comunione Italiana, di cui quest’ultimo ne diventerà Gran Maestro nel 1882) oltre alla sua villa Spinola, presso lo scoglio di Quarto, dove Garibaldi pose il suo quartier generale, anche denaro e suppellettili ed anche un buon contingente di armi.<br />
Dopo l’impresa dei Mille, nella primavera del 1861, Garibaldi era stato eletto deputato al Parlamento Subalpino, e l’8 aprile di quell’anno, in una delle sue poche apparizioni in Parlamento, durante una tempestosa seduta, lanciò durissime accuse al governo in carica. Il mestiere di politico non si addiceva a Garibaldi e infatti subito dopo lasciò Torino per ritirarsi nella sua amata Caprera, attorniato dai fidi amici e  compagni di battaglia.<br />
Fra i suoi segretari, costantemente all’opera nella “casa di ferro”, c’era il Colonnello Candido Augusto Vecchi, il difensore della Repubblica Romana, già ”verificatore dei conti”  dell’Associazione Nazionale Italiana a Parigi presieduta da Giuseppe Mazzini, che proprio in quell’anno dava alle stampe il suo “Garibaldi a Caprera”, edito dapprima a Torino, l’anno successivo a Napoli, e successivamente a Stoccolma, Utrecht, Lipsia e Londra nelle traduzioni in svedese, olandese, francese, tedesco e inglese.<br />
Nella piccola Caprera, ove arrivavano quotidianamente centinaia di lettere e moltissimi giornali e gazzette, giungevano dalla lontana America notizie sull’inizio della guerra civile fra gli Sati Uniti del Nord e gli Stati Confederati d’America, i cosiddetti “sudisti”.<br />
La guerra civile americana era anche una guerra di principi e si combatteva anche per la libertà degli oltre tre milioni e mezzo di negri, schiavi dei latifondisti del sud, e per abolire lo stato di schiavitù. Questi grandi avvenimenti non potevano non entusiasmare  Garibaldi, che una sera, a cena con i suoi compagni, fece cenno ai sogni di libertà di quegli infelici schiavi, manifestando il rammarico di non essere lì anche lui a combattere per la loro causa.<br />
La cosa fu raccolta da Candido Augusto Vecchi che, senza dir nulla al Generale, scrisse a New York al giornalista Theodore Tuckermann lanciando l’idea che Garibaldi, al momento “disoccupato”, avrebbe potuto combattere a favore degli Stati Uniti.<br />
“Le mie idee, insapute al nostro capo &#8211; scriverà poi il Vecchi – le feci note ai miei amici, che le plaudirono al cielo.” .<br />
Sembrava una cosa buttata lì, ma Tuckermann, che aveva conosciuto l’Eroe dei Due Mondi dieci anni prima, durante il suo esilio americano, prese la cosa sul serio. Alla fine di Agosto, dopo cauti contatti epistolari, giunse a Caprera l’ambasciatore americano a Bruxelles, Sanford, che, su incarico del Segretario di Stato Seward, e quindi con la piena approvazione di Lincoln, propose a Garibaldi di assumere il comando in un’armata nordista nella guerra di secessione.<br />
Garibaldi , colto di sorpresa, ripose che avrebbe valutato l’offerta. La cosa ovviamente lo allettava e lo lusingava, ma ora che l’Italia era fatta, gli restava ancora da vedere realizzato il suo sogno mai sopito: quello di vedere Roma capitale del regno. Prima di dare una risposta, comunque, inviò il Colonnello Gaspare Trecchi dal Re per avere il suo consenso. Sperava in cuor suo che il sovrano, ora che Cavour era morto da appena due mesi e che erano cessati gli attriti col suo avversario di sempre, gli negasse il permesso e che per dissuaderlo gli offrisse qualche comando in Italia. Ma il re rispose che non aveva nulla in contrario e che era libero di partire quando voleva.<br />
Garibaldi, deluso dall’indifferenza di Vittorio Emanuele, ebbe subito l’impulso di partire, ma quando il 12 settembre si presentò a Caprera il Ministro degli Stati Uniti Marfh per conoscere la sua decisione, era già deciso a rifiutare. La notizia, frattanto, si era già diffusa e da ogni parte veniva scongiurato di non partire; da Napoli, che lo aveva eletto deputato, giunse il Generale Carbonelli con una petizione a firma di 22.000 elettori.<br />
Ben sapendo che non potevano essere accettate, Garibaldi pose due condizioni: avere il comando supremo dell’esercito e poter proclamare egli stesso l’abolizione della schiavitù, cosa che Lincoln farà poi nel 1865 con il 13° emendamento. Gli fu spiegato che per la costituzione americana il comando supremo dell’esercito spetta al presidente e che l’abolizione della schiavitù, essendo una decisione politica, deve anch’essa promanare dal Presidente ed essere poi ratificata dal Congresso.<br />
Gli fu proposto quindi il grado di Generale di Divisione e il comando autonomo di un’armata con la prospettiva di successiva nomina a Maggiore Generale, il massimo grado del’Esercito, secondo solo a quello assunto dal Presidente. Ma Garibaldi rifiutò l’offerta perché, come spiegherà dopo, avrebbe combattuto “…solo per l’abolizione della schiavitù piena e senza condizioni”.<br />
Una cosa è certa, se Garibaldi, invece di rimanere a Caprera, avesse tentato la sua terza avventura americana, forse le grandi cariche delle giacche blu del 7° Cavalleggeri sarebbero divenute dei prorompenti assalti delle Camicie Rosse.<br />
(Questo scampolo di storia minore è stato ricordato in occasione della manifestazione di chiusura delle celebrazioni del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi tenutasi Lunedì 27 aprile 2009 al Palazzo di Vetro dell’ONU presso il Dag Hammarskjold Library Auditorium e all’Istituto Italiano di Cultura a New York, alla presenza e con l’intervento anche di Kerry Kennedy, figlia di Robert Kennedy).<br />
Fonte ANSA</p>
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		<title>2011.11.22 &#8211; Come nutrire la mente</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 07:30:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ 
Leggi il 2° articolo di novembre:  Bonanni &#8211; novembre 2
Margherita Bonanni
Come nutrire la mente
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp"><strong> </strong></div>
<h2>Leggi il 2° articolo di novembre:  <a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Bonanni-novembre-2.pdf">Bonanni &#8211; novembre 2</a></h2>
<div id="attachment_6804" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Bonanni-Margherita-2.jpg"><img class="size-full wp-image-6804" title="Bonanni Margherita 2" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Bonanni-Margherita-2.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Margherita Bonanni</p></div>
<div>Come nutrire la mente</div>
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		<title>2011.11.22 &#8211; Niccolò Paganini: un diavolo nel violino.</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 07:17:13 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA["Pazienti illustri della nostra storia" di Paolo Signore]]></category>
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		<description><![CDATA[Paolo Signore
“La fronte è alta, larga e quadrata, il naso prominente come il becco di un’aquila e la mancanza di denti rende le labbra rientranti, la bocca deformata ed il mento ancor più pronunciato. La testa, voluminosa, è appoggiata su di un collo lungo ed esile, gli occhi scuri e profondi, i capelli folti, lunghi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_920" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/paolo-signore.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-920" title="Paolo Signore" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/paolo-signore-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Signore</p></div>
<p style="text-align: justify;">“La fronte è alta, larga e quadrata, il naso prominente come il becco di un’aquila e la mancanza di denti rende le labbra rientranti, la bocca deformata ed il mento ancor più pronunciato. La testa, voluminosa, è appoggiata su di un collo lungo ed esile, gli occhi scuri e profondi, i capelli folti, lunghi e neri contrastano con il pallore cereo e cadaverico dell’incarnato. Il torace è stretto ed arrotondato, con la parte destra ben più sviluppata della sinistra. Le mani, lunghe due volte il normale, hanno dita esili, fluttuanti e delicate: è così magro che non è possibile essere di più e quando si inchina sembra chei piedi si stacchino dal tronco e che tutto stia per precipitare in un mucchio di ossa”:  questa è la descrizione che del Paganini ne fa il dottor Benati, suo medico personale.<br />
Quando negli anni ’70 furono riesumati per la terza volta i resti del grande violinista, il dottor Schoenfeld, esaminandoli attentamente da un punto di vista macroscopico, morfologico ed istologico, venne alla conclusione che Paganini fosse affetto da una sindrome ereditaria piuttosto rara che Bernard Jean Marfan descrisse nel 1896, cioè una cinquantina di anni dopo la morte dello stesso violinista ed attualmente indicata come “Distrofia Mesodermica Ereditaria”.  In breve Marfan osservò che questi individui soffrono di un’affezione del tessuto connettivo che provoca un insieme di sintomi oculari (a carico dell’iride e del cristallino), cardiovascolari (dilatazione ed aneurisma dell’aorta, anomalie delle valvole cardiache) e scheletriche (notevole altezza, eccessiva lunghezza degli arti, estrema elasticità articolare).  Secondo il dottor Schoenfeld le dita della mano sinistra di Paganini erano particolarmente lunghe e tipiche di questa sindrome, al punto da consentire movimenti di particolare estensione, elasticità  ed indipendenza tra loro.  Anche il pollice era più lungo della norma e tale da consentire al Maestro di riuscire a coprire, allargando la mano sinistra, ben tre ottave sul violino, con la simultanea capacità di imprimere alle falangi che premono le corde uno straordinario movimento di flessione: da qui la capacità di evocare su ogni singola corda  simultaneamente pizzicati, trilli e suoni inconsueti e strabilianti in armonie di scale e combinazioni che davano l’impressione che più di due violinisti suonassero insieme.<br />
In verità peraltro non è che Paganini godesse di ottima salute: nel periodo trascorso a Parma nella compagnia del Maestro Alessandro Rolla si ammala di polmonite, per cui, costretto a far salassi, si indebolisce ancor più fisicamente e quindi va a trascorrere un periodo di convalescenza a Romairone, nella casa paterna, dove il padre lo obbliga a studiare violino per dieci, dodici ore al giorno, cosa che aggrava ancor più il suo stato di debolezza.  Ancor giovane è l’intestino a procurargli guai a causa di una ostinata stitichezza per cui, dietro consiglio dei suoi due medici bolognesi Tomassini e Valorani (da lui definiti “onore e gloria dell’ippocratica scienza”), fa largo uso del “Vomi-Purgativo di Mister Le-Roy”, un micidiale quanto improbabile intruglio a base di fitofarmaci e droghe a violenta azione drastica.<br />
Intorno al 1830 Paganini comincia ad accusare improvvisi quanto inaspettati abbassamenti di voce accompagnati da violenti mal di gola, al punto che il dottor Borda di Pavia gli diagnostica una tubercolosi laringea e, non disponendo di una cura realmente efficace, gli prescrive salassi, latte d’asina, preparati a base di oppio e mercurio e lunghi digiuni: non mancano così gli effetti collaterali di una così sciagurata terapia quali ittero, sangue nelle urine e detrioramento dei denti per cui lo stesso Paganini, deluso dal dottor Borda, su consiglio dell’amico ungherese Maximilian Spitzer comincia a far uso del “Farmaco Pollini”, una micidiale quanto inefficace pozione antiluetica a base di Salsapariglia e Guaiaco.<br />
Così purtroppo il suo stato generale peggiora sempre più, la tubercolosi laringea progredirà con emottisi che si fanno sempre più frequenti, ravvicinate e violente al punto da rendere il musicista del tutto afono ed a Parigi il celebre dottor Magendie gli diagnostica anche una stenosi severa del retto (probabilmente un sifiloma ano-rettale), per il quale prescive applicazione di dilatatori di gomma durante la notte.<br />
Nel 1840 l’ennesima, violenta ed irrefrenabile emorragia laringea lo porta a morte non prima però di aver stabilito “un patto col diavolo”: non pochi spettatori infatti dichiararono di aver visto, durante un suo concerto, Paganini suonare ed il diavolo muovergli l’archetto e non pochi ancora a giurare di aver udito “lamenti strani e suoni di violino” levarsi dalla terra custode delle sue illustri spoglie ……..<br />
<em>Paolo Signore</em></p>
<div id="attachment_6792" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Niccolò-Paganini.jpg"><img class="size-full wp-image-6792" title="Niccolò Paganini" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Niccolò-Paganini.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Niccolò Paganini</p></div>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>2011.11.22 &#8211; Economia e finanza: incominciamo a capire il liguaggio</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 14:22:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Economia e finanza" di Marchetto Morrone Mozzi]]></category>
		<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[




Marchetto Morrone-Mozzi


La congiuntura economica che l’Italia sta attraversando viene analizzata con dovizia di particolari dalla stampa specializzata e non.
La stessa crisi è legata a doppia mandata con la mutazione dello scenario politico che il Paese sta attraversando e ciò ha notevolmente contribuito a rendere, ai più, i contorni della congiuntura ancora più confusi.
