2017.04.20 – “Disturbi specifici del linguaggio (DSL)” di Simonetta Calamita

Pubblicato il 20 aprile 2017 da admin

Simonetta Calamita

Simonetta Calamita

I disturbi specifici del linguaggio interessano la comprensione e la produzione di parole e/o frasi. Possono presentarsi come un ritardo nella produzione dei suoni linguistici o con alterazioni di diverso tipo (lessicale, sintattico-grammaticale…). Il trattamento d’elezione è quello logopedico, ma è necessaria un’accurata valutazione per individuare la compresenza di altri eventuali problemi.

“Mio figlio non parla bene. Che cosa può avere?”. La risposta a questa domanda non è sempre semplice. Un problema di linguaggio può avere diverse cause più o meno gravi: una sindrome, un ritardo mentale, un problema anatomico alla lingua o alla bocca, una sordità non diagnosticata, un disturbo dello spettro autistico, e molto altro.

Tuttavia, sono molto frequenti le situazioni in cui il bambino non ha nulla se non questa difficoltà nel parlare (parla poco o nulla, usa poche parole, “confonde” le lettere). In questo caso parliamo di disturbo specifico del linguaggio. Si tratta, cioè, di bambini che pur non avendo problemi neurologici, sensoriali o relazionali hanno difficoltà a comprendere e/o produrre parole o frasi rispetto ai loro coetanei.La maggior parte dei disturbi specifici di linguaggio si risolve col tempo, anche se le difficoltà nell’organizzazione del discorso possono persistere anche in età adulta.  Tuttavia, è importante intervenire su questo tipo di problema perché i disturbi del linguaggio tendono ad “evolvere” in disturbi dell’apprendimento (lettura e scrittura). In particolare, le difficoltà di tipo fonologico possono avere come seguito una dislessia o una disortografia, mentre le difficoltà di comprensione verbale e di strutturazione delle frasi possono manifestarsi come disturbo della comprensione del testo.Un alto motivo per cui è importante ricorrere alla valutazione neuropsicologica e logopedica è che raramente un disturbo di linguaggio appare isolato, ma è spesso accompagnato da una fragilità in qualche altra componente cognitiva.Nonostante l’origine dei disturbi specifici di linguaggio (DSL) non sia chiara, nel corso degli anni sono stati messi in evidenza alcuni indici che correlano con un successivo disturbo di linguaggio. In particolare:

5-10 mesi: assenza della lallazione (prima vocalica, poi consonantica)

12-14 mesi: assenza di utilizzazione di gesti (deittici e referenziali)

12 mesi: mancata acquisizione di schemi d’azione con oggetti

18 mesi: vocabolario inferiore a 20 parole

24 mesi: vocabolario inferiore a 50 parole

24-30 mesi: assenza o ridotta presenza di gioco simbolico

24-30 mesi: ritardo nella comprensione di ordini non contestuali

30-40 mesi: ridotta presenza di gioco simbolico

dopo i 30 mesi: persistenza di idiosincrasie

I disturbi specifici di linguaggio possono presentarsi con un ritardo nella comparsa delle singole parole, alterazione nella produzione dei suoni linguistici o anche difficoltà a livello lessicale, sintattico-grammaticale (la struttura della frase) o pragmatico. Alcuni campanelli d’allarme nella fascia d’età 18-30 mesi sono rappresentati da difficoltà di comprensione del linguaggio parlato, scarso uso di gesti o lentezza nello sviluppo del linguaggio (frasi complesse che tardano a strutturarsi). In sintesi si tratta di bambini che faticano a farsi capire o a comprendere e quindi a sostenere una conversazione.

La diagnosi non può prescindere da un’accurata valutazione neuropsicologica e logopedica, precedute da un’accurata anamnesi e molto spesso si rivelano fondamentali anche approfondimenti medici, soprattutto per quanto riguarda l’apparato uditivo. Tutto ciò perché, nella strutturazione di un intervento abilitativo/riabilitativo, non si può prescindere da una conoscenza del profilo del bambino su più aspetti, sia per quanto riguarda le difficoltà che gli specifici punti di forza.

L’intervento d’elezione per un disturbo specifico di linguaggio è senza dubbio quello logopedico. Va precisato che disturbi “puri” insieme ai quali non siano presenti altri tipi di difficoltà sono piuttosto rari. Bisogna quindi tener conto di altri possibili disturbi che si presentano in concomitanza, da valutare caso per caso, e trattare anche quelli secondo le modalità più opportune.

Simonetta Calamita

 

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