E’ del tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Morrene-Mozzi-Marchetto.jpg"></a></p>
<div class="mceTemp">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6785" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Morrone-Mozzi-Marchetto.jpg"><img class="size-full wp-image-6785" title="Morrone-Mozzi Marchetto" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Morrone-Mozzi-Marchetto.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Marchetto Morrone-Mozzi</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">La congiuntura economica che l’Italia sta attraversando viene analizzata con dovizia di particolari dalla stampa specializzata e non.<br />
La stessa crisi è legata a doppia mandata con la mutazione dello scenario politico che il Paese sta attraversando e ciò ha notevolmente contribuito a rendere, ai più, i contorni della congiuntura ancora più confusi.<br />
E’ del tutto evidente che il dibattito politico ha le sue regole e le sue esigenze. E non sempre, in quel contesto, le esigenze di chiarezza e di rigore nelle analisi sono conformi alle necessità. E siccome gli analisti politici, di una parte e dell’altra, usano, giocoforza, toni e metodi enfatici il povero cittadino assiste pietrificato ad una sorta di corrida dove, e questo lo percepisce nettamente, a rischiare di essere incornato è proprio lui.<br />
Il linguaggio per spiegare e riassumere i vari aspetti della situazione corrente, molto spesso fa riferimento a concetti e tecnicismi fino a ieri di esclusivo dominio delle famigerate “sale mercati”.<br />
E così hanno fatto irruzione nelle nostre case termini quali lo spread, che guai se va sopra 500, il rapporto debito/PIL, da non confondersi con il deficit/PIL che così com’è va male ma attenzione però perché se guardiamo al disavanzo primario/PIL allora le cose vanno già meglio.<br />
Recentemente hanno poi a lungo imperversato discussioni, anche in trasmissioni a largo “audience”, sulla patrimonializzazione delle banche e dei provvedimenti presi dell’odiata EBA che ne avrebbe imposto un consistente incremento.<br />
E siccome siamo in tema, credo non sia sfuggito a nessuno il ricorso ad un lessico militare artatamente usato a scopo enfatico. L’Euro è il bersaglio della speculazione. I BTP sono sotto attacco. Quando si parla di rigore nei conti pubblici, dobbiamo alzare la guardia. Contro l’evasione, dobbiamo alzare il tiro e così via.<br />
Insomma, una girandola di definizioni e di concetti economici divenuti veri e propri punti di riferimento nelle nostre diuturne conversazioni.<br />
Ma fino a che punto, mi domando, i concetti economici e finanziari sopra sommariamente richiamati e profusi a piene mani possono dare alla gente comune il reale senso della situazione?<br />
Assai poco. Anzi, temo, punto.<br />
Sono persuaso che la tecnica giornalistica largamente utilizzata, specie quando non accompagnata da un’adeguata, specifica educazione, possa invero ingenerare esattamente quanto, in questo momento non c’è bisogno. Cioè il panico.<br />
Euforia o panico, nei mercati finanziari, sono infatti il miglior corroborante per la speculazione internazionale che aspetta solo l’attimo giusto per poter volgere a proprio favore i comportamenti irrazionali dei più e continuare a speculare e guadagnare facendo leva sull’emotività dilagante e su una dissimmetria informativa di tutta evidenza.<br />
Non è certo questa la sede per individuare la soluzione al problema, anche perché il problema non ha una soluzione soltanto. Ma solo il fatto che il problema venga individuato, che venga quindi messo in luce un uso inappropriato e fuorviante del lessico, troppo spesso piegato alle esigenze di parte, può iniziare a togliere il velo della irragionevolezza che ammantata il dibattito per consentire a tutti di rapportarsi con la presente situazione congiunturale secondo le proprie aspettative e le proprie prospettive ma senza atteggiamenti irrazionali che, se diffusi, possono solo rischiare di far avvitare il Paese in una spirale di cui tutti, alla fine, potremmo farne le spese.<br />
Da queste pagine vorrei, se me ne sarà data la possibilità o laddove se ne ravviserà l’utilità, analizzare in seguito alcuni degli aspetti più rilevanti della crisi congiunturale in atto per fornire su di essi un mio punto di vista nell’intento di contribuire a togliere quel velo di irragionevolezza ai cui ho sopra fatto cenno.</p>
</div>
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		<title>2011.11.22 &#8211; Presentazione del film &#8220;Il cuore grande delle ragazze&#8221; di Pupi Avati</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 13:50:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Accade a Fermo" di Angelica Malvatani]]></category>
		<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[Angelica Malvatani
Se ne parlava ormai da settimane, era obbligatorio esserci e si preparava per l&#8217;occasione il vestito della festa, immaginando già di essere dalle parti di Cannes in occasione della festa del cinema. E magari passava di qui, al Multisala di Campiglione, qualche attore di quelli famosi e allora è bene sfoggiare l&#8217;abito di raso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6581" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Angelica-Malvatani1.jpg"><img class="size-full wp-image-6581" title="Angelica Malvatani" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Angelica-Malvatani1.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Angelica Malvatani</p></div>
<p style="text-align: justify;">Se ne parlava ormai da settimane, era obbligatorio esserci e si preparava per l&#8217;occasione il vestito della festa, immaginando già di essere dalle parti di Cannes in occasione della festa del cinema. E magari passava di qui, al Multisala di Campiglione, qualche attore di quelli famosi e allora è bene sfoggiare l&#8217;abito di raso o la pelliccia colorata. Di attori, per la verità, non se n&#8217;è vista neppure l&#8217;ombra all&#8217;attesa anteprima del film “Il cuore grande delle ragazze”, film in gran parte fermano e con i fermani che se ne sentono parte e quasi legittimi proprietari. C&#8217;era, in grande forma, il regista della pellicola, Pupi Avati, accompagnato dall&#8217;inseparabile fratello Antonio, dall&#8217;elegante e biondissima moglie. Qualche attimo di gelo alla conferenza stampa che ha anticipato la proiezione del film, a metà sala c&#8217;era l&#8217;ex sindaco Saturnino Di Ruscio, con Pasquale Renzi, quelli che hanno lavorato dietro le quinte perché il progetto degli Avati andasse in porto e fosse perfetto. Un leggero imbarazzo per il nuovo sindaco, Nella Brambatti, che ha raccolto il testimone e ha avuto occasione di screzio con la produzione del film, finendo per negare il teatro dell&#8217;Aquila per l&#8217;anteprima. Poche domande alla conferenza stampa, guidata, come gran parte della festa, dalla Marche Film Commission. Del resto i giornalisti il film non l&#8217;avevano ancora visto e le storie intorno le scrivevano ormai da più di un anno. L&#8217;attesa era tutta per la visione di questa storia che si sperava fermana verace. E allora sono arrivati veramente tutti, consiglieri e assessori provinciali e comunali, presidenti e ospiti illustri che è difficile elencarli tutti e si rischia di dimenticarne qualcuno, tutti con l&#8217;invito a far la fila che intorno alle 19, al Multisala, era la follia. Non si sapeva più chi avesse posto e dove, chi fosse nella sala con gli Avati e chi in video conferenza e chi invece nel silenzio assoluto di sale non collegate. Chi avesse diritto a sedersi tra i giornalisti e chi no, tanto che alla fine, con la folla che cominciava a rumoreggiare, si è deciso di aprire le porte e chi trovava posto era fortunato e tutti al cinema che un po&#8217; di magia non si nega a nessuno. Anche se le ragazze arrivate in massa speravano di vedere Cremonini che non c&#8217;era e i ragazzi di sbirciare la Ramazzotti che non c&#8217;era. Ancora discorsi prima del film, poche parole da parte del sindaco Brambatti, grazie da parte di Graziano di Battista, presidente della Camera di Commercio, di Pietro Marcolini, assessore regionale, ringraziamenti da parte del presidente della Provincia Fabrizio Cesetti che ha ricordato l&#8217;ex sindaco senza nominarlo, strappando un applauso. Un ruolo, quello di Saturnino Di Ruscio, ricordato invece per bene da Antonio Avati, che cita anche Pasquale Renzi, organizzatore per le cose marchigiane ed è di nuovo un applauso. Lui, Pupi Avati, ha parole belle per tutti, finisce per parlare del film come fosse un figlio: “Ci ho messo un anno della mia vita, e a 73 anni è una cosa grande, ci ho messo il sorriso e la luce, la comicità più crassa e le lacrime, con la complicità dei fermani l&#8217;ho fatto e spero che il pubblico lo vada a vedere che in film in una sala vuota non esiste”. Primo fotogramma, “questo film non sarebbe stato possibile senza il sostegno e l&#8217;accoglienza di Fermo”, titoli di coda: “Realizzato con l&#8217;assistenza e la complicità di Saturnino Di Ruscio”. Applausi, è la magia del cinema, sulle note di Lucio Dalla.<br />
Qualche delusione alla fine c’è stata. Un po&#8217; l&#8217;aveva annunciato il maestro Avati, chi si aspettava primi piani alle comparse, scene tutte fermane e ritratti interi magari sarebbe stato un po&#8217; deluso: “Capita che poi in fase di montaggio qualche personaggio si perda, torneremo per risarcire chi non si è trovato”. Un film lieve, l&#8217;ha voluto così Avati, dopo due lavori impegnativi anche emotivamente. Una storia tutta emiliana, con Carlino, il protagonista, sempre appresso alle sottane di qualche ragazzotta, e Francesca che se lo sposa e finisce per essere tradita pure in viaggio di nozze. Una storia che è passato per i vicoli fermani, Carlino in bicicletta davanti alla chiesa di San Domenico e poi attorno a via degli Aceti, accanto all&#8217;ingresso delle piscine romane. Si distinguevano gli interni della casa della famiglia di Francesca, scovata nel centro storico di Fermo, dalle parti di Piazzetta, un luogo dove il tempo si è fermato. E ancora, la casa della famiglia di Carlino, a Campiglione è la villa dei conti Raccamadoro, lo stesso Avati ha parlato di un luogo che gli ricordava casa e quasi si sentiva nel passato che voleva raccontare. Ogni tanto c&#8217;è Monte Urano, citata come un paese vicino, c&#8217;è la campagna di Mogliano, ci sono i musicisti ciechi che suonano al finto matrimonio che sono quasi tutti fermani, col violino e gli occhiali. Fermana la giovane che chiama Carlino, costretto a negarsi perché fidanzato, fermani gli invitati al pranzo di nozze ed è stata una gara a caccia di volti noti. C&#8217;è l&#8217;artigiano che fa a mano le scarpe per il novello sposo, fermano pure lui, per la soddisfazione della Camera di Commercio. Alla fine tutti sui titoli di coda, per una festa vissuta proprio come si doveva, in amicizia, con la riconoscenza degli Avati impressa in ogni angolo, per i ragazzi dell&#8217;accademia delle Belle Arti e per quelli delle Officine Mattòli che hanno curato il casting. Dunque, un film che parte da qui per arrivare in tutta Italia, un sorriso di casa nostra con una firma grande, quella del maestro Avati.<br />
Angelica Malvatani</p>
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		<title>2011.11.21 &#8211; L&#8217;intelligenza secondo H. Gardner</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 11:48:48 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA["Voci dalla scuola" di Margherita Bonanni]]></category>
		<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[

Margherita Bonanni
L&#8217;intelligenza secondo H. Gardner
Leggi articolo di novembre:  Bonanni &#8211; novembre
 

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong></p>
<div class="mceTemp">
<div id="attachment_6804" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Bonanni-Margherita-2.jpg"><img class="size-full wp-image-6804" title="Bonanni Margherita 2" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Bonanni-Margherita-2.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Margherita Bonanni</p></div>
<p>L&#8217;intelligenza secondo H. Gardner</p></div>
<h2>Leggi articolo di novembre:  <a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Bonanni-novembre.pdf">Bonanni &#8211; novembre</a></h2>
<p> </p>
<p></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>
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		<title>2011.11.19 &#8211; UTILITA&#8217; &#8211; &#8220;4 cose che forse non sai ma che il cellulare può fare&#8221;  di Paolo Signore</title>
		<link>http://www.rotaryfermo.info/2011/11/19/2011-11-19-utilita-4-cose-che-forse-non-sai-ma-che-il-cellulare-puo-fare-di-paolo-signore/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 08:07:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>
		<category><![CDATA[UTILITA']]></category>

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		<description><![CDATA[Paolo Signore
Ci sono alcune cose che possono essere fatte in caso di gravi emergenze.
Il cellulare può effettivamente essere un salvavita o un utile strumento per alcune emergenze.
Controlla le cose che puoi fare.
PRIMO – Emergenza
Il numero di emergenza per il cellulare è il 112 in tutto il mondo. Se ti trovi fuori dalla zona di copertura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6082" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Signore-Paolo.jpg"><img class="size-full wp-image-6082" title="Signore Paolo" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Signore-Paolo.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Signore</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ci sono alcune cose che possono essere fatte in caso di gravi emergenze.<br />
Il cellulare può effettivamente essere un salvavita o un utile strumento per alcune emergenze.<br />
Controlla le cose che puoi fare.<br />
<strong>PRIMO – Emergenza</strong><br />
Il numero di emergenza per il cellulare è il 112 in tutto il mondo. Se ti trovi fuori dalla zona di copertura della tua rete mobile e c’è un&#8217;emergenza, componi il 112 e il cellulare cercherà qualsiasi rete esistente per stabilire il numero di emergenza per te; è interessante sapere che questo numero 112 può essere chiamato anche se la tastiera è bloccata. Provalo.<br />
<strong>SECONDO &#8211; hai bloccato le porte della macchina e le chiavi sono rimaste dentro?</strong><br />
La tua auto ha l’apertura/chiusura con telecomando? Questa funzionalità può risultare utile un giorno. Una buona ragione per avere un telefono cellulare: se chiudi le chiavi in ​​auto e quelle di ricambio sono a casa, chiama qualcuno a casa sul cellulare dal tuo cellulare. Tenendo il tuo cellulare a circa 30 cm. dalla portiera, dì alla persona a casa di premere il pulsante di sblocco, tenendolo vicino al suo cellulare. La tua auto si aprirà. Così si evita che qualcuno debba portarti le chiavi. La distanza è ininfluente. Potresti essere a centinaia di km. e se è possibile raggiungere qualcuno che ha l&#8217;altro telecomando per la tua auto, è possibile sbloccare le porte (o il baule).<br />
N.d.r.: funziona benissimo! Lo abbiamo provato e abbiamo aperto l’auto con un cellulare!<br />
<strong>TERZO – Riserva nascosta della batteria</strong><br />
Immagina che la batteria del telefono sia molto bassa. Per attivare, premere i tasti *3370#<br />
Il cellulare ripartirà con questa riserva e il display visualizzerà un aumento del 50% in batteria. Questa riserva sarà ripristinata alla prossima ricarica del tuo cellulare.<br />
<strong>QUARTO &#8211; Come disattivare un telefono cellulare RUBATO?</strong><br />
Per controllare il numero di serie (Imei) del tuo cellulare, digita i caratteri *#06#<br />
Un codice di 15 cifre apparirà sullo schermo. Questo numero è solo del tuo portatile. Annotalo e conservarlo in un luogo sicuro. Quando il telefono venisse rubato, è possibile telefonare al provider della rete e dare questo codice. Saranno quindi in grado di bloccare il tuo telefono e quindi, anche se il ladro cambia la scheda SIM, il telefono sarà totalmente inutile.  Probabilmente non recupererai il tuo telefono, ma almeno si sa che chi ha rubato non può né usarlo né venderlo. Se tutti lo faranno, non ci sarà motivo di rubare telefoni cellulari.<br />
ATM &#8211; inversione numero PIN (questo è veramente interessante!)<br />
Se dovessi mai essere costretto da un rapinatore a ritirare soldi da un bancomat, è possibile avvisare la polizia inserendo il PIN# in senso inverso. Per esempio, se il tuo numero di pin è 1234, dovresti digitare 4321. Il sistema ATM riconosce che il codice PIN è stato invertito rispetto alla carta bancomat inserita nella postazione ATM. La macchina ti darà il denaro richiesto, ma la polizia – all’insaputa del ladro – sarà mandata immediatamente alla postazione ATM.<br />
Questa informazione è stata recentemente trasmessa su CTV da Crime Stoppers, tuttavia è raramente usata perché la gente semplicemente non la conosce.<br />
Si prega di divulgare a tutti questo avvertimento.</p>
<p><em>Paolo Signore</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>2011.11.16 &#8211; Notizie del mese di Novembre</title>
		<link>http://www.rotaryfermo.info/2011/11/17/2011-11-16-rubriche-notizie-polari-di-maria-pia-casarini/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 07:11:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Notizie Polari" di Maria Pia Casarini]]></category>
		<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[
Maria-Pia Casarini
NOTIZIE POLARI  &#8211; Maria Pia Casarini, Direttore, Istituto Geografico Polare “Silvio Zavatti”, Fermo
Novembre 2011
L’Istituto Geografico Polare “Silvio Zavatti” ha organizzato un Workshop internazionale sulle fuoriuscite di petrolio sotto i ghiacci, intitolato “Oil Spills in Sea Ice – Past, Present and Future”, dal 20 al 23 settembre 2011. Sono intervenuti 33 partecipanti da 12 nazioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Casarini-Maria-Pia.jpg"></a></p>
<div id="attachment_6711" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Casarini-Maria-Pia.jpg"><img class="size-full wp-image-6711" title="Casarini Maria-Pia" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Casarini-Maria-Pia.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Maria-Pia Casarini</p></div>
<p style="text-align: justify;">NOTIZIE POLARI  &#8211; Maria Pia Casarini, Direttore, Istituto Geografico Polare “Silvio Zavatti”, Fermo<br />
<strong>Novembre 2011</strong><br />
L’Istituto Geografico Polare “Silvio Zavatti” ha organizzato un Workshop internazionale sulle fuoriuscite di petrolio sotto i ghiacci, intitolato “Oil Spills in Sea Ice – Past, Present and Future”, dal 20 al 23 settembre 2011. Sono intervenuti 33 partecipanti da 12 nazioni, tra cui Giappone e Stati Uniti (Alaska e California), e sono state fatte 18 presentazioni scientifiche. Gli Atti del Workshop verranno pubblicati in un volume dall’Istituto Geografico Polare, e la rivista scientifica “Cold Regions Science and Technology” dedicherà un numero speciale all’evento.<br />
Particolare rilevanza ha avuto il discorso inaugurale tenuto dal ‘dio’ dell’oceanografia mondiale, il Prof. Walter Munk, dello Scripps Institute of Oceanography, La Jolla, California, una leggenda nel mondo scientifico, ancora attivo, con intuizioni e scoperte geniali, all’età di anni 94. Walter ci onora da anni della sua amicizia, ed era venuto a Fermo in visita privata da Venezia, dove aveva preso parte ad un convegno sull’acqua alta. Ha poi cambiato i suoi piani di viaggio per poter presenziare all’apertura del nostro Workshop, dandogli così un imprimatur di altissimo valore.<br />
Il problema delle fuoriuscite di petrolio sotto i ghiacci dell’Oceano Artico è di portata universale per il nostro pianeta, e richiede seri studi e molta attenzione. Il disastro ecologico causato dall’incidente del Golfo del Messico nel 2010 ha riproposto all’attenzione generale le conseguenze devastanti di una fuoriuscita di petrolio, e la difficoltà a bloccarla. Questo risulterebbe ancora più difficile se il pozzo si trovasse in un mare coperto dai ghiacci.<br />
Nell’incontro di Fermo siamo partiti dagli studi fatti nel passato, nei primi anni Settanta, specialmente in Canada con il Beaufort Sea Project, e successivamente in Norvegia. Allora vennero fatti esperimenti versando barili di greggio sotto i ghiacci dell’Oceano Artico, per studiare il comportamento del petrolio, come interagiva col ghiaccio, come veniva trasportato, e cosa accadeva al momento del disgelo. Il risultato non era stato incoraggiante: il petrolio si fissa nella struttura del ghiaccio, viene trasportato dalle correnti e dai venti, e poi rilasciato sulla superficie del mare quando il ghiaccio si scioglie. Un’area molto vasta può così venire inquinata.<br />
Su questi studi del passato, unici in quanto c’è ora il divieto di versare petrolio nel mare, anche a scopi scientifici, si sono inseriti gli interventi degli scienziati che stanno attualmente studiando il problema. C’è un rinnovato interesse nella ricerca di nuovi giacimenti in area artica, a causa di una reale diminuzione del petrolio in altre zone della Terra, e questo richiede nuovi studi. Non possiamo permetterci ritardi negli studi scientifici, le compagnie petrolifere stanno già ottenendo licenze per attuare perforazioni esplorative in Canada e in Groenlandia.<br />
Il nostro contributo per quanto riguarda il futuro è stato il risultato della discussione aperta che ha avuto luogo l’ultimo giorno, sotto forma di un comunicato ufficiale che abbiamo chiamato “Fermo Statement”, la dichiarazione di Fermo. Questi sono stati i punti considerati:<br />
1. Quale è il modo migliore di fermare una fuoriuscita di petrolio. (Con un sistema di chiusura preparato in anticipo che possa venire applicato sul fondale);<br />
2. Si devono ideare modelli matematici per seguire l’espansione di una fuoriuscita nel mare;<br />
3. Come seguire il percorso di una fuoriuscita di petrolio dallo spazio, una volta che avviene il disgelo (necessità di nuovi esperimenti usando sistemi avanzati di telerilevamento);<br />
4. Problemi con il metodo di far bruciare il petrolio sul luogo della fuoriuscita – metodo preferito al momento (non conosciamo la tossicità del fumo che ne è generato, e neppure il livello di inquinamento);<br />
5. Il ruolo dei discioglitori chimici (massicciamente usati nel Golfo del Messico, non ne conosciamo gli effetti a lungo termine, né la loro efficacia in ambiente artico);<br />
6. Le proprietà fisiche del petrolio incorporato nel ghiaccio su larga scala (poco conosciute in caso di ghiaccio poroso nei crinali di pressione);<br />
7. Le consequenze biologiche di una fuoriuscita di petrolio sotto i ghiacci (effetti su mammiferi, e, su scala inferiore, sui batteri e sulle popolazioni bentiche, e sugli uccelli migratori. Si raccomanda interazione con le popolazioni Inuit della zona);<br />
8. La rapidità del cambiamento ambientale (necessità di monitorare parametri quali la temperatura marina, lo spessore del ghiaccio etc. per uso nei modelli matematici);<br />
9. Condivisione e organizzazione dei dati (simili studi sono stati effettuati sia dagli acccademici che dall’industria petrolifera, senza condivisione dei risultati. Si auspica la creazione di un sistema di gestione comune, vista anche la limitata opportunità di esperimenti sul campo);<br />
10.  Una rapida risposta scientifica (accorrere subito a studiare un incidente con petrolio – anche di trasporto marittimo con petroliere – non solo per ripulire, ma anche per comprendere la natura delle interazioni degli elementi);<br />
11.  Stagione in cui il petrolio viene incorporato nel ghiaccio (una fuoriuscita alla fine dell’estate avrebbe effetto su tutto il ciclo di formazione del nuovo ghiaccio);<br />
12.  Il background naturale in situazione di fuoriuscita (in molte aree si verifica un rilascio spontaneo di petrolio. Si devono perciò distinguerne gli effetti, rispetto al residuo di una fuoriuscita che è stata trattata).<br />
Pensiero conclusivo: viene raccomandata la prevenzione, sia di fuoriuscite, sia di incidenti di trasporto marittimo.<br />
Nota: Il Workshop non aveva ricevuto sponsorizzazioni né dall’industria petrolifera né da organizzazioni non governative. I pareri espressi si riferiscono ad una chiara necessità scientifica.<br />
(L’intero documento si può trovare, in inglese, sul sito <a href="http://www.oilspillsinseaice.net/">www.oilspillsinseaice.net</a>).<br />
E’ notizia recente (del 9 novembre) che l’Amministrazione Americana del Presidente Obama ha negato alle compagnie petrolifere il permesso di trivellare nell’Oceano Artico, asserendo che sono necessarie maggiori garanzie e ulteriori studi. Forse il risultato del nostro Workshop ha contribuito ad influenzare questa decisione, in quanto un membro del nostro comitato scientifico, dell’Università dell’Alaska, fa parte del Consiglio Presidenziale.</p>
<p>*************</p>
<p>Informo gli amici rotariani che venerdì 16 dicembre, alle ore 18, verrà inaugurata a Villa Vitali, Viale Trento 29, Fermo, una mostra su Roald Amundsen, nel centenario del raggiungimento del Polo Sud. Questa mostra, curata dal Fram Museum di Oslo e dal Museo di Tromsø, è iniziata a Milano, sarà a Fermo fino al 6 gennaio 2012, ed andrà poi a Torino.<br />
Terrà una conferenza, in italiano, il Dott. Petter Johannesen, pronipote di Amundsen.<br />
Si richiede perfavore di indicare la presenza e il numero di persone o telefonando allo 0734 226166 (tutte le mattine, h.9-12.30 e i pomeriggi di lunedì, mercoledì e venerdì, h.15.30-18)  o inviando una e-mail a: <a href="mailto:zip.fermo@gmail.com">zip.fermo@gmail.com</a>. L’invito si intende esteso anche alla Inner Wheel e ad altri Rotary Clubs.</p>
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		<title>2011.11.10 &#8211; Licenziamenti facili e crescita economica di Luca Romanelli</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 18:46:08 +0000</pubDate>
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Luca Romanelli

In Spagna è molto facile licenziare, ma la disoccupazione supera il 20%. In Germania è invece piuttosto difficile ed i sindacati siedono nei Consigli di Vigilanza delle aziende del modello renano. Il tasso di disoccupazione tedesco è tuttavia sensibilmente inferiore a quello italiano. E’evidente che la facilità di licenziare non garantisce la piena occupazione.
Michael [...]]]></description>
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<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg"><img class="size-full wp-image-5429" title="Luca Romanelli" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Luca Romanelli</dd>
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<p>In Spagna è molto facile licenziare, ma la disoccupazione supera il 20%. In Germania è invece piuttosto difficile ed i sindacati siedono nei Consigli di Vigilanza delle aziende del modello renano. Il tasso di disoccupazione tedesco è tuttavia sensibilmente inferiore a quello italiano. E’evidente che la facilità di licenziare non garantisce la piena occupazione.<br />
Michael Porter, uno dei guru dell’economia d’impresa, nel suo magnifico Il vantaggio competitivo delle nazioni identificava nella difficoltà di licenziare uno dei fattori “selettivi” che inducono le imprese italiane ad investire in innovazione di medio-lungo periodo per aumentare la produttività. Il clima economico era quello, ancora effervescente, della fine degli anni ’80, mentre ora le prospettive sembrano molto diverse: la globalizzazione spinge a ripensare profondamente le filiere produttive piuttosto che ottimizzarle.<br />
Nel ragionamento di Porter, tuttavia, si dispiega una verità da tenere sempre presente: le aziende che operano in settori ad alto contenuto di conoscenza o tecnologia hanno l’esigenza di conservare e qualificare nel tempo le loro risorse umane, molto di più di quella di potersene liberare a piacimento. L’economia della Germania è forte perché ha molte imprese di questo tipo. Non sorprende quindi che il suo sistema produttivo promuova il consenso con i lavoratori ed il sindacato.<br />
Nei settori dove la competizione è maggiormente basata sui costi di una manodopera meno qualificata, la possibilità di un loro rapido aggiustamento può costituire un vantaggio competitivo. Ma questi sono i settori che in ogni caso la globalizzazione spinge fuori dai paesi avanzati.<br />
Innumerevoli analisi ci dicono da tempo che l’economia italiana è debole sul primo versante, dove la competitività si costruisce anche motivando e attivando la spinta creativa dei lavoratori piuttosto che terrorizzandoli con la paura di perdere il lavoro.<br />
Ma è proprio così difficile licenziare in Italia?<br />
Chiudere un’azienda, o ridimensionarla, non è mai stato un grosso problema da noi. E’ più difficile in Francia ed in molti casi negli Stati Uniti. Gli accordi tra sindacati e Confindustria e la legge del 1991 sui licenziamenti collettivi prevedono solo procedure conciliative e non vincolanti, svolte le quali l’imprenditore è libero di licenziare.<br />
Il totemico articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che impone il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa (cioè per colpa) o giustificato motivo (cioè per esigenze organizzative dell’impresa) si applica a non più del 25% dei lavoratori dipendenti italiani. Questa percentuale è in calo da decenni insieme con la dimensione media delle aziende. Quando nasce un conflitto, nel 93% dei casi la causa si conclude con l’allontanamento del lavoratore ed il pagamento di un’indennità. Qual è il problema allora? A meno che non si sostenga che mettere uno in mezzo alla strada senza una ragione fondata sia bello, specie in Italia, dove la rete di protezione per i disoccupati è tra le meno generose in Europa.<br />
La legislazione sui contratti di lavoro atipici, inoltre, ha dotato da tempo le imprese (e gli enti pubblici) italiani di strumenti legali per creare il loro “esercito industriale di riserva” e uno strato di precariato (in gran parte giovanile) in grado di assorbire  quasi immediatamente le oscillazioni della domanda.<br />
Ma allora può essere che il problema sia diverso: si sta creando una frattura tra lavoratori decentemente protetti dall’arbitrio e una massa di senza speranza che perde progressivamente anche la motivazione a costruirsi non solo una “carriera” ma anche un percorso professionale di arricchimento nel tempo delle proprie competenze, cioè proprio quello di cui una moderna economia post-industriale ha bisogno.<br />
Gli studiosi più attenti di diritto del lavoro, come Pietro Ichino, propongono una revisione complessiva del sistema delle relazioni industriali che semplifichi l’adeguamento organizzativo delle aziende, vincolandole allo stesso tempo  ad assumersi la responsabilità della formazione dei dipendenti (in caso di spostamento a diverse mansioni) o del loro ricollocamento in caso di dismissione. In questa direzione si colloca l’idea di un contratto unico di lavoro che riduca l’area del precariato ai casi dove esso ha maggiormente senso (lavori a progetto, apprendistato per i giovani), ricomponendo una frattura sociale che si va pericolosamente allargando (si pensi agli indignados). Alla riforma contrattuale si deve affiancare il sostegno pubblico nella fase di ricollocazione dei lavoratori in esubero, con adeguate tutele economiche ed incentivi alla riqualificazione professionale.<br />
Questa prospettiva richiede pensiero e capacità di governo del sistema, da parte della politica e delle forze sociali, non slogan. Pensare di polverizzare il diritto del lavoro affidandolo ad accordi aziendali (il famoso art. 8 della manovra estiva) senza un quadro di riferimento nazionale rischia di alimentare ulteriormente una giungla dei diritti dove risentimento e confusione regnano sovrane.<br />
Ma il coraggio delle riforme serie questo Paese ce l’ha?<br />
Luca Romanelli  – <a href="http://www.lucaromanelli.it">www.lucaromanelli.it</a></p>
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		<title>2011.11.10 &#8211; Patrizio Gennari &#8211; Naturalista e patriota &#8211; (Moresco, 1820 – Cagliari, 1897)</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 11:59:41 +0000</pubDate>
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Giovanni Martinelli



Poco dopo la sua morte, il paese lo onorò con solenni celebrazioni, dando anche alle stampe una biografia, ma oggi sono ben pochi a ricordare la figura di Patrizio Gennari, personaggio che trascorse la sua vita fra lo studio della natura, della botanica in particolare, e gli ideali risorgimentali.
Nato a Moresco il 24 novembre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6510" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Giovanni-Martinelli-2.jpg"><img class="size-full wp-image-6510" title="Giovanni Martinelli 2" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Giovanni-Martinelli-2.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Giovanni Martinelli</dd>
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<p class="mceTemp" style="text-align: justify;">Poco dopo la sua morte, il paese lo onorò con solenni celebrazioni, dando anche alle stampe una biografia, ma oggi sono ben pochi a ricordare la figura di Patrizio Gennari, personaggio che trascorse la sua vita fra lo studio della natura, della botanica in particolare, e gli ideali risorgimentali.<br />
Nato a Moresco il 24 novembre 1820, studiò a Macerata per poi laurearsi in medicina a soli 22 anni a Bologna. Tornato nelle Marche, ottenne l’insegnamento di botanica e matematica presso l’Università di Macerata, dove rimase fino al 1848. Membro del collegio medico-chirurgico di Macerata, fu in questi anni che iniziò a dedicarsi con passione alle ricerche e allo studio della flora appenninica, con frequenti viaggi per osservare la nostra montagna alla scoperta di piante e fiori sconosciuti. Giovane di sentimenti liberali, non mancò di seguire il suo impegno politico in un periodo determinante per la storia italiana, soprattutto a Macerata dove la storicizzata presenza della carboneria da tempo tramava cambiamenti.<br />
Nel 1848, allo scoppio della prima guerra per l’indipendenza, si arruolò volontario nella Legione Romana rimanendo ferito al volto nella battaglia di Monte Berico. Ciò non gli impedì un forte attivismo nel corso della Repubblica Romana. Ancora a Macerata, quando nel 1849 Pio IX fuggì a Gaeta e fu proclamata la Repubblica, fu chiamato a far parte del comitato di salute pubblica edel circolo popolare. Come rappresentante dei collegi di Fermo e Macerata prese parte ai lavori della Costituente romana.<br />
Inevitabile che, alla restaurazione pontificia, fosse costretto a lasciare Macerata e a riparare a Genova, nello stato sabaudo. Qui insegnò per alcuni anni al liceo, e nel 1857 ottenne la cattedra di botanica presso l’Università di Cagliari, città dove immediatamente si trasferì e dove rimase fino alla morte. Al periodo sardo si riferisce la maggiore attività di studi e ricerche botaniche e naturalistiche del Gennari, che diede anche alle stampe il frutto di un così meticoloso e ampio lavoro. Degli anni cagliaritani le sue pubblicazioni Isocteographia italiana (1869), Flora di Caprera (1870, evidentemente i suoi contatti con Garibaldi furono ripresi nel periodo del suo esilio), Specie e varietà rimarchevoli da aggiungere alla flora di Sardegna (1893, ultimo suo contributo allo studio della flora della sua nuova terra, ricco di scoperte rispetto al passato).<br />
Patrizio Gennari morì a Cagliari l’1 febbraio 1897. Ancora oggi è riconosciuto come uno dei pionieri della studio della botanica, e come uno straordinario osservatore della flora dei nostri monti. Nell’orto botanico di Torino è conservato un suo erbario.</p>
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<p id="attachment_6684" class="wp-caption aligncenter" style="width: 135px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Patrizio-Gennari.jpg"><img class="size-full wp-image-6684" title="Patrizio Gennari" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Patrizio-Gennari.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a></dt>
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<dd class="wp-caption-dd">Patrizio Gennari</dd>
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		<title>2011.10.29 &#8211; Abitare la Città – La Scuola di formazione Politica della Diocesi di Fermo</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 19:59:25 +0000</pubDate>
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Luca Romanelli


Inizia Sabato 19 Novembre il nuovo ciclo della Scuola di Formazione Politica del Centro Culturale Diocesano “San Rocco” (www.centrosanrocco.it) . Dopo averne esplorato, nella prima edizione, alcuni fondamenti giuridici, sociologici e morali, San Rocco affronta quest’anno il tema della Polis come dimensione cruciale dell’azione politica.
Come scrive Bauman, le città sono diventate discariche di problemi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5429" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg"><img class="size-full wp-image-5429" title="Luca Romanelli" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Luca Romanelli</dd>
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<p style="text-align: justify;">Inizia Sabato 19 Novembre il nuovo ciclo della Scuola di Formazione Politica del Centro Culturale Diocesano “San Rocco” (<a href="http://www.centrosanrocco.it/">www.centrosanrocco.it</a>) . Dopo averne esplorato, nella prima edizione, alcuni fondamenti giuridici, sociologici e morali, San Rocco affronta quest’anno il tema della Polis come dimensione cruciale dell’azione politica.<br />
Come scrive Bauman, le città sono diventate discariche di problemi generati a livello globale: muta il modo di vivere il proprio territorio, le case proteggono gli abitanti gli uni dagli altri, le persone fanno sempre più fatica a trovare luoghi di incontro autentico, che favoriscano il formarsi di una comunità. Occorre ripensare la Città, intesa sia come architettura di relazioni che come struttura urbanistica degli spazi di vita: l’abitare come risposta al costruire, come predisposizione all’incontro e cornice di convivenza.<br />
Gli appuntamenti della Scuola si svolgono il Sabato pomeriggio presso la bella sala del San Rocco, in Piazza a Fermo. Si articolano in 5 lezioni magistrali e una tavola rotonda (elencati sotto) a cui si aggiungeranno laboratori su temi amministrativi di interesse locale.<br />
La qualità dei relatori e la possibilità di confronto e scambio di idee tra i partecipanti ne fanno un’occasione unica nel nostro territorio per chi è stanco di una politica solo urlata o simulata e vuole invece andare a fondo nella riflessione.<br />
Invito tutti gli amici del Rotary a provare!</p>
<p><em>Luca Romanelli  – <a href="http://www.lucaromanelli.it/">www.lucaromanelli.it</a> </em></p>
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		<title>2011.10.23 &#8211; &#8220;Abramo Mori pioniere della nuova Provincia di Fermo&#8221; &#8211; di Angelica Malvatani</title>
		<link>http://www.rotaryfermo.info/2011/10/24/2011-10-23-abramo-mori-pioniere-della-nuova-provincia-di-fermo-di-angelica-malvatani/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 11:46:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Accade a Fermo" di Angelica Malvatani]]></category>
		<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[La strada è quella più nuova, quella che porta direttamente a Fermo arrivando dall&#8217;entroterra, sullo sfondo le montagne. Una scelta che sarebbe piaciuta ad Abramo Mori a cui quella strada, la Variante del Ferro, è stata intitolata domenica scorsa. Si intuisce Amandola da lì, suo paese natale, e si arriva a Fermo che è la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Angelica-Malvatani1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6581" title="Angelica Malvatani" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Angelica-Malvatani1.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a>La strada è quella più nuova, quella che porta direttamente a Fermo arrivando dall&#8217;entroterra, sullo sfondo le montagne. Una scelta che sarebbe piaciuta ad Abramo Mori a cui quella strada, la Variante del Ferro, è stata intitolata domenica scorsa. Si intuisce Amandola da lì, suo paese natale, e si arriva a Fermo che è la città tanto amata e per la quale tanto ha lottato. Dunque si compie un percorso fortemente voluto dal comitato nato attorno al nome di Mori, con Giuseppe Rossi che sottolinea: “Abbiamo recepito le istanze di tanti fermani che chiedevano di rendere omaggio ad Abramo Mori la cui battaglia per l&#8217;istituzione della Provincia di Fermo durò veramente 30 anni, una vita intera per lui. Doveroso per Fermo riconoscere il merito di questo semplice cittadino che ha saputo comunque entrare nella storia, tra l&#8217;indifferenza dei fermani e lo scetticismo dei politici di allora. Rivendicava l&#8217;autonomia del fermano e la costituzione di una Provincia che potesse essere ente intermedio tra la Regione e i piccoli comuni, che potesse essere vicino alle piccole forze sociali. La politica di oggi avrebbe bisogno di dieci, cento, mille Mori, per riconquistare la fiducia dei cittadini”. ”. Il sindaco, Nella Brambatti, ha sottolineato la sua intensa attività nel valorizzare il nostro territorio e tutto quanto questo territorio sapeva trasmettere sotto il profilo culturale, anche attraverso il Palio dell’Assunta che ha voluto fortemente riprendere: “Un forza culturale che poi è diventato anche movimento politico di una comunità che ha rivendicato il ruolo di provincia. Un ente che non è puro campanilismo nei confronti dell’ascolano, dietro c’era la consapevolezza del fatto chele istituzioni più sono vicine ai cittadini e più sanno difendere le ragioni di una comunità”. Il Prefetto, Emilia Zarrilli, ha ribadito: “Sono a Fermo “per colpa” di Mori, la prefettura è una realtà conseguente al suo impegno per una Provincia che oggi va fatta crescere di più, nella convinzione dei Comuni e dei cittadini del fermano. Trasmettiamo ai giovani le stessa passionalità di Mori che con loro costruiremo questa provincia”.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6585" class="wp-caption alignleft" style="width: 144px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Abramo-Mori.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6585" title="Abramo Mori" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Abramo-Mori-134x150.jpg" alt="" width="134" height="150" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Abramo Mori</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">A raccontare la vita e l’impegno di Mori lo storico Luca Leoni che ha ripercorso 30 anni di battaglie e di vicende umane e di impegno politico e sociale, i volantini appesa fuori dalla farmacia, a condannare l’atteggiamento di certi politici che lo vedevano come una figura stravagante e poco più, le figure fondamentali, il profilo di Francesco Zama, i dieci anni di battaglie di Saturnino Di Ruscio. E poi, i ricordi dell’ex sindaco, Fabrizio Emiliani, che ha portato a Mori il grazie della città e il suo personale, un sognatore stravagante che ha dato impulso ad una storia grande. Il sindaco di allora ha rievocato i viaggi, a bordo dell’auto guidata da Benedetto Chierichetti, l’accordo con il Partito Comunista di Giorgio Cisbani, i primi passi veri per la costruzione della Provincia: “Non fosse stato per l’insistenza di Mori forse oggi non sarei ricordato per questa pagina importante, grazie a lui ho fatto parte della storia della città” E ancora, i pensieri dell’ex consigliere regionale Pietro Diletti, a ricordare che l’unico a ringraziare davvero per l’impegno speso in consiglio regionale è stato lo stesso Mori, con la gratitudine di un fermano vero. Il presente e il futuro li ha raccontati il primo presidente della Provincia di Fermo, Fabrizio Cesetti, che ha ricordato il sindaco Fedeli e tutti quelli che in qualche maniera hanno dato il loro contributo per l’autonomia del fermano: “Perché il futuro di questa Provincia è anche in quella storia, nei passaggi che ne hanno fatto una istituzione secondo Costituzione, quella Costituzione che oggi ci tutela. Dunque una legge che parte dal basso e non si può cancellare se non partendo dal basso. Una garanzia, un passato che custodisce il futuro di questa istituzione che continueremo a difendere, come sempre. Per dimostrare ancora una volta che non sono questi gli enti inutili da chiudere, anzi. Il dibattito attorno all&#8217;abolizione delle Province si è in realtà da un po&#8217; calmato ma è tempo che cessi del tutto visto che gli stessi italiani non vi si appassionano più. Semmai si fidano poco del Parlamento e chiedono la riduzione delle poltrone lassù”. Dunque una lezione, quella di Mori, da non dimenticare, incisa per sempre sulla strada che porta al capoluogo di Provincia. Attorno a mezzogiorno, tutti alla Variante del Ferro, a scoprire la targa con la scritta più significativa di tutte: “Abramo Mori, pioniere della nuova Provincia di Fermo.</p>
<p>Angelica Malvatani</p>
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		<title>2011.10.23 &#8211; &#8220;Leonardo e la Gioconda&#8221;: Alcune curiosità mediche e non di Paolo Signore</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 16:29:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Pazienti illustri della nostra storia" di Paolo Signore]]></category>
		<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[Il dipinto “Ritratto di Monna Lisa Gherardini Del Giocondo (La Gioconda)” viene non a torto considerato come l’opera pittorica dell’antichità più completa e conosciuta al mondo e non finisce mai di trasmettere, ogni volta, sensazioni ed emozioni diverse ed accattivanti: il quadro, iniziato da Leonardo nel 1503 e mai terminato secondo l’opinione dello stesso autore, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Signore-Paolo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6082" title="Signore Paolo" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Signore-Paolo.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a>Il dipinto “Ritratto di Monna Lisa Gherardini Del Giocondo (La Gioconda)” viene non a torto considerato come l’opera pittorica dell’antichità più completa e conosciuta al mondo e non finisce mai di trasmettere, ogni volta, sensazioni ed emozioni diverse ed accattivanti: il quadro, iniziato da Leonardo nel 1503 e mai terminato secondo l’opinione dello stesso autore, rappresenta la nobildonna fiorentina Monna Lisa Gherardini, moglie di Francesco Zanobi Del Giocondo che, sembrerebbe, non commissionò l’opera la quale, invece, sarebbe stata ordinata da Giuliano de’ Medici che di Monna Lisa ne era l’amante.<br />
Muovendo nella lettura dell’opera dal volto che è posto in alto ed al centro della formella, è possibile avvertire nell’insieme dei suoi tratti somatici, attraverso il suo contorno ovoidale, la depilazione di parte dei capelli appena al di sopra della fronte, i passaggi di chiaro-scuro in prossimità di guance, mascelle e mento un carattere quasi androgeno della donna, un aspetto mascolino per cui, da alcuni critici ed autori, è stato anche ipotizzato che la figura dipinta da Leonardo in realtà potesse essere stato un uomo:  nei fatti sicuramente non fu così (alla luce anche dell’attribuzione fatta dal Vasari nel 1550 che, per primo, intitolò l’opera col nome di “Monna Lisa”), ma, indubbiamente, l’omosessualità di cui Leonardo era per così dire “affetto” deve aver giocato un ruolo importante, se pur inconsapevole e subliminale, nella realizzazione pratica e nel determinismo materico di quei caratteri sessuali secondari maschili indubbiamente ed evidentemente presenti nel ritratto di Monna Lisa.<br />
Dice di Leonardo il Vasari: “Era di bella persona, proporzionata, graziata et di bell’aspetto, piacevole alle conversazioni, che tirava a sé li animi delle genti” : Leonardo era infatti un bell’uomo, intelligente, simpatico, affabile e buontempone, ma non frequentava mai donne ed amava circondarsi di giovanetti di rara bellezza come Gian Giacomo Caprotti che assume al suo servizio ed accoglie in casa all’età di dieci anni e che, con lui, convive per ventisei anni ancora (“Gian Giacomo – scrive di lui il Vasari – è un bel bambino dai capelli ricci, nel quale Leonardo trova grande soddisfazione”)  o Iacopo Saltarelli, orafo, ben noto a Firenze per le sue tendenze “particolari” e per causa del quale, con l’accusa di intrattenervi rapporti sessuali, lo stesso Leonardo nel 1476 venne pubblicamente processato e poi prosciolto per insufficenza di prove.<br />
Sigmund Freud, autore di un famoso saggio psicoanalitico su Leonardo, ne ascrive l’omosessualità e la conseguente avversione per le donne ad un tormentato rapporto di odio/amore verso la madre, contadina, di nome Caterina, che, sedotta dal notaio Piero da Vinci,  allo stesso cedette il figlioletto Leonardo con lui concepito, per poi effettuare un matrimonio “riparatore” con l’accondiscendente Ser Accattabriga del Vacca. <br />
Del sorriso della Gioconda, ironico, enigmatico, misterioso, accattivante, ma al contempo triste, tenero, dolce e compassionevole, tanto si è scritto, discusso e parlato: con gli angoli della bocca impercettibilmente sollevati, quel sorriso affiora dalle sue labbra delicate e sembra, così,  nascere da una fonte interiore più che dalla mimica del viso, dal momento che nel dipinto non si nota contrazione alcuna dei muscoli facciali.  <br />
Vasari scrisse che la gioconda era bellissima e che Leonardo fece assumere musici, giullari e buffoni che la facessero sorridere per far scomparire quel tratto triste e malinconico che generalmente appariva nei ritratti tradizionali dell’epoca e che, comunque, la “modella” inesorabilmente assumeva nelle lunghe ed estenuanti sedute di posa.  <br />
Di contro c’è chi asserisce con forza e convinzione (come il Dr Wasner, odontostomatologo tedesco), che quello della Gioconda non sia in effetti  un vero e proprio sorriso e che Leonardo avesse dipinto con scrupolosa precisione l’atteggiamento tipico e fisiologico che assume la bocca dell’edentulo che fa sembrare sorriso ciò che in reltà avviene per contrattura ed eccessivo collabimento delle labbra a causa di un avanzato stato di problemi parodontali e carie dentali con conseguente consumo ed erosione dei denti stessi: ciò comunemente accadeva al tempo di Monna Lisa, vuoi per l’inesistente cultura ed abitudine all’igiene orale, vuoi per le malsane diete alimentari dell’epoca.<br />
Non è sfuggita recentemente, poi, all’attenzione del Dr. Nakamura l’evidenza di una “macchia gialla” nel volto della Gioconda che Leonardo, con la pignoleria e la precisione che lo contraddistinsero, non esitò a dipingere tra l’occhio sinistro e la radice del naso: trattasi di quello che comunemente noi medici chiamiamo Xantelasma, che altro non è che un piccolo accumulo dermico di colesterolo, quasi sempre espressione di una “ipercolesterolemia” (aumento del colesterolo nel sangue), malattia di cui, evidentemente, la signora Monna Lisa Gherardini doveva essere affetta, ma di cui il Vasari non parla (naturalmente!), né lo stesso ci dice se l’illustrissima paziente fosse caso mai andata incontro, nell’arco della sua vita, a qualche sorta di accidente cardiovascolare.<br />
Molti critici e studiosi, poi, nella posa delle mani di Monna Lisa hanno voluto intravedere quell’atteggiamento tipico che pazienti con paralisi di un arto superiore assumono in condizioni di riposo: così sarebbe stato trasmesso inconsapevolmente da parte dell’autore nella figura della Gioconda quel difetto a carico dell’arto superiore destro di cui lo stesso Leonardo era affetto,  una sorta di paralisi associata  a  deformità  della mano (“… che mi appare distorta e, talvolta, ciondolante”, così come scrive lo stesso)  insorta in seguito ad una aggressione subita da giovane.   E’ ragionevole pensare che questo tipo di patologia di cui Leonardo soffriva potesse in realtà trattarsi di una “Paralisi Ischemica di Volkmann”,  malattia non infrequente, dovuta ad occlusione dei vasi e lesioni ischemiche dei nervi delle estremità con conseguente deformità cronica ed atrofia dei muscoli che si verifica a distanza di tempo da un trauma  quando questo non venga opportunamente ed accuratamente curato.<br />
A causa di questo difetto molti autori fanno risalire quel modo particolare di scrivere di Leonardo che prende il nome di “scrittura antidromica” o “speculografica” che veniva cioè effettuata con la mano sinistra, andando da destra verso sinistra sì che le lettere potevano essere lette solo con l’aiuto di uno specchio e che Leonardo adottò, se pur forzatamente, anche allo scopo di impedire che discepoli e curiosi andassero a leggere i propri appunti. <br />
La situazione si aggravò notevolmente negli ultimi anni della sua vita, sia per un progressivo decadimento delle condizioni generali che per il peggioramento della paresi al braccio destro al punto che, poco dopo essersi recato ad Ambois in Francia, dietro invito di Francesco I  (1516), limitò quasi totalmente la sua attività (“non potendo più lavorare per infermità completa al braccio destro”, così come scrive il segretario del Cardinale d’Aragona).<br />
“Stette per molti mesi ammalato  -  scrive il Vasari  -  e vedendosi vicino alla morte volse divotamente pigliare il Santissimo Sacramento fuor dal letto, sostenuto da amici e servi: sopraggiunse il Re, presoli la testa per porgergli favore a ciò che lo male alleggerisse, ivi spirò, in braccio a lui”: una morte eccezionale, tra le braccia di un Re e veramente degna di un grande artista! <br />
        Paolo Signore</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="lightbox[2011-9-0-18-29-3]" href="http://lh4.ggpht.com/-SlXM1F_SpX4/TqQ7EI2j1CI/AAAAAAAAeSs/Eia_MrECIuU/La%252520gioconda.jpg?imgmax=800"><img class="pie-img" style="margin: 10px 15px 10px 10px;" src="http://lh4.ggpht.com/-SlXM1F_SpX4/TqQ7EI2j1CI/AAAAAAAAeSs/Eia_MrECIuU/s144-c/La%252520gioconda.jpg" alt="La gioconda.jpg" width="144" height="144" /></a></p>
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		<title>2011.10.23 &#8211; Ti auguro tempo &#8211; di Marzia Marchionni &#8211;</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 16:20:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Dedicato a te" di Marzia Marchionni]]></category>
		<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[TI AUGURO TEMPO
Non ti auguro un dono qualsiasi.
Ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo Fare e il tuo Pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Marzia-Marchionni.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6568" title="Marzia Marchionni" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Marzia-Marchionni.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a>TI AUGURO TEMPO</p>
<p>Non ti auguro un dono qualsiasi.<br />
Ti auguro soltanto quello che i più non hanno.<br />
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;<br />
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.<br />
Ti auguro tempo, per il tuo Fare e il tuo Pensare,<br />
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.<br />
Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre,<br />
ma tempo per essere contento.<br />
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,<br />
ti auguro tempo perché te ne resti:<br />
tempo per stupirti e tempo per fidarti<br />
e non soltanto per guardarlo sull’orologio.<br />
Ti auguro tempo per toccare le stelle<br />
e tempo per crescere, per maturare.<br />
Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per Amare.<br />
Non ha più senso rimandare.<br />
Ti auguro tempo per trovare te stesso,<br />
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.<br />
Ti auguro tempo anche per perdonare.<br />
Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.</p>
<p>(Poesia Indiana).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>2011.10.21 &#8211; Costantino Tamanti (Petritoli, 1829 – Magnano di Tenna, 1882) Il garibaldino eroe di Villa Glori che visse il sogno di un nuovo Risorgimento</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 10:12:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Risorgimento nel fermano" di Giovanni Martinelli]]></category>
		<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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Giovanni Martinelli
Costantino Tamanti (Petritoli, 1829 – Magnano di Tenna, 1882)
Il garibaldino eroe di Villa Glori che visse il sogno di un nuovo Risorgimento.
Sulla sua tomba, nel cimitero di Fermo, è scritto: «Qui giace Costantino Tamanti. Morì come visse», a sottolineare la coerenza di questo romantico idealista dell’800, nato a Petritoli il 18 agosto 1829, una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp">
<div style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5667"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Giovanni-Martinelli-2.jpg"></a></dl>
</div>
<div id="attachment_6510" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Giovanni-Martinelli-2.jpg"><img class="size-full wp-image-6510" title="Giovanni Martinelli 2" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Giovanni-Martinelli-2.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Martinelli</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Costantino Tamanti</strong> (Petritoli, 1829 – Magnano di Tenna, 1882)<br />
<strong>Il garibaldino eroe di Villa Glori che visse il sogno di un nuovo Risorgimento.</strong><br />
Sulla sua tomba, nel cimitero di Fermo, è scritto: «Qui giace Costantino Tamanti. Morì come visse», a sottolineare la coerenza di questo romantico idealista dell’800, nato a Petritoli il 18 agosto 1829, una delle figure più significative del risorgimento marchigiano, come bene ci ha tramandato il suo concittadino Luigi Mannocchi.<br />
Figlio di un farmacista, avrebbe forse seguito l’attività del padre se, nel 1848, non avesse deciso di assecondare con entusiasmo il suo spirito ideale e irredentista, arruolandosi volontario allo scoppio della prima guerra d’indipendenza.<br />
Al suo rientro a Petritoli, la gente lo salutò come un eroe. Ma la pausa su breve, perché entrò a far parte, con il grado di sergente, della compagnia al comando del commissario Felice Orsini  partecipando alle vicende della breve Repubblica Romana.<br />
Con la restaurazione pontificia visse i successivi dieci anni in serie difficoltà, provando più volte l’umiliazione del carcere come politico pericoloso. Ma all’annunciarsi della fase finale della redenzione nazionale, corse ancora in armi arruolandosi nella Brigata Forti, dove prestò servizio a tutto il marzo 1861, fino alla proclamazione dell’unità nazionale. Scrisse il colonnello Mossori che «Tamanti fu tra i più intrepidi durante la battaglia di Mentana».</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6514" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Tamanti-Costantino-125-pixel.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6514" title="Tamanti Costantino - 125 pixel" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Tamanti-Costantino-125-pixel-125x150.jpg" alt="" width="125" height="150" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Costantino Tamanti</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Nel 1866, posto in congedo con il grado di tenente, gratificato da riconoscimenti e onori militari, tornò nuovamente a Petritoli, ma ancora per poco: garibaldino, nel 1867 meritò la fama con i fatti di Villa Glori, dove fu tra i settanta votati alla morte, salvandosi soltanto per il suo grande coraggio e sprezzo del pericolo. Fatto prigioniero rischiò la fucilazione ma, insieme agli altri ufficiali, ebbe la grazia come riconoscimento del suo valore.<br />
Rientrato a vita privata, andò ad abitare a  Magliano di Tenna, sognando di poter ancora combattere per i suoi ideali. Di portamento fiero, dalla lunga barba incanutita, forse schivo rispetto alla gente del posto, fu battezzato simpaticamente «Mago Sabino».<br />
Continuò a professare le sue idee, ma non riuscì mai a suscitare l’impegno di chi aveva vicino, a dare vita al quel sognato «partito del popolo» che rappresentò lo scopo finale della sua vita, e che egli sognava nelle battaglie elettorali e rivoluzionare.<br />
Non riuscì nemmeno a ottenere, lui che da soldato aveva sacrificato i migliori anni e la giovinezza per costruire la patria, il modesto vitalizio riservato dal governo ai reduci, costretto per questo a una vita povera e senza onori. Malato di cuore, morì il 16 giugno 1882, pochi giorni prima del suo generale Giuseppe Garibaldi.<br />
Riuscì ad avere una tomba grazie all’interessamento dei pochi amici. Il circolo anticlericale di Petritoli gli dedicò una lapide che, rifiutata dal Comune, fu apposta su una casa privata.<br />
<a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Giovanni-Martinelli.jpg"></a></p>
<dl></dl>
</div>
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		<title>2011.10.21 &#8211; Giustizia: il disastro da cui non vogliamo uscire &#8211; di Luca Romanelli  – www.lucaromanelli.it</title>
		<link>http://www.rotaryfermo.info/2011/10/21/2011-10-21-giustizia-il-disastro-da-cui-non-vogliamo-uscire-di-luca-romanelli-%e2%80%93-www-lucaromanelli-it/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 10:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["Res Publica" di Luca Romanelli]]></category>
		<category><![CDATA[In Rilievo]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[


Luca Romanelli


Giustizia: il disastro da cui non vogliamo uscire &#8211; di Luca Romanelli  – www.lucaromanelli.it
Quando si parla di declino italiano si intende questo: il senso di paralisi che ci coglie quando ci rendiamo conto che problemi gravi, come il malfunzionamento della giustizia civile e penale, sono destinati a marcire per gli interessi miopi della politica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5429" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg"><img class="size-full wp-image-5429" title="Luca Romanelli" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Luca Romanelli</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giustizia: il disastro da cui non vogliamo uscire</strong> &#8211; di Luca Romanelli  – <a href="http://www.lucaromanelli.it">www.lucaromanelli.it</a><br />
Quando si parla di declino italiano si intende questo: il senso di paralisi che ci coglie quando ci rendiamo conto che problemi gravi, come il malfunzionamento della giustizia civile e penale, sono destinati a marcire per gli interessi miopi della politica politicante o delle corporazioni che strangolano il Paese.<br />
La protezione di tali interessi è affidata all’indicazione di false priorità, che sviano l’opinione pubblica ed occupano i calendari parlamentari con il risultato di aggravare la situazione invece di avviarla a soluzione.<br />
Negli ultimi anni, per dirne una, abbiamo assistito ad un escalation di leggi che introducono, aggravano o complicano le fattispecie e le procedure penali, prevedendo il carcere in luogo di sanzioni amministrative o misure alternative. Si tratta di misure sovente introdotte sull’onda di fatti eclatanti di cronaca e volte a placare un’opinione pubblica (spesso artatamente) impaurita.<br />
Questa legislazione, insieme all’abuso della carcerazione preventiva a fini mediatici o di indagine, sta contribuendo a scassare la giustizia penale ed il sistema delle carceri, ribaltando il celebre principio di Beccaria: invece di una pena certa ed umana abbiamo un sistema bestiale che punisce sovente solo i poveracci, quelli che non riescono a comprarsi un buon avvocato ed una prescrizione. Il 40-50% dei detenuti è in attesa di giudizio e la metà di questi sarà assolta. Il carcere sovraffollato diventa l’università della violenza e della sopraffazione invece che un percorso di riabilitazione.<br />
In campo civile, la lentezza abnorme dei nostri processi è uno dei fattori deterrenti per gli investimenti esteri ed una palla al piede per la competitività del sistema economico. Gli avvocati in Italia sono oltre 200.000, 33 ogni 10.000 abitanti contro i 7 della Francia. Sono la professione più rappresentata in Parlamento, protetta dalla concorrenza da sistemi arcaici di tariffazione obbligatoria ed Ordini che poco possono garantire la qualità e la deontologia del servizio reso. La categoria ha un oggettivo interesse a prolungare le cause per massimizzare l’utile in rapporto all’impegno.<br />
Alla lobby degli avvocati da manforte quella dei magistrati. Tra le varie circoscrizioni giudiziarie ci sono enormi differenze nei carichi di lavoro e negli indici di efficienza. Eppure sembra impossibile implementare misure di razionalizzazione delle risorse, a partire dal ridisegno delle circoscrizioni e l’introduzione di nuove tecnologie e forme organizzative. Non è poi vero che spendiamo poco per la Giustizia: 70 euro procapite rispetto ai 58 della Francia, dove i processi durano la metà e costano un terzo in meno ai privati. E’ che spendiamo male per non pestare i piedi alle convenienze degli addetti ai lavori.<br />
La guerra insensata alla magistratura condotta da una politica che vuole giustificare col consenso il proprio malaffare ha contribuito a rafforzare in quest’ultima la volontà di conservazione e la presunzione di intoccabilità dei propri assetti.<br />
Un recente convegno del Senato, promosso dai Radicali, ha messo a nudo problemi e molte ovvie soluzioni, insieme ad una sconsolante consapevolezza (penso all’intervento della Buongiorno, Presidente della Commissione Giustizia della Camera) dell’impotenza della politica a mettervi mano.<br />
Se cittadini e forze sociali non osano pretendere giustizia, la politica e gli interessi corporativi continueranno a negarla.<br />
20 Ottobre 2012</p>
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		<title>2011.09.01 &#8211; Abolire le Province: ma di cosa parliamo?</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 17:17:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Luca Romanelli
Abolire le Province: ma di cosa parliamo?
www.lucaromanelli.it
Con l’abolizione delle Province la classe dirigente italiana (la politica ma anche la Confindustria) sembra finalmente aver trovato un mantra riformista unitario, che dia l’impressione di un’energica volontà di cambiamento e razionalizzazione dell’assetto istituzionale del Paese.
Ma cosa ci possiamo aspettare in concreto?
Partiamo da alcune osservazioni evidenti. Molte, fondamentali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5429" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg"><img class="size-full wp-image-5429" title="Luca Romanelli" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Luca Romanelli</p></div>
<p>Abolire le Province: ma di cosa parliamo?<br />
<a href="http://www.lucaromanelli.it">www.lucaromanelli.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Con l’abolizione delle Province la classe dirigente italiana (la politica ma anche la Confindustria) sembra finalmente aver trovato un mantra riformista unitario, che dia l’impressione di un’energica volontà di cambiamento e razionalizzazione dell’assetto istituzionale del Paese.<br />
Ma cosa ci possiamo aspettare in concreto?<br />
Partiamo da alcune osservazioni evidenti. Molte, fondamentali istituzioni dello Stato/Parastato sono organizzate su base provinciale: quelle relative alla sicurezza (Prefetture – che costano un botto – Questure, Comandi di Carabinieri, Finanza, Forestale e Vigili del Fuoco ecc.), il sistema Camerale (i cui pletorici parlamentini corporativi costano più di un Consiglio Provinciale), i Tribunali (le cui circorscrizioni tendono a coincidere con gli ambiti provinciali), gli Ordini Professionali, la Banca d’Italia, INPS ed INAIL, tanto per citare le più importanti.<br />
Le stesse Regioni, su cui dovrebbero ricadere le funzioni delle abolite Provincie, hanno sentito la necessità di delegare a queste vari compiti essenziali: il controllo dei Piani Regolatori Comunali, parte della programmazione urbanistica (i PTC), la Protezione Civile, l’edilizia scolastica e la manutenzione della rete viaria ecc. Nelle Marche una recentissima riforma fa coincidere l’articolazione del servizio sanitario, pur gestito dall’Azienda Regionale, con le “Aree Vaste” che altro non sono che le Province.<br />
Verrebbe da dire che sembra poco saggio o per lo meno molto centralista, in questo panorama, che venga meno il referente politico, eletto dai cittadini, al medesimo livello. Invece proprio questo si vuol far fuori, con risparmi minimi e senza dire una parola su come si intende ristrutturare tutto il baraccone sopra citato, che nasconde nelle sue pieghe sprechi ed inefficienze sicuramente rilevanti.<br />
Avete mai sentito una proposta su come ridurre questi ultimi? Per esempio l’abolizione delle Prefetture (con la conseguente riorganizzazione dei Comandi su ambiti più grandi e ottimali), delle Camere di Commercio, degli Ordini professionali. Oppure la sacrosanta revisione delle circoscrizioni dei Tribunali, osteggiata dal potente esercito degli avvocati (200.000 in Italia contro i 70.000 francesi). Si pesterebbe i piedi a troppe lobby.<br />
Nessuno dice inoltre che la stessa abolizione delle Provincie significa almeno un anno di percorso di revisione costituzionale e poi ANNI di transizione (sicuramente confusa) per la redistribuzione dei compiti e del personale, con rischio di fermarsi a metà del guado, come spesso avviene in Italia.<br />
E allora? Non fare niente e continuare a buttar via i soldi dei contribuenti?<br />
Non è detto. Basterebbe il coraggio di fare alcune cose che sono più semplici e rapide dell’abolizione delle Provincie ma che richiedono coraggio e polsi fermi. Per esempio (oltre a quanto detto sopra su Prefetture, Camere di Commercio, Ordini, Tribunali ecc) disboscare immediatamente gli enti strumentali “di bacino” proliferati negli ultimi anni, anche per moltiplicare poltroncine, come Comunità Montane, ATO, Ambiti Sociali, Sistemi Turistici Locali ecc, che spesso creano sovrapposizioni e dispersione di risorse, riportandone le funzione proprio alle Provincie. In questo senso si è già mossa, con buon senso, l’UPI (Unione delle Provincie Italiane).<br />
La madre di tutte riforme però è la fine del principio di amovibilità dei dipendenti pubblici, almeno all’interno di un’area geografica limitata, che potrebbe essere anche la Provincia. In estrema sintesi, gli Amministratori Locali devono essere sottoposti a stringenti vincoli di spesa, compatibili con  le risorse pubbliche disponibili, e “affamati” quando sprecano, ma debbono avere il potere di adottare rapidamente cambiamenti organizzativi mirati all’efficienza ed all’efficacia. Per esempio: spostare (attraverso procedure di mobilità interna ed esterna e riqualificazione) dipendenti da enti e servizi sovraffollati a quelli carenti; consorziare servizi con altri enti (specie tra piccoli Comuni o piccole Provincie), ridurre il numero degli ormai troppi dirigenti (quelli della Provincia di Fermo guadagnano il doppio o il triplo del suo Presidente).<br />
In conclusione: vorrei vedere meno proclami stupidamente semplificatori e destinati ad avvitarsi su sé stessi e più coraggio nel ridisegnare un sistema istituzionale flessibile ed insieme fortemente responsabilizzato dai cittadini-contribuenti ad ogni livello. Un sistema più concreto, che impara cambiando e fa crescere la democrazia dal basso.</p>
<p style="text-align: justify;">Luca Romanelli</p>
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		<title>2011.07.31 &#8211; Ancora sul servire: l’Economia del Bene Comune</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 07:35:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Luca Romanelli
La cultura dominante nell’Occidente ci porta a dare quasi per scontato che l’economia è il campo di applicazione della ricerca egoistica del profitto. I corsi universitari di economia politica ci parlano di solitari homines economici che incrociano la propria funzione di utilità con altrettanto avide funzioni di offerta delle imprese per determinare un inconsapevole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5429" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg"><img class="size-full wp-image-5429" title="Luca Romanelli" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Luca Romanelli</p></div>
<p style="text-align: justify;">La cultura dominante nell’Occidente ci porta a dare quasi per scontato che l’economia è il campo di applicazione della ricerca egoistica del profitto. I corsi universitari di economia politica ci parlano di solitari homines economici che incrociano la propria funzione di utilità con altrettanto avide funzioni di offerta delle imprese per determinare un inconsapevole quanto potente equilibrio complessivo del sistema.<br />
L’economista Stefano Zamagni, uno degli estensori della Caritas in Veritate di Benedetto XVI, è tra i più autorevoli studiosi a proporre l’alternativa di un’economia del bene comune. La base antropologica è la stessa che sottende alla vocazione rotariana del service: il bene dell’uomo non può essere autentico se non è il nostro bene, se non realizza cioè, almeno tendenzialmente, il bene di tutti gli uomini e di tutta la persona, nelle sue varie dimensioni e aspirazioni, tra cui quella liberatoria del dono di sè. La ricerca esclusiva dell’ “utilità” individuale non è solo una trappola di infelicità ma genera gravi scompensi sociali ed economici, come suggerisce la recente crisi finanziaria globale.<br />
Zamagni ricorda come alla fine del Medio Evo i Francescani, paradossalmente, siano stati tra gli inventori della moderna idea di mercato. Fra Luca Pacioli, a Siena, inventò la partita doppia, in un contesto in cui, in Toscana, le prime banche nascevano con la benedizione del suo ordine. I frati contemplantes e laborantes furono tra i primi casi di forza lavoro offerta liberamente sul mercato, ricevendo la mercede del proprio lavoro nei campi. Sarà l’utililitarismo anglosassone, tuttavia, a fondare l’ideologia liberale che si è imposta con la seconda rivoluzione economica dopo quella del Rinascimento, quella Industriale del XVIII e XIX secolo. Questa teorizza un sistema economico sostanzialmente “indifferente” ai valori, ridotti a “preferenze”, ed alla stessa democrazia politica. Il capitalismo così concepito funziona bene anche in sistemi autoritari ed oppressivi, come la Cina di oggi sembra mostrarci.<br />
La critica al liberalismo (anche se tutti i nostri politici ci tengono a definirsi liberali) ha sottolineato da tempo ed autorevolmente che un sistema socio-economico che “atomizza” i suoi attori e ne corrode i vincoli di solidarietà affidandosi alla risoluzione “contrattuale” delle questioni comuni è votato al fallimento. La democrazia liberale classica non sembra in grado di mantenere le proprie promesse: l’espansione incontenibile dei diritti ed il tramonto dei “doveri inderogabili di solidarietà” (art. 2 della nostra Costituzione) pare a molti la vera radice del disastro fiscale a cui si avvia l’Occidente, con l’Italia tra i primi nella triste corsa.<br />
Partendo da questa analisi, Zamagni (cfr. L’economia del bene comune, Città Nuova, 2007) propone una serie di interessanti “idee-forza” a cui aggrappare la rinascita di questo nostro Paese allo stremo.<br />
La prima è quella di un sistema imprenditoriale “plurale”, dove cresca lo spazio, a fianco di quelle “classiche” orientate al profitto, delle imprese “sociali”, che soddisfino bisogni di tipo collettivo, non necessariamente assistenziali, senza tuttavia essere dei “carrozzoni” che dipendono dal bilancio pubblico. Il campo del servizi sociali si presenta come uno dei più interessanti: si tratta di passare da un welfare “Hobbesiano” in cui la politica intermedia in maniera esclusiva le risorse, generando competizione, spesso aspra, tra i possibili beneficiari (ed inefficienti spartizioni lottizzatorie) ad uno “fraterno” nel quale liberi individui, famiglie e corpi sociali organizzano autonomamente le risposte ai propri bisogni (ad es. la salute, la protezione sociale, il tempo libero, la generazione e distribuzione di energia ed in generale i settori dove esistono forti “esternalità” rispetto ai contratti individuali).<br />
L’energia che si libera da questi processi di auto-organizzazione si riflette positivamente sul sistema politico, che può muoversi dalla delega sempre più scettica dei cittadini a classi politiche sempre più irresponsabili verso forme di “democrazia deliberativa”, articolata su livelli molteplici di aggregazione, capaci di motivare alla partecipazione e moralizzare la vita pubblica, proprio perché coinvolgono la gente a partire dai propri bisogni primari e riducono il potere discrezionale e potenzialmente corruttorio della politica.<br />
L’”economia civile” ri-assume quindi la fraternità come elemento indispensabile del sistema economico e costruisce quel “capitale sociale” senza il quale quello finanziario non può dare frutto, come abbiamo dolorosamente verificato nella lunga catena di fallimenti delle nostre politiche per il Sud. In questa prospettiva i valori condivisi non nascono da un’improponibile imposizione da parte di qualche autorità morale, ma dalla concreta ricerca collettiva di soluzioni ad esigenze vitali.<br />
La condizione essenziale tuttavia, è che il movimento verso l’economia solidale sia autentico, self sustainable e senza secondi fini. Troppe iniziative spacciate come campioni della sussidiarietà non sono altro che escrescenze del vecchio modello burocratico-statalista, come certe cooperative di servizi (e di organizzazione del consenso) che vivono sempre di denaro pubblico, o la gran parte delle utilities locali.</p>
<p style="text-align: justify;">Luca Romanelli    <a href="http://www.lucaromanelli.it">www.lucaromanelli.it</a></p>
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		<title>2011.06.03 &#8211; Teniamoci stretta la Sanità pubblica italiana. E aiutiamola a crescere.</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 20:47:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Luca Romanelli
Sono partito per un viaggio di due settimane negli Stati Uniti e in vari paesi del Sudamerica munito di una robusta assicurazione sanitaria. Nel caso qualche batterio sconosciuto si insinui non voglio che mi lascino per strada.
La cara Maureen di Eleuterio, a cui Cristina ed io abbiamo affidato nostro figlio per un periodo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5429" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg"><img class="size-full wp-image-5429" title="Luca Romanelli" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Luca Romanelli</p></div>
<p style="text-align: justify;">Sono partito per un viaggio di due settimane negli Stati Uniti e in vari paesi del Sudamerica munito di una robusta assicurazione sanitaria. Nel caso qualche batterio sconosciuto si insinui non voglio che mi lascino per strada.<br />
La cara Maureen di Eleuterio, a cui Cristina ed io abbiamo affidato nostro figlio per un periodo di studi, è Direttore del Personale di un’impresa con oltre 400 dipendenti, che si occupa solo di riscuotere le fatture di alcuni ospedali dell’area di Philadelphia. Le procedure sono onerose sia per il rispetto della privacy che per gli insoluti. Mi parla dei costi generali enormi della sanità americana che si aggiungono a quelli delle cure. Una sanità avanzata ma solo per pochi (una buona poliza sanitaria può costare intorno ai 20 mila dollari all’anno) e molti milioni di cittadini senza copertura.<br />
Nel sistema pubblico italiano (ma anche francese e di molti altri paesi europei) non esistono eserciti di esattori né compagnie assicurative che devono assicurare profitti agli azionisti. Il Servizio Sanitario Nazionale ci costa circa il 7% del PIL, quasi la metà degli Stati Uniti, un terzo in termini assoluti. L’aspettativa di vita in Italia è tuttavia più alta che negli USA.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="lightbox[2011-6-0-22-45-53]" href="http://lh5.ggpht.com/-qrnPGvjTOwU/ThDTqyEhPXI/AAAAAAAAd8o/vVG4GT4WKWs/01%252520-%252520base_2.jpg?imgmax=800"><img class="pie-img" style="margin: 10px 15px 10px 10px;" src="http://lh5.ggpht.com/-qrnPGvjTOwU/ThDTqyEhPXI/AAAAAAAAd8o/vVG4GT4WKWs/s144-c/01%252520-%252520base_2.jpg" alt="01 - base_2.jpg" width="144" height="144" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il mio ritrovato compagno di studi americani Fernando Berguido, che ha diretto a lungo il quotidiano più diffuso a Panama, la Prensa, lotta ora contro la leucemia. Ha iniziato le cure a Houston. Lì si è sentito come un corpo immesso in una catena di montaggio dove il lavoro dei medici è parcellizzato e costretto in rigide (e rapide) tempistiche. Ora ha scoperto che ad Anversa offrono cure avanzate, basate sui progressi della genetica, ad una frazione del costo (paga in quanto non residente). I dottori inoltre trovano il tempo di sedersi a parlare con lui, con calma.<br />
La sanità italiana non è indenne da difetti, specie al Sud: corruzione, menefreghismo, parassitismo della politica, baronie dei medici. Tuttavia si dimostra un sistema in grado di fornire buone cure ad una gran parte del Paese, a costi ragionevoli e senza discriminazioni. La presenza di un’offerta privata di qualità (se non è quella degli Angelini e dei Tarantini) può dare un contributo, anche se la recente crisi di un “eccellenza” come il San Raffaele sembra dire il contrario.<br />
La regionalizzazione della gestione ha avvicinato i centri di decisione alla gente, aumentando le possibilità di controllo sugli sprechi e sulla manomorta dei partiti.<br />
Il Servizio Sanitario può migliorare ancora se l’opinione pubblica, gli amministratori, gli iscritti ai partiti, il volontariato, le reti di cittadini come il Centro Studi Carducci ed il Rotary sapranno vigilare e stimolare.<br />
La Provincia di Fermo avrà presto un nuovo ospedale e spero un nuovo modello di gestione dei servizi, più reticolare, adatto ad un territorio frammentato, che sfrutti l’enorme potenziale della telematica per compensare con l’efficienza e la personalizzazione il costo crescente delle cure. Dipende da noi. La Sanità pubblica funziona meglio se la sentiamo come nostra.<br />
Luca Romanelli  – <a href="http://www.lucaromanelli.it/">www.lucaromanelli.it</a></p>
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		<title>2011.06.25 &#8211; Ancora sul servire: l’Economia del Bene Comune</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 06:24:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Luca Romanelli
La cultura dominante nell’Occidente ci porta a dare quasi per scontato che l’economia è il campo di applicazione della ricerca egoistica del profitto. I corsi universitari di economia politica ci parlano di solitari homines economici che incrociano la propria funzione di utilità con altrettanto avide funzioni di offerta delle imprese per determinare un inconsapevole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5429" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg"><img class="size-full wp-image-5429" title="Luca Romanelli" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Luca Romanelli</p></div>
<p style="text-align: justify;">La cultura dominante nell’Occidente ci porta a dare quasi per scontato che l’economia è il campo di applicazione della ricerca egoistica del profitto. I corsi universitari di economia politica ci parlano di solitari homines economici che incrociano la propria funzione di utilità con altrettanto avide funzioni di offerta delle imprese per determinare un inconsapevole quanto potente equilibrio complessivo del sistema.<br />
L’economista Stefano Zamagni, uno degli estensori della Caritas in Veritate di Benedetto XVI, è tra i più autorevoli studiosi a proporre l’alternativa di un’economia del bene comune. La base antropologica è la stessa che sottende alla vocazione rotariana del service: il bene dell’uomo non può essere autentico se non è il nostro bene, se non realizza cioè, almeno tendenzialmente, il bene di tutti gli uomini e di tutta la persona, nelle sue varie dimensioni e aspirazioni, tra cui quella liberatoria del dono di sè. La ricerca esclusiva dell’ “utilità” individuale non è solo una trappola di infelicità ma genera gravi scompensi sociali ed economici, come suggerisce la recente crisi finanziaria globale.<br />
Zamagni ricorda come alla fine del Medio Evo i Francescani, paradossalmente, siano stati tra gli inventori della moderna idea di mercato. Fra Luca Pacioli, a Siena, inventò la partita doppia, in un contesto in cui, in Toscana, le prime banche nascevano con la benedizione del suo ordine. I frati contemplantes e laborantes furono tra i primi casi di forza lavoro offerta liberamente sul mercato, ricevendo la mercede del proprio lavoro nei campi. Sarà l’utililitarismo anglosassone, tuttavia, a fondare l’ideologia liberale che si è imposta con la seconda rivoluzione economica dopo quella del Rinascimento, quella Industriale del XVIII e XIX secolo. Questa teorizza un sistema economico sostanzialmente “indifferente” ai valori, ridotti a “preferenze”, ed alla stessa democrazia politica. Il capitalismo così concepito funziona bene anche in sistemi autoritari ed oppressivi, come la Cina di oggi sembra mostrarci.<br />
La critica al liberalismo (anche se tutti i nostri politici ci tengono a definirsi liberali) ha sottolineato da tempo ed autorevolmente che un sistema socio-economico che “atomizza” i suoi attori e ne corrode i vincoli di solidarietà affidandosi alla risoluzione “contrattuale” delle questioni comuni è votato al fallimento. La democrazia liberale classica non sembra in grado di mantenere le proprie promesse: l’espansione incontenibile dei diritti ed il tramonto dei “doveri inderogabili di solidarietà” (art. 2 della nostra Costituzione) pare a molti la vera radice del disastro fiscale a cui si avvia l’Occidente, con l’Italia tra i primi nella triste corsa.<br />
Partendo da questa analisi, Zamagni (cfr. L’economia del bene comune, Città Nuova, 2007) propone una serie di interessanti “idee-forza” a cui aggrappare la rinascita di questo nostro Paese allo stremo.<br />
La prima è quella di un sistema imprenditoriale “plurale”, dove cresca lo spazio, a fianco di quelle “classiche” orientate al profitto, delle imprese “sociali”, che soddisfino bisogni di tipo collettivo, non necessariamente assistenziali, senza tuttavia essere dei “carrozzoni” che dipendono dal bilancio pubblico. Il campo del servizi sociali si presenta come uno dei più interessanti: si tratta di passare da un welfare “Hobbesiano” in cui la politica intermedia in maniera esclusiva le risorse, generando competizione, spesso aspra, tra i possibili beneficiari (ed inefficienti spartizioni lottizzatorie) ad uno “fraterno” nel quale liberi individui, famiglie e corpi sociali organizzano autonomamente le risposte ai propri bisogni (ad es. la salute, la protezione sociale, il tempo libero, la generazione e distribuzione di energia ed in generale i settori dove esistono forti “esternalità” rispetto ai contratti individuali).<br />
L’energia che si libera da questi processi di auto-organizzazione si riflette positivamente sul sistema politico, che può muoversi dalla delega sempre più scettica dei cittadini a classi politiche sempre più irresponsabili verso forme di “democrazia deliberativa”, articolata su livelli molteplici di aggregazione, capaci di motivare alla partecipazione e moralizzare la vita pubblica, proprio perché coinvolgono la gente a partire dai propri bisogni primari e riducono il potere discrezionale e potenzialmente corruttorio della politica.<br />
L’”economia civile” ri-assume quindi la fraternità come elemento indispensabile del sistema economico e costruisce quel “capitale sociale” senza il quale quello finanziario non può dare frutto, come abbiamo dolorosamente verificato nella lunga catena di fallimenti delle nostre politiche per il Sud. In questa prospettiva i valori condivisi non nascono da un’improponibile imposizione da parte di qualche autorità morale, ma dalla concreta ricerca collettiva di soluzioni ad esigenze vitali.<br />
La condizione essenziale tuttavia, è che il movimento verso l’economia solidale sia autentico, self sustainable e senza secondi fini. Troppe iniziative spacciate come campioni della sussidiarietà non sono altro che escrescenze del vecchio modello burocratico-statalista, come certe cooperative di servizi (e di organizzazione del consenso) che vivono sempre di denaro pubblico, o la gran parte delle utilities locali.<br />
Luca Romanelli <a href="http://www.lucaromanelli.it/">www.lucaromanelli.it</a></p>
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		<title>2011.06.18 &#8211; Verso il baratro fiscale: può l’Occidente mantenere le sue promesse?</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jun 2011 15:00:41 +0000</pubDate>
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Solo sull’ Economist mi riesce di trovare delle notizie che i media italiani, così condizionati dagli interessi dei gruppi economici che li controllano, lasciano filtrare.
Nel numero dell’11 di Giugno, la rubrica Economic Focus analizza il livello di indebitamento del sistema delle Banche Centrali europee, proprio quelle che avrebbero la funzione, insieme al Fondo Monetario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5429" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg"><img class="size-full wp-image-5429" title="Luca Romanelli" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Luca Romanelli</p></div>
<p style="text-align: justify;">Solo sull’ Economist mi riesce di trovare delle notizie che i media italiani, così condizionati dagli interessi dei gruppi economici che li controllano, lasciano filtrare.<br />
Nel numero dell’11 di Giugno, la rubrica Economic Focus analizza il livello di indebitamento del sistema delle Banche Centrali europee, proprio quelle che avrebbero la funzione, insieme al Fondo Monetario Internazionale, di paracadute delle crisi finanziarie dell’Unione Europea e dei suoi membri. Riprendendo l’analisi di Open Europe, un centro studi, l’articolo evidenzia come la BCE sia attualmente largamente esposta, per circa 210 miliardi di euro, verso banche in crisi, a fronte di garanzie dubbie. Inoltre ossiede circa 75 miliardi di obbligazioni a rischio, acquistate sul mercato secondario. Alcune Banche Centrali nazionali infine, quella tedesca in particolare, ne hanno finanziate altre in difficoltà, come quelle di Grecia, Irlanda e Portogallo, per importi impressionanti, attraverso un meccanismo interno alla rete piuttosto opaco. Si parla di esposizioni complessive di 450 miliardi.<br />
Se sommiamo i numeri c’è da preoccuparsi. I crediti a rischio sono dell’ordine di dieci volte il capitale netto complessivo delle Banche Centrali, che è di circa 80 miliardi.<br />
Se la situazione in Grecia dovesse precipitare e trascinare altre economie deboli, la rete di protezione del sistema potrebbe sfondarsi, con conseguenze disastrose.<br />
E che dire dei bilanci degli Stati? Gli Stati Uniti sono vicini al 100% di rapporto debito/PIL, la Germania ha superato l’80, la Francia il 90. Le regole di Maastricht e l’obiettivo di lungo termine di debiti sotto il 60% sembrano oramai un sogno. L’Italia è ritornata in tre anni al 120%, dove l’aveva presa Ciampi prima di condurla, con Prodi, nell’euro. La bassa crescita economica, anche potenziale, delle economie occidentali non autorizza nessuna previsione ottimistica di rientro graduale da soglie così pericolose.<br />
Il deterioramento finanziario delle economie dell’Occidente ha certo a che fare con l’avidità dei banchieri e l’assenza di regole nel mercato globale, ma nel profondo riflette anche l’incapacità delle nostre democrazie di mantenere le promesse fatte al proprio elettorato, specialmente alle classi medie che ne costituiscono l’asse portante. Crescita economica continua e senza traumi, welfare sempre più inclusivo per una popolazione che invecchia, tutela più estesa di una gamma sempre più diversificata di diritti sono stati spesso perseguiti attraverso la scorciatoia illusoria del debito e lasciando pietrificare estese aree di monopolio e rendita di posizione. Essi sono sostenibili invece solo se fondati sulle solide basi della concorrenza e dell’ aumento della produttività del sistema economico attraverso l’innovazione e la ricerca.<br />
Dal baratro fiscale si esce solo con un nuovo patto sociale, il risveglio dal torpore delle illusioni in cui una generazione intera si è cullata, leader capaci di rinunciare al populismo e proporre una progetto credibile di sviluppo, cittadini che riscoprano il valore della corresponsabilità come fondamento del proprio futuro.<br />
Luca Romanelli</p>
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		<title>2011.05.29 &#8211; Ancora sul servire: l’Economia del Bene Comune</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 10:43:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora sul servire: 
Luca Romanelli
l’Economia del Bene Comune di Luca Romanelli www.lucaromanelli.it
La cultura dominante nell’Occidente ci porta a dare quasi per scontato che l’economia è il campo di applicazione della ricerca egoistica del profitto. I corsi universitari di economia politica ci parlano di solitari homines economici che incrociano la propria funzione di utilità con altrettanto avide [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ancora sul servire: </p>
<div id="attachment_5429" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg"><img class="size-full wp-image-5429" title="Luca Romanelli" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Luca Romanelli</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>l’Economia del Bene Comune</strong> di Luca Romanelli <a href="http://www.lucaromanelli.it">www.lucaromanelli.it</a><br />
La cultura dominante nell’Occidente ci porta a dare quasi per scontato che l’economia è il campo di applicazione della ricerca egoistica del profitto. I corsi universitari di economia politica ci parlano di solitari homines economici che incrociano la propria funzione di utilità con altrettanto avide funzioni di offerta delle imprese per determinare un inconsapevole quanto potente equilibrio complessivo del sistema.<br />
L’economista Stefano Zamagni, uno degli estensori della Caritas in Veritate di Benedetto XVI, è tra i più autorevoli studiosi a proporre l’alternativa di un’economia del bene comune. La base antropologica è la stessa che sottende alla vocazione rotariana del service: il bene dell’uomo non può essere autentico se non è il nostro bene, se non realizza cioè, almeno tendenzialmente, il bene di tutti gli uomini e di tutta la persona, nelle sue varie dimensioni e aspirazioni, tra cui quella liberatoria del dono di sè. La ricerca esclusiva dell’ “utilità” individuale non è solo una trappola di infelicità ma genera gravi scompensi sociali ed economici, come suggerisce la recente crisi finanziaria globale.<br />
Zamagni ricorda come alla fine del Medio Evo i Francescani, paradossalmente, siano stati tra gli inventori della moderna idea di mercato. Fra Luca Pacioli, a Siena, inventò la partita doppia, in un contesto in cui, in Toscana, le prime banche nascevano con la benedizione del suo ordine. I frati contemplantes e laborantes furono tra i primi casi di forza lavoro offerta liberamente sul mercato, ricevendo la mercede del proprio lavoro nei campi. Sarà l’utililitarismo anglosassone, tuttavia, a fondare l’ideologia liberale che si è imposta con la seconda rivoluzione economica dopo quella del Rinascimento, quella Industriale del XVIII e XIX secolo. Questa teorizza un sistema economico sostanzialmente “indifferente” ai valori, ridotti a “preferenze”, ed alla stessa democrazia politica. Il capitalismo così concepito funziona bene anche in sistemi autoritari ed oppressivi, come la Cina di oggi sembra mostrarci.<br />
La critica al liberalismo (anche se tutti i nostri politici ci tengono a definirsi liberali) ha sottolineato da tempo ed autorevolmente che un sistema socio-economico che “atomizza” i suoi attori e ne corrode i vincoli di solidarietà affidandosi alla risoluzione “contrattuale” delle questioni comuni è votato al fallimento. La democrazia liberale classica non sembra in grado di mantenere le proprie promesse: l’espansione incontenibile dei diritti ed il tramonto dei “doveri inderogabili di solidarietà” (art. 2 della nostra Costituzione) pare a molti la vera radice del disastro fiscale a cui si avvia l’Occidente, con l’Italia tra i primi nella triste corsa.<br />
Partendo da questa analisi, Zamagni (cfr. L’economia del bene comune, Città Nuova, 2007) propone una serie di interessanti “idee-forza” a cui aggrappare la rinascita di questo nostro Paese allo stremo.<br />
La prima è quella di un sistema imprenditoriale “plurale”, dove cresca lo spazio, a fianco di quelle “classiche” orientate al profitto, delle imprese “sociali”, che soddisfino bisogni di tipo collettivo, non necessariamente assistenziali, senza tuttavia essere dei “carrozzoni” che dipendono dal bilancio pubblico. Il campo del servizi sociali si presenta come uno dei più interessanti: si tratta di passare da un welfare “Hobbesiano” in cui la politica intermedia in maniera esclusiva le risorse, generando competizione, spesso aspra, tra i possibili beneficiari (ed inefficienti spartizioni lottizzatorie) ad uno “fraterno” nel quale liberi individui, famiglie e corpi sociali organizzano autonomamente le risposte ai propri bisogni (ad es. la salute, la protezione sociale, il tempo libero, la generazione e distribuzione di energia ed in generale i settori dove esistono forti “esternalità” rispetto ai contratti individuali).<br />
L’energia che si libera da questi processi di auto-organizzazione si riflette positivamente sul sistema politico, che può muoversi dalla delega sempre più scettica dei cittadini a classi politiche sempre più irresponsabili verso forme di “democrazia deliberativa”, articolata su livelli molteplici di aggregazione, capaci di motivare alla partecipazione e moralizzare la vita pubblica, proprio perché coinvolgono la gente a partire dai propri bisogni primari e riducono il potere discrezionale e potenzialmente corruttorio della politica.<br />
L’”economia civile” ri-assume quindi la fraternità come elemento indispensabile del sistema economico e costruisce quel “capitale sociale” senza il quale quello finanziario non può dare frutto, come abbiamo dolorosamente verificato nella lunga catena di fallimenti delle nostre politiche per il Sud. In questa prospettiva i valori condivisi non nascono da un’improponibile imposizione da parte di qualche autorità morale, ma dalla concreta ricerca collettiva di soluzioni ad esigenze vitali.<br />
La condizione essenziale tuttavia, è che il movimento verso l’economia solidale sia autentico, self sustainable e senza secondi fini. Troppe iniziative spacciate come campioni della sussidiarietà non sono altro che escrescenze del vecchio modello burocratico-statalista, come certe cooperative di servizi (e di organizzazione del consenso) che vivono sempre di denaro pubblico, o la gran parte delle utilities locali.<br />
Luca Romanelli</p>
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		<title>2011.05.08 &#8211; Riflessioni di Luca Romanelli al discorso di Elio Cerini, Board Director del RI, all’Assemblea distrettuale di Gubbio del 8 maggio:  Trascendenza e Laicità: conosci te stesso per abbracciare l’umanità</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 06:48:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Luca Romanelli
Rotary, Trascendenza e Laicità: conosci te stesso per abbracciare l’umanità di Luca Romanelli – www.lucaromanelli.it
Sono nel Rotary da un anno, spinto dal desiderio di condividere con altri professionisti capacità ed idee per la crescita della mia comunità. Provengo dal mondo cattolico, dove continuo l’impegno nell’animazione culturale della vita ecclesiale, con un’attenzione particolare al dialogo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli1.jpg"></a><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg"></a></strong></p>
<div id="attachment_5429" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><del><a href="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg"><img class="size-full wp-image-5429" title="Luca Romanelli" src="http://www.rotaryfermo.info/wp-content/uploads/Luca-Romanelli.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a></del><p class="wp-caption-text">Luca Romanelli</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rotary, Trascendenza e Laicità: conosci te stesso per abbracciare l’umanità </strong>di Luca Romanelli <strong>– <a href="http://www.lucaromanelli.it">www.lucaromanelli.it</a></strong><br />
Sono nel Rotary da un anno, spinto dal desiderio di condividere con altri professionisti capacità ed idee per la crescita della mia comunità. Provengo dal mondo cattolico, dove continuo l’impegno nell’animazione culturale della vita ecclesiale, con un’attenzione particolare al dialogo interreligioso, al ruolo dei laici ed al rapporto tra fede e mondo.<br />
Mi sono chiesto su quali motivazioni profonde un’associazione aconfessionale e multietnica come il Rotary potesse fondare la vocazione al servizio che ne marca l’identità.  Perché servire, in una società globale che ha elevato il profitto e la felicità individuale a criteri dominanti di organizzazione? Forse per acquisire un’utile benevolenza, o pacificare il cuore di un’elite privilegiata? L’intervento di Elio Cerini, Board Director del RI, all’Assemblea 2011 del mio Distretto, dedicato al commento del motto Rotariano di quest’anno, mi ha dato una risposta convincente. Il succo del suo appassionato ragionamento è questo: esplorando con onestà e profondità la propria coscienza, ciascuno di noi scopre la propria radicale insufficienza e l’assoluta necessità di trascendersi, uscire da sé e tendere, migliorandosi, ad una perfezione che pure sappiamo irraggiungibile. I modelli di uomini e donne “di successo”, cristallizzati nella propria “identità” o appagati dal piacere di un possesso o di una posizione che la comunicazione di massa ci propone spesso rivelano ad uno sguardo consapevole tutta la loro idiozia. La trascendenza del sé non implica necessariamente l’approdo ad una fede religiosa, o ad un Dio personale come quello dei monoteismi, anche se in queste tradizioni, vissute nella purezza del loro kerigma, si può realizzare. Cerini citava l’induismo, che pure nega la realtà dell’anima individuale, come pratica costante di superamento delle passioni dell’ego, che intrappolano l’uomo nella sofferenza della propria finitezza. Anche per un non credente, che si affida alla ragione e rifiuta l’idea di un premio ultraterreno, tutto ciò può acquistare un senso. Enrico Peroli, uno degli intellettuali più seri che la mia terra ha prodotto in questi anni, commentando il significato dell’amicizia (philia) nell’etica di Aristotele , presenta la ricerca del Bene dell’altro e con l’altro come necessaria realizzazione della persona. L’anima, in Aristotele, è potenza, cambiamento continuo verso un fine di auto-realizzazione. L’amicizia ed il dono ci portano a realizzare la nostra potenza. Noi abbiamo bisogno di amare e servire gli altri per conoscere autenticamente noi stessi ed essere felici, perché solo donandoci  diventiamo quello che realmente siamo.  L’amore esclusivo di sé porta alla sofferenza e ci condanna all’immaturità. La ricerca di un Bene che la comune ragione può esplorare ed una fede può indicare, per sé e per tutta l’umanità, non è sacrificio ma via di salvezza della persona. (1)  E. Peroli, Essere Persona  &#8211; Morcelliana, 2006Mi sembra che il Rotary possa solidamente ancorare ad una visione antropologica di questo tipo la propria proposta di un’associazione non confessionale e laica ma allo stesso tempo rispettosa del sentimento religioso, universale ma accogliente verso tutte le culture, che vive con maggiore intensità l’amicizia tra i soci mentre si spende per tutti. </p>
<p>(1)  E. Peroli, Essere Persona  &#8211; Morcelliana, 2006</p>
